I pattern di Alexander

immagine di un grafoFra i libri che conservo più gelosamente, ce ne sono alcuni che reputo irrinunciabili. Fra questi: La psicologia della forma di David Katz, Aspetti della forma di Lancelot Law Whyte e i clamorosi lavori di Serge Chermayeff e Christopher Alexander, come Spazio di relazione e spazio privato e La forma dell’ambiente collettivo (dal titolo di quest’ultimo si capisce già dove voglio andare a parare).

Il più famoso forse è Note sulla sintesi della forma, sempre di Alexander, su cui si sono basate alcune correnti di pensiero che fanno riferimento alla scuola chiamata “design pattern”, o OOD (Object Oriented Design). A mio parere i riferimenti al lavoro di Alexander che si trovano citati in rete non hanno molto senso poiché non ne incorporano l’essenza ma soltanto la parvenza, ma transeat.

Sono tutti libri piuttosto datati, di cui non conosco la reperibilità. Insieme a questi, ce ne sono altri di fisica, su cui tornerò.

Comunque, una piccola citazione da Note sulla sintesi della forma:

Epilogo
Il mio principale compito è stato di mostrare che esiste una profonda e importante corrispondenza strutturale fra lo schema di un problema e il processo del progettare una forma fisica rispondente a quel problema. Io credo che i grandi architetti del passato siano sempre stati consapevoli della analogia strutturale che si stabilisce tra problema e processo, e che proprio il senso di questa analogia strutturale li abbia condotti alla progettazione di grandi forme.

Lo stesso modello di comportamento è presente nell’azione di produrre forme per via non autocosciente: ed è qui la ragione del suo successo. Ma per noi, che siamo autocoscienti, la trasformazione di un problema in una forma richiede una prioritaria eplicitazione della struttura del problema. Quindi è necessario, prima di tutto, inventare una struttura concettuale.

La qualità cruciale di una configurazione, non importa di che tipo, sta nella sua organizzazione; e quando la pensiamo in questi termini la chiamiamo forma.

Da qui prende forma l’Appendice 1, Un esempio sviluppato, che mostra come utilizzare i pattern nella soluzione di un problema.
Insomma, dal mio punto di vista di architetto, mi sembra che alcune metodologie possano essere portate nel Web design in forma compiuta e completa, senza assogettarle al processo “pop” che per ora sembra contraddistinguere tutte le derivazioni al Web di discipline altre.
Per esempio, aprendo a caso “La forma dell’ambiente collettivo” mi si presenta il capitolo “La struttura a cristallo dei contenuti”. C’è qualcosa che irrimediabilmente mi attrae, spero non sia soltanto una bella forma sinuosa :-). Già, perché tutto ci chiede di saper distinguere essenza e parvenza, di saper riconoscere le strutture da cui deriva la forma, e viceversa. Separare contenuto e sua struttura dalla presentazione richiede una capacità di astrazione e previsualizzazione per niente semplice, è necessario esserne consapevoli.

L’accessibilità porta più in là questo confine, in qualche modo estremizzandolo. Forse è anche per questo che è “difficile” da capire e da descrivere, e in molti casi sembra essere soltanto un problema di regole.

Progettare al buio… che stimolante sfida! (colonna sonora: Discipline, King Krimson)

Per iniziare il discorso sui pattern, considero un lavoro ben fatto quello di Mario Di Domenicantonio nel progetto Minerva. Il pezzetto che ancora manca, fondamentale nel lavoro di Alexander, è l’esplicitazione in forma numerica del processo. C’è qualche programmatore interessato a sviluppare un software di analisi e soluzione dei pattern? Ho tutto quello che serve, compresi gli algoritmi, ma non so programmare…

Un altra buona fonte per comprendere i pattern di progetto (p-pattern, quelli di Alexander per dirla in modo semplice), è il documento intitolato “Pattern per l’Interazione Uomo-Macchina” della Dr.a Daniela Fogli (ma è interessante tutto il materiale del corso) e non può mancare una visita alla Yahoo! Design Pattern Library. Interessante anche il laboratorio di Davide Rocchesso, Pattern emergenti dal design dell’interaction design.

Citazione finale, pensando al Web:

La prima operazione, per mezzo di uno sguardo d’insieme, implica la capacità d’addurre a una sola idea l’indefinita, dispersa molteplicità; così, la singola unità specifica, esattamente definita, potrà dimostrar chiaro l’argomento su cui si svolge la dimostrazione.

….

[La seconda è] l’operazione contraria: capacità, cioè, di poter suddividere per mezzo di specie minori, secondo i punti delle naturali articolazioni. E stare attenti di non spezzare malamente nessuna parte, come farebbe un cuoco inesperto. Platone, Fedro, 265 d-e

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Un pensiero su “I pattern di Alexander

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