Ma che lavoro fai?

Che domanda imbarazzante. Ci dovrebbe essere una risposta tipo il geometra, l’ingegnere, l’architetto (ecco, questo ce l’ho, sono un architetto), il salumiere, il falegname… Invece no, non c’è e bisogna partire con metafore mirabolanti per spiegare come ci si guadagna il panino. Io mi son inventato una specie di sito aziendale, Tiuvizeta, dove sembriamo in cento ma sono solo io. Anzi, ora che mi viene in mente sarà anche meglio aggiornarlo, che manca un sacco di roba.

Curriculum? Non ho più per fortuna l’ansia da curriculum, vuoi l’età vuoi le possibilità di esperienza che per fortuna ho avuto, di solito riempio il modello del curriculum formato Europeo mettendo e togliendo quel che mi sembra più adatto all’occasione (attenzione, il mod. Curriculum Europeo ha un bug, manca il luogo di nascita).

Però, un po’ di tempo fa Roberto Scano mi ha intervistato per 4Bit@bar, una rubrica del progetto Rosa Stanton, e mi piace l’idea di riportare quel testo qui, per spiegare cosa vorrei fare, che fatto ho fatto abbastanza.

4BIT@BAR

Intervista a Livio Mondini
a cura di Roberto Scano

Oggi al nostro bar virtuale conosceremo un nuovo amico, un esperto di cross-media, Livio Mondini.

Oggi siamo al virtual-bar con Livio Mondini, cross-media editor. Livio, che significa questa parolona, ossia cosa fai di bello nella vita?

Ciao Roberto. In realtà si tratta di un modo sofisticato di nascondere quello che in realtà faccio, ovvero tentare di oziare il più possibile, senza mai riuscirci. La mia tendenza naturale sarebbe quella di fare il gatto e riflettere sul senso della vita, attività che richiede molto tempo libero e di qualcuno che ti riempia la ciotola.

Purtroppo questo non avviene, e allora resta un’aspirazione. Con cross-media si intende letteralmente “media incrociati”, e questa strana attività si esplica nel tentativo di realizzare documenti che possano essere distribuiti in più modi, su più media, senza doverli rifare ogni volta per ciascun media. Un tentativo (peraltro funzionante) di progettazione universale, per arrivare a una nuova società dell’informazione che abbia le seguenti caratteristiche (in progress):

  • non esistono servizi chiaramente predefiniti: i servizi sono configurati in tempo reale per venire incontro a bisogni diversi in diversi contesti d’uso;
  • non c’è una chiara distinzione tra comunicazione interpersonale e accesso all’informazione: differenti componenti, usando media diversi, sono interconnessi per permettere una libera integrazione di queste funzioni;
  • i servizi sono altamente interattivi;
  • la maggior parte dei servizi sono multimediali;
  • l’interazione è multimodale, cioè vengono usate differenti abilità motorie e sensoriali;
  • la cooperazione è un nuovo ed importante aspetto; cioè comunicazione e accesso all’informazione sono congiuntamente usate per risolvere i problemi comuni in modo cooperativo. Inoltre la cooperazione può essere tra esseri umani o tra rappresentanti degli utenti (agenti, avatar), ai quali possono essere assegnati vari livelli di fiducia;
  • i contesti d’uso sono più variati dei servizi correnti, e diventano più importanti;
  • l’accesso all’informazione e le comunicazioni non sono più compiti di un individuo o un contatto tra due persone, rispettivamente, ma si estendono a comunità di utenti, che hanno a loro disposizione spazi comuni (talvolta virtuali) nei quali interagire;

Sembra fantascienza ma è possibile, come abbiamo dimostrato insieme con l’esperienza tetralibro.

Si parla tanto di editoria digitale: ma è così difficile fare un e-book? E ci vuole molto per renderlo accessibile a tutti?

Fare un e-book di per sé è una attività molto semplice, ma il significato del termine e-book è purtroppo confuso. Il problema è che ognuno attribuisce a questa parola un significato diverso, e quindi viene definito “e-book” qualsiasi cosa che possa essere letta su un monitor. I significati più diffusi sono almeno due, perché con e-book si identifica sia il libro elettronico sia “l’attrezzo” che permette di leggere documenti elettronici, Comunque, penso che noi ci riferiamo al significato letterale, libro elettronico. Realizzare il documento di partenza richiede le stesse cure di un documento realizzato pensando alla stampa, allo scrittore non è richiesto altro che di scrivere e strutturare correttamente il documento con alcune piccole attenzioni. La distribuzione dell’e-book passa dalle forche caudine dei formati, poiché la distribuzione può avvenire in diversi modi: DesktopAuthor, LIT, Mobipocket, OeB, Palm Digital Media, PDF sono i formati più utilizzati, e purtroppo alcuni sono incompatibili. Però, è vero che lo standard de facto è il formato PDF. Realizzare un PDF è molto semplice, basta installare sul proprio PC una qualsiasi stampante PDF (Acrobat, ma anche una delle molte utility della categoria “PDF Writer) e stampare.
È a questo punto che si presenta il problema accessibilità. Se l’autore ha creato il proprio documento seguendo alcune regole base di composizione accessibile, ovvero utilizzato gli stili di paragrafo per descrivere i contenuti del proprio documento, dotato di testi alternativi le immagini, aggiunto informazioni accessorie agli indici, la realizzazione di un e-book accessibile sarà piuttosto semplice, basta attivare un paio di caselle di controllo nel proprio word processor. Non voglio tediare con informazioni troppo tecniche, il processo viene descritto in questi documenti su Pubbliaccesso, oppure nel Wiki di Porteapertesulweb .

Sappiamo che hai un interesse “astrale”: ce ne puoi parlare?

Sì, ho avviato uno studio di astrologia e ricevo il martedì e il giovedì dalle 9 alle 11, come certi guru del web :-). Ok, non è vero.

L’astronomia, con la musica, è una delle mie più grandi passioni. Nello spirito gattesco a cui aspiro, dopo molte notti passate all’adiaccio guardando le stelle ora ho collegato il mio telescopio al pc, e mi limito a far uscire un cavo dalla finestra e a pilotare dal divano il telescopio sul tetto (abito in una mansarda, e alla necessità, caso mai avvistassi i marziani, prendo la scaletta ed esco). Non è la stessa cosa, ma ora vado sul tetto solo quando sul monitor vedo qualcosa di interessante. Le osservazioni nelle notti serene invernali sono magnifiche, ma vi assicuro che fa un freddo cane!

Quali progetti lavorativi e non per il futuro?

Che domanda difficile. Io ho una certa età [1. Nota per Phil: che non significa “sono anziano, ma soltanto ho molta esperienza], ma non riesco assolutamente a fermarmi su un progetto lavorativo per il futuro. Alcuni progetti li ho realizzati, altri sono in creazione. Poi non è detto che non vinca al superenalotto, caso in cui diventerò un falegname designer di extra-lusso con un attrezzatissimo laboratorio pieno di legni bellissimi. O chi lo sa.

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15 pensieri su “Ma che lavoro fai?

  1. … e ti pareva…che non eri un architetto…
    e poi: perchè dici sempre: “sono di una certa età…”: suvvia!

    come ci si guadagna il panino… hehehe…invece del pane: segno dei tempi ancora più duri!

    PS
    qui ogni volta devo fare i conti prima di mandare il commento…
    😦
    😀

  2. Ciao Livio,
    “Che lavoro fai?” è la domanda che mi fa tutti gli anni la mia commercialista. E nessuna delle risposte che le do sembra convincerla molto.

    Scopro che, a parte Peter Gabriel ;), abbiamo altre cose in comune: anche a me piace lo sky-watching, solo che in città è un dramma per l’inquinamento luminoso. Per cui si andava sui monti liguri nelle notti senza luna.

    Pochi ci fanno caso ma passiamo gran parte della nostra vita con gli occhi rivolti verso il basso, senza mai guardare il cielo. Cominciare a farlo è un passo avanti evolutivo.

  3. Sono rimasto molto sorpreso non tanto tempo fa scoprendo questo programma:

    http://www.worldwidetelescope.org/

    vabbè, lascia perdere gli effetti in stile contact/web2, però è ben fatto.
    Ma a parte il telescopio, dopo averlo installato ho notato alcuni strani pulsanti. Ovviamente ho approfondito e scoperto che esiste una piattaforma plug&play per i telelescopi… chi l’avrebbe mai detto? da un lato mi conforta, significa che di gente che sta col naso per aria un po’ ce n’è.
    Bè, davanti a 2standards for astronomy” un bel uau mi è scappato…

  4. ps ps ps: se vai sul sito Ascom, guarda le specifiche di “Telescope 1.0″. Mi fa morire Telescope.AlignmentMode=teleAltAz o Telescope.CanSetTracking=true.
    Poi tutte le configurazioni vanno in un bel file xml.

  5. Bella domanda Livio.
    Spesso mi rendo conto di non sapere bene nemmeno io che lavoro faccio. Programmo, scrivo, finisco in mezzo all’informatica o, a dir la verità, ci sto già in mezzo da diverso tempo ?
    La mia ragazza disse un giorno “sei un informato in informatica” e penso che sia la definizione più giusta in questo benedetto universo nel quale ho deciso di girovagare grazie al mio eterno amore verso il Commodore 16… e poi, come tu mi insegni giorno dopo giorno, puoi fare il lavoro che vuoi, basta che non chiudi la tua mente alla conoscenza.

  6. hehehe…simpaticissima la nota!!!

    ma quanta spam ti arriverà?

    sky-watchihg… bellissimo termine: non ho telescopio, ma ho la tentazione di scaricare anch’io quel programma…solo che poi non posso veere nulla lo stesso…

    4+6=10

    😀

    Phil

  7. Ciao Livio, no purtroppo non ho un telescopio anche se sono almeno un paio d’anni che ci sto pensando ;). Ora che ho cambiato casa e sto al settimo piano mi sa che mi deciderò. Appena uno a caso dei clienti che mi devono dei soldi pagherà 😉

  8. Phil, prima di attivare askimet e mettere il filtro migliaia di messaggi.

    Marco, la spesa non è un granché, per poche centinaia di euro ne trovi molti su Ebay anche.
    Io ho un ETX 80AT, una specie di giocattolo per i veri astronomi, però ti assicuro che avere il puntamento robotizzato è molto divertente. Basta mettere il telescopio in posizione e da pc o con il suo controller selezioni quello che vuoi osservare e lui bzzzz bzzzz si mette in posizione e traccia l’oggetto. Certo, una focale maggiore non sarebbe male, ma a me basta così.

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