Art. 15 DL 112/08, libri scolastici elettronici un bluff?

Calvin perplessoQualche tempo fa è stato presentato il Decreto Legge citato nel titolo, che al Comma 5, Istruzione e ricerca, contiene alcune disposizioni di quelle destinate a far notizia. Detto articolo è stato ampiamente commentato, per esempio da Simplicissimus e BoxingBooks on the net a cui rimando per eventuali approfondimenti.

Però, presto si sono sollevate voci di emendamenti tesi ad bloccare le novità più salienti dell’articolo 15, come la possibilità di scaricare dal Web i testi scolastici. Possibile, mi son detto? Certo che fa il paio con quanto raccontato ieri su Punto Informatico da Roberto Scano. Come, proprio ora che il decreto attuativo dell’art. 5 della Stanca è andato in Gazzetta Ufficiale, dopo duelli rusticani e colpi di scena clamorosi, ora che l’obiettivo è a portata di mano…

Il decreto legge 112/08 chiede agli editori di cominciare a pubblicare su Internet libri elettronici, questi libri devono essere anche accessibili secondo legge Stanca, e dal decreto sparisce un punto così innovativo, democratico e civile. Perché non gli va bene Internet? Ci sono tanti editori che permettono di comprare libri elettronici su Internet, quale è il problema? Non c’è scritto “scaricabili gratuitamente da Internet”, anzi si specifica “Gli studenti accedono ai testi disponibili tramite internet, gratuitamente o dietro pagamento a seconda dei casi previsti dalla normativa vigente”, non capisco. Io credo che non sappiano cosa significa “scaricabile da Internet”, ho come questo sospetto. Internet è il demonio e lì son tutti o ladri o stupratori. E che c’entra il fatto che alle famiglie potrebbe costare di più stampare in proprio piuttosto che acquistare il libro? Decideranno le famiglie cosa sia preferibile per loro, intanto iniziate a stabilire il principio e il diritto.

Sarebbe così bello per tante famiglie e persone che hanno difficoltà ad utilizzare i normali canali di distribuzione poter scaricare i libri con un clic. Libri uguali per tutti, per natura propria. Flessibili e accessibili, che si adattano a tutte le periferiche e alle varie modalità di utilizzo dei lettori. Hai bisogno di ingrandire il testo? Ok. Serve cambiare il colore di sfondo e di primo piano? Ecco. Usi uno screen reader? Non c’è problema. Lo stesso libro si adatta a contesti di fruizione diversi. Non è un bel pensiero? Ed è così facile farlo.

Certo, preservando i diritti degli autori e degli editori, ci mancherebbe.

L’unica preoccupazione degli editori sembra essere la possibilità di copia. Certo, la possibilità esiste. Ma si rendono conto che è molto più protetto un file di un libro tradizionale? Che è molto più facile fare delle fotocopie che improvvisarsi hacker? Si configura una specie di mostro: posso accedere al libro ma soltanto se lo leggo su Internet. Così pago anche i costi di collegamento, senza dubbio superiori a quelli di una eventuale stampa casalinga. Massì, diamo qualche soldo anche al cartello della telefonia, oltre a quello degli editori.

Ma chi è che ha fatto questa roba? Parto come Sherlock Holmes sul sito della Camera dei Deputati, e dopo non poca fatica comincio a trovare dei materiali.

Ecco gli emendamenti e i rispettivi firmatari:

ART. 15.
Al comma 1, primo periodo, dopo la parola: grado, aggiungere le seguenti: del sistema nazionale di istruzione.
15. 4. De Pasquale, De Torre, Coscia, De Biasi, Ghizzoni, Bachelet, Nicolais, Mazzarella, Picierno, Levi, Siragusa, Russo, Pes, Ginefra, Sarubbi, Lolli, Rossa, Madia, Melis.

Al comma 1, primo periodo, dopo le parole: disponibili, in tutto o in parte, nella rete internet, aggiungere le seguenti: a con azione che i testi presentino garanzie sulla provenienza, sull’integrità dei contenuti e sul rispetto dei diritti di autore.
15. 10. Capitanio Santolini, Galletti, Ciccanti.

Al comma 2, primo periodo, sopprimere le parole: scaricabile da internet.
Conseguentemente, al secondo periodo, sopprimere le parole: scaricabili da internet.
15. 9. De Biasi, Ghizzoni, Levi, Picierno, Bachelet, Nicolais, Mazzarella, Siragusa, Coscia, Rossa, Russo, De Pasquale, De Torre, Pes, Ginefra, Lolli, Sarubbi.

Al comma 2, primo e secondo periodo, sostituire le parole: on line scaricabili da Internet con la seguente: informatica.
15. 12. Capitanio Santolini, Galletti, Ciccanti.

Pag. 205
Al comma 2, primo e secondo periodo, dopo le parole: on line aggiungere la parola: anche.
15. 14. Rubinato.

Al comma 2, terzo periodo, dopo le parole: soggetti diversamenti abili aggiungere le seguenti: con difficoltà specifiche di apprendimento.
15. 8. De Torre, Ghizzoni, Coscia, De Pasquale, Pes, De Biasi, Levi, Picierno, Bachelet, Nicolais, Mazzarella, Siragusa, Rossa, Russo, Ginefra, Lolli, Sarubbi.

Proprio “scaricabili da Internet” non gli va giù. Ci sarà qualche attinenza con le parole di saluto pronunciate da parte dell’ospite, il Presidente dell’AIE (Associazione Italiana Editori) nonché Presidente della FEE – FEP (Federazione degli Editori Europei) Federico Motta, a Editech 2008? Se la prende con tutte queste voci che circolano sugli ebook a scuola ed afferma: “Naturalmente noi ci schieriamo per la conservazione in questo campo!“.

Honni soit qui mal y pense, ci deve essere scritto sulla giarrettiera di qualcuno. Ma chi sarà?
Indaga che ti indaga, eccolo qui!

“Tal dei tali” rileva che l’articolo 15, pur perseguendo un obiettivo lodevole, presenta una serie di aspetti negativi, quali innanzitutto il fatto della obbligatorietà dell’applicazione di tecnologie di cui non tutti sono in possesso. In secondo luogo, vi sono riflessi negativi dal punto di vista dell’economia domestica, dato che è più costoso stampare un libro che comprarlo. Sarebbero inoltre in sofferenza anche le imprese del settore, oltre ad essere non tutelate a sufficienza le prerogative a difesa del diritto d’autore. Ricorda quindi che ha presentato un emendamento in Commissione di merito volto a sopprimere le parole «liberamente scaricabile» dal testo dell’articolo indicato.

Qui c’è della perversione: da nessuna parte nel decreto c’era scritto “liberamente scaricabile”. Riporto i paragrafi in cui si parla di Internet: “i competenti organi individuano preferibilmente i libri di testo disponibili, in tutto o in parte, nella rete internet. Gli studenti accedono ai testi disponibili tramite internet, gratuitamente o dietro pagamento a seconda dei casi previsti dalla normativa vigente”.

Oppure, “i libri di testo per le scuole del primo ciclo dell’istruzione, di cui al decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, e per gli istituti di istruzione secondaria superiore sono prodotti nelle versioni a stampa, on line scaricabile da internet, e mista. A partire dall’anno scolastico 2011-2012, il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista. Sono fatte salve le disposizioni relative all’adozione di strumenti didattici per i soggetti diversamente abili”.

Leggete da qualche parte “liberamente scaricabile”? Non c’era, e negli emendamenti è sparito “scaricabili da internet”. Non è perverso? L’unica cosa da modificare secondo me era sostituire “on line” con “elettronica”, in modo da ottenere “versione elettronica scaricabile da Internet”. Ma Internet è il diavolo… vade retro!

Apro un quiz. Chi sarà il nostro “Tal dei tali”? Riuscite a immaginarlo? Io non ci sarei riuscito. Proprio lui, Ricardo Franco LEVI, ve lo ri ricordate?
E rincara la dose:

Ricardo Franco LEVI (PD) sottolinea che le norme in materia di contributi all’editoria di cui all’articolo 44 riguardano la riduzione dei contributi diretti, che ammontano a circa 60-70 milioni di euro all’anno. Rileva in particolare che le norme in questione fanno riferimento a un limite massimo delle risorse previsto dal bilancio dello Stato che può portare notevoli difficoltà per le imprese assegnatarie di tali contributi. Queste nel corso degli anni hanno sempre ottenuto anticipazioni delle somme date come contributi, proprio sulla base del fatto che tali risorse venivano considerate veri e propri diritti soggettivi. Ritiene quindi opportuno correggere la norma in questione considerando che i contributi all’editoria nel corso degli anni sono stati già ridotti in modo consistente.

Emerenzio BARBIERI (PdL) rileva che esiste un problema fondamentale che è quello di trovare una dialogo con l’opposizione per individuare le strategie da seguire in alcune materie, tra le quali quella relativa ai libri di testo. Ricorda in ogni caso che il ricorso alla questione di fiducia è stata una prassi molto diffusa nei passati governi, primo fra tutti il Governo Prodi. Condivide inoltre le osservazioni del collega Levi in merito ai libri di testo, ricordando altresì che occorre coordinare la disciplina prevista dal provvedimento in esame con le norme in materia di comodato e noleggio dei libri. Rileva inoltre che il comma 4 dell’articolo 15 esclude l’applicazione delle norme contenute nell’articolo 15 ai testi universitari, senza un’apparente ragione; a suo giudizio va invece estesa la norma anche a questo tipo di testi.

Paola GOISIS (LNP) rileva, per quanto riguarda i libri di testo, che occorrerebbe tenere in considerazione che non tutti gli studenti hanno la possibilità di collegarsi ad internet. Rileva peraltro che sarebbe opportuno che le case editrici non cambino in continuazione l’edizione dei libri di testo; occorrerebbe inoltre incentivare maggiormente la lettura da parte dei ragazzi.

Il resoconto completo

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33 pensieri su “Art. 15 DL 112/08, libri scolastici elettronici un bluff?

  1. Commenta Giuseppe Di Grande su Listavista:

    Ringraziando anche l’onorevole Levi, per cui rivolgo un appello a tutti i lombardi affinché continuino a votarlo, metto in evidenza un’altra cosa che non capisco:

    ***

    Al comma 2, terzo periodo, dopo le parole: soggetti diversamenti abili
    aggiungere le seguenti: con difficoltà specifiche di apprendimento.

    ***

    Io sinceramente non ho idea se per la legge italiana, in quanto cieco assoluto, io abbia anche “difficoltà di apprendimento”
    Se così fosse ingoio il boccone amaro e stringo i denti, magari da cannibale su uno di questi geniacci.
    Se così non fosse io mi chiedo, forse sbagliando: posso fruire dei libri accessibili ma non scaricabili solo se ho delle difficoltà per apprenderli?
    E mettiamo il caso che la mia disabilità fisica non mi dia diritto ad avere gli strumenti per “diversamente abili con difficoltà di apprendimento”. Mi metto nei panni di un diversamente abile con difficoltà di apprendimento e:
    sarò capace di accedere a quei libri online accessibili e non scaricabili?
    sarò in grado di apprendere i contenuti di questi libri?
    e questi libri, viste le mie difficoltà di apprendimento, sono gli stessi che usano tutti i miei compagni di classe o i contenuti sono adattati alle mie esigenze?

    E ritorno io, cieco assoluto diversamente abile: in sostanza quali sono i benefici diretti a me? Se i “fatto salvo” si riferiscono a chi ha difficoltà di apprendimento, i vantaggi che avrò da tutto questo sarà la possibilità di accedere via internet o di avere il libro di carta… da scansionare nuovamente? E mettiamo il caso che non ci sia alcuna difficoltà ad accedere a questi libri, a scuola come farò per accedervi? Le scuole hanno le infrastrutture necessarie per dare l’accesso via internet? Magari nella Lombardia del sig. Levi le scuole sono talmente avanzate che hanno una rete wifi interna per l’accesso a internet… chissà, forse è così. Qui al sud si ringrazia perché gradini e scale delle scuole hanno raggiunto un sufficiente grado di accessibilità… per i comuni studenti. Quelli in carrozzina tutti al piano terra.

    Livio grazie per il blog… lo hai registrato al ROC e hai pagato latassa a Levi?
    Ciao

  2. Ho giusto fatto, or ora, una ricerca simile alla tua.
    Finisco di commentare da te e poi la posto sul ns blog 😉

    La questione dei diritti d’autore è quella oggettivamente più spinosa, ma per quanto riguarda l’editoria scolastica penso sia un pretesto.
    Noi di BBN (www.bibienne.com) abbiamo deciso di rilasciare i pdf con una licenza d’utilizzo che consente la libera stampa, fotocopia, distribuzione.
    Vedi su wikipedia alla voce Libro di testo.

    L’unica protezione è quella sulla modifica dei contenuti, per evitare che qualcuno riediti i file scrivendo delle bufale: sarebbe un danno per tutti.

    Per quanto riguarda le connessioni e il download degli ebook, anche se i nostri testi sono scaricabili, forniamo i CD alle scuole. In questo modo possono fare tutte le copie che vogliono (non proteggiamo i CD) senza avere problemi di connessione o di banda (peso dei file).

    Ciao!

  3. Ciao Noa. Ma certo, Internet e qualsiasi tipo di supporto : CD, chiavette USB, DVD… c’è l’imbarazzo della scelta. Quello che non capisco è perché Internet no, e come sottolinea Giuseppe perché solo soggetti diversamenti abili con difficoltà specifiche di apprendimento. E chi è “solo” diversamente abile?

  4. Pingback: BBNblog » VII commissione cultura e libri digitali: chi dice cosa.

  5. Assolutamente SI
    😀

    con un unico dubbio: dobbiamo trovare il modo di non bloccare alcune tecnologie assistive, il problema da risolvere è quello delle immagini, i libri di testo ne hanno parecchie a volte.

  6. Ho letto diversi commenti sull’articolo 15, comma 5 del DL 112/2008 e mi sembra che non sia stato affrontato il problema più importante:
    1. La norma vale per “le scuole di ogni ordine e grado” dunque anche per le scuole primarie (elementari).
    2. Per questa fascia di utenti tutte le difficoltà aumentano: i libri hanno figure a colori, cartine geografiche, ecc. dunque stampante a colori con costi notevoli, difficoltà e costi per stampare fronte-retro, per rilegare, ecc.
    3. Finora questi testi scolastici, per le famiglie, erano gratuiti: la scola comunicava gli elenchi ai Comuni, i Comuni provvedevano all’acquisto (diretto o indiretto, cioè attraverso le famiglie) e ricevevano più o meno congrui trasferimenti economici dallo Stato.
    4. Così lo Stato risparmia ma il problema ricade sulle famiglie. O no?

    Paolo Ghedina Comune di Vedelago TV

  7. Mi scusi della franchezza, ma a fronte di un argomento così vasto e complesso non credo che il problema principale sia il costo delle eventuali stampe a colori da file. Così come non credo sia un problema l’eventuale stampa fronte/retro o la rilegatura di fascicoli (ps: chi ha detto che bisogna stampare fronte/retro?).
    Per quello che riguarda i testi scolastici, un importante ruolo l’avrà il decreto attuativo dell’art. 5 della legge Stanca, che ne impone i requisiti tecnici.
    Con quel decreto in azione, sarà obbligatorio riprogettare anche la grafica dei libri, il loro impianto comunicativo, in modo che siano fruibili anche da tutti quei bimbi che a oggi non hanno alcun supporto, e che devono ricorrere a fotocopie ingrandite, scansioni effettuate dall’insegnante di sostegno, mille trucchi per riuscire ad avere un testo fruibile anche con strumenti assistivi. Lei lo sa quanto costa un libro ingrandito? o in braille? Sa quanti sono i disabili che frequentano le scuole e NON hanno uno strumento fondamentale come il libro per lo studio?
    Inoltre, il costo della distribuzione influisce sul costo di copertina di almeno il 50%. Bel colpo eliminare questo costo, non trova?
    Perché sostiene che lo Stato risparmierà e il problema ricadrà sulle famiglie? Chi l’ha detto?
    In ogni caso, anche pensando a una stampa in proprio, il prezzo medio a pagina a colori è di 2.55 centesimi di euro (secondo Epson). Facciamo anche 3 centesimi, 100 pagine 3 euro. È veramente questo il problema fondamentale?

  8. Caro Livio,
    sono un insegnante e , pur riconoscendo il problema del costo dei libri, non credo che di e-book siano la soluzione. Per esempio, nel tuo ragionamento credo che ti sia “interrotto” troppo presto nel calcolo. Facciamo 3 euro ogni 100 pagine. Bene, prendiamo per esempio un libro di matematica per la prima classe dei licei (matematica è la materia che insegno quindi ti posso dare dati attendibili), che ha un numero di pagine medio di 700-750 pagine.
    Il costo per la stampa a casa sarebbe superiore a 7×3=21 euro. Il prezzo al pubblico di vari libri che ho monitorato si aggiura prorio intorno ai 21 euro . Quale sarebbe il vantaggio per le famiglie ? Economico non direi. Ci sarebbero pero’ i seguenti svantaggi:
    – i testi ultimamente vengono stampati dagli editori su carte molto sottili, quindi un testo di 700 pagine che compri in libreria non ha dimensioni “mostruose” ,all’apparenza sembra un libro abbastanza sottile, ma 700 pagine su normale carta darebbero luogo a “un faldone” ingestibile
    – in media la dotazione è di 10-15 libri, quindi se venissero stampati tutti a casa , sarebbe una vera e propria “invasione” di carta.
    Mi dirai: stampiamo di volta in volta solo le parti che ci servono!
    Ma ti immagini che macello che ne verrebbe fuori in classe? L’esperienza dei libri divisi a moduli, tentata dagli editori intorno agli anni 2000, è preossochè naufragata per la scarsa fruibilità in classe. E’ molto scomodo non avere tutta la materia sottomano in un unico blocco (spesso ci sono rimandi e bisogna poter saltare da un punto all’altro), per non parlare del fatto che spesso i ragazzi si sbagliavano e portavano a scuola il pezzo sbagliato. Figuriamoci se dovessero di volta in volta stampare e ricordarsi di portare a scuola “le pagine giuste”.
    Ricordo infine che nelle nostre scuole le dotazioni in termini di laboratori di informatica sono ancora molto esigue, quindi pensare allo stato attuale agli e-book è un salto azzardato.
    Io ho l’impressione che questo articolo sia stato scritto da persone che non conoscono la realtà della scuola , buttato lì senza pensare in pratica a come potrebbero essere fruibili gli e-book nell’attuale prassi didattica in classe. D’altra parte , che gli e-book non siano la soluzione mi pare confermato anche da quanto avviene negli altri paesi europei. Piuttosto la soluzione, come appunto avviene altrove, potrebbe essere quella che siano le scuole a comprare i libri e a darli gratuitamente agli alunni. Ma ovviamente qui non ci sono i fondi: le manovre sono tutte tese a tagliare risorse, non a darne di nuove. Mi fermo qui , ma vi ricordo anche un’altro punto pressochè insormontabile: i contratti fatti dagli autori con le case editrici riguardano il cartaceo, ben difficilmente gli autori darebbero il consenso a “far scaricare” i propri testi e a farli finire su e-mule…..

  9. Non so, francamente penso di conoscere abbastanza bene il mondo dell’editoria, che per fortuna si sta evolvendo. Non si capisce per quale motivo un testo “scaricato” debba finire su emule, sono luoghi comuni e poco realistici. Personalmente condivido la posizione di Bibienne, un editore di scolastica innovativo (http://www.bibienne.com/). Saranno dei pazzi? A me sembra di no. Oppure saranno pazzi quelli di Amazon, che di mercato editoriale mi sembra che se ne intendano, che lanciano Kindle (un ebook reader) e migliaia di titoli in formato elettronico? Tutti su Emule? ma smettiamola con queste sciocchezze. Non mi sembra che qualcuno abbia affermato (come sottolineo) “I libri debbono essere scaricati gratuitamente e senza alcuna protezione da Internet”.
    Le sembra abbastanza significativo che un editore di scolastica, che secondo lei dovrebbe vedere un libro elettronico come se fosse Satana in persona, affermi: “Francamente, a costo di farmi dei nemici (a questo punto non li conto più), vi dirò che la faccenda delle protezioni, in ambito di editoria scolastica, mi sembra una questione di lana caprina, oziosa quando non faziosa”?
    Per quanto riguarda la questione autori, dovranno adeguarsi, non vedo altro modo. Se negano il consenso i loro contenuti saranno “di seconda classe”…
    Il ragionamento sui costi di stampa è del tutto aleatorio, nel senso che si fanno ipotesi ma nessuno sa come sarà. Non c’è scritto da nessuna parte che uno debba stamparsi i testi a casa sua, né il contrario. Non c’è nulla che vieta alla scuola, alla biblioteca, alla cartoleria del paese di stampare conto terzi, e sui grossi volumi il costo è decisamente più basso. Di quei 10-15 libri che lei afferma essere la dotazione media, quante pagine servono stampate su carta?
    Non è una dotazione letteralmente mostruosa? 700 pagine a libro? e per cosa? Migliaia di pagine (10.500 pagine secondo la sua stima) che nessuno mai leggerà, se non parzialmente, e che probabilmente dicono le stesse cose… Non sono montagne di soldi buttati al vento? Lei sa quante tonnellate di carta stampata vanno al macero tutti gli anni?
    Potremmo continuare per ore, ma sarebbero soltanto ipotesi quindi vediamo che succede.
    Per quanto riguarda l’argomento libri gratuiti, l’assessore Mariolina Moioli (in precedenza al MIUR, promotrice del gruppo di lavoro che ha condotto al decreto attuativo sui libri elettronici accessibili e di certo informata dei fatti) ha annunciato libri gratis per gli studenti delle medie milanesi.
    Certo, vien da chiedersi come mai altri comuni non lo facciano, ma mi sembra un’altra questione.

  10. ps: la Commissione Cultura, per quello che riguarda l’art. 15 ha espresso parere favorevole con queste considerazioni:

    1) all’articolo 15, dopo aver integrato la rubrica dell’articolo con un riferimento anche ai testi universitari, occorre esplicitare il coordinamento con la normativa vigente in materia di comodato e di noleggio, ai sensi dell’articolo 27, comma 1, della legge n. 448 del 1998 e dell’articolo 1, commi 628 e 629, della legge n. 296 del 2006, e occorre inoltre prevedere meccanismi normativi idonei a garantire che venga tutelato il diritto d’autore; sempre all’articolo 15, nel favorire l’adozione di libri di testo in forma mista (a stampa e on-line) anche ai fini della fruizione da parte degli studenti di materiale didattico multimediale, appare necessario che non venga meno la qualità dei processi formativi e dei loro strumenti fondamentali, cioè i libri, garantendo comunque, una piena utilizzabilità degli stessi da parte degli studenti; siano inoltre previsti investimenti dello Stato, degli editori e delle famiglie, per la diffusione delle nuove tecnologie – hardware, software, connessioni, piattaforme, consumi energetici, vettori – e per l’offerta sul mercato di nuovi prodotti editoriali, precisando in particolare il ruolo delle scuole nel rapporto tra editori ed utenti e con riferimento ai diritti d’autore;

    Lo stato dell’iter è: “Concluso l’esame da parte della Commissione. In stato di relazione” ed è stata richiesta “autorizzazione a riferire oralmente il 16 luglio 2008″. Vediam che succede…

  11. Per quanto riguarda e-mule, ovviamente non è un luogo comune. Basta vedere quanti scaricano illegamente musica,film e quant’altro. E’ inutile non guardare in faccia alla realtà: se i libri verranno messi a disposizione in internet, molti ragazzi si cambieranno i pdf fra loro.
    PEr la questione degli autori non è di essere di serie A o B: il fatto è che per un autore produrre un corso serio per un bienno o un triennio di scuola superiore richiede un impegno di lavoro minimo di 3 anni. Nessuno potrebbe impegnarsi in progetti che richiedono cosi’ tanto tempo, attenzione e impegno senza la garanzia di un minimo di ritorno ecominio.
    Circa il numero di pagine dei libri di testo, non è un “pallino” degli editori quello di fare libri molto voluminosi. Il fatto è che nei libri di testo odierni, rispetto a quelli di molti anni fa, ora ci sono illustrazioni e molti apparati didattici che favorire lo studio autonomo (come esercizi svolti, guidati, ….). Per ridurre le pagine bisognerebbe togliere tutti questi “facilitatori” di studio, ma poi il libro diventerebbe molto piu’ “difficile” da studiare. Se i libri sono cambiati, è perchè i ragazzi sono cambiati e il ragazzo medio di oggi non legge piu’ un libro di “vecchio stile”, senza aiuti didattici, illustrazioni, facilitatori, perchè lo trova troppo “difficile”.
    A proposito di luoghi comuni, secondo me i veri luoghi comuni sono i seguenti:
    – i libri di testo in italia sono carissimi: io ho comprato un libro di matematica dell’editore nathan in francia, equivalente a un libro di testo per la nostra 5 liceo: 450 pagine, 35 euro. Qui 600 pagine sulla stessa fascia scolare vengono vendute a 26-28.Altro esempio: un libro di algebra americano , equivalente alla nostra algebra biennio, (un intemediate algebra intendo) viene venduto a circa 120 dollari
    – i libri di testo subiscono tutti gli anni aumenti enormi: io ho adottato un libro che costava 20 euro quando è uscito, aumenta tutti gli anni di 50 centesimi: 2,5%. Dopo 3 anni costa 21 euro. Al di sotto del tasso di inflazione.
    – tutti gli anni escono nuove edizioni dove cambia solo la copertina: mediamente l’editore fa uscire una nuova edizione di un testo per le superiori ogni 4 anni (non converrebbe all’editore stesso un tempo di uscita minore perchè 4 anni sono il minimo per ammortizzare i costi di impianto); possono uscire, sì, nuove proposte, ma in questo caso l’insegnante non è costretto ad adottare la nuova proposta, puo’ benissimo continuare ad adottare il vecchio testo che normalmente resta in catalogo per molti anni (anzi, il vecchio testo normalmente resta in catalogo anche qando esce una nuova edizione, quindi perchè denominzzare gli editori? semplicemente gli insegnanti potrebbero continuare ad adottare la vecchia edizione). Inoltre per legge ogni nuova edizione differisce dalla precedente almeno per il 20%.
    Ii ho l’impressione che molti parlano ma pochi vanno ad analizzare come stanno realmente le cose, sia qui in italia, sia all’estero.

  12. Caro Livio,
    sono un funzionario di un comune medio-piccolo e, naturalmente vi sottopongo i problemi dal mio punto di vista, pur non negando che il DL 112/2008 possa avere degli aspetti positivi in tema di di libri di testo, come tu hai giustamente segnalato: possibilità di gestire il testo, di ingrandirlo, tagli ai costi di distribuzione ecc., tutti argomenti che condivido.
    Rimango dell’idea che per gli scolari (e dunque per le rispettive famiglie o per la scuola?) questo decerto è sicuramente peggiorativo (o tanto o poco cè un costo) anche perchè si apre un conflitto tra la lagge (L. 719 del 10.8.1964) che assicura la gratuità dei testi scolastici per tutte le scuole primarie e le nuove disposizioni che introducono seppure gradatamente, nuove forme di acquisizione dei tesi scolastici anche per le scuole primarie, che sono, comunque, onerose. Penso alle coppie giovani con figli piccoli, agli extracomunitari, ai rom, alle mamme separate, ecc. ti assicuro che in molti comuni saranno numerose le famiglie ad avere problemi; noi calcoliamo che, pur abitando nel “ricco nordest” siano meno del 50% quelli che hanno un computer con collegamento internet e stampante a colori con fronte-retro, anche perchè non sempre la scuola sarà in grado di aiutate le famiglie ad acquisire questi testi.
    Mi chiedi: che l’ha detto che bisogna stampare fronte-retro? è logico che devi stampare fronte-retro altrimenti hai il doppio di peso rispetto ai libri e tu conoscerai la mobilitazione di genitori per ridurre il peso degli zaini scolastici e che il peso massimo è ora regolamentato.
    Anche il probema della rilegatura non è secondario, gli universitari sono abituati a dispense rilegate in qualche modo, ma per i più piccoli sarà un problema.
    Lo sai che in molte situazioni i testi scolastici erano gli unici testi che entravano nelle familgie, ora non entreranno più nemmeno quelli?
    Finirà che le famiglie si rivolgeranno alle copisterie e che il costo sarà, comunque, abbastanza elevato.
    Come vedi, mentre per gli studenti delle superiori può esserci un vantaggio, per gli scolari e le loro famiglie aumentano i problemi, problemi che si riverseranno sulla scuola o sui comuni.
    Saluti.
    Paolo Ghedina

  13. Sarà anche come dice lei, ma le ho citato appunto quel che dice un editore di scolastica. Se lo diciamo io o lei sono opinioni, ma se lo dice uno che ci campa no, non sono più opinioni… e francamente non mi interessa Italia o estero, mi basta l’Italia. Nei suoi conteggi non sono contemplati i contributi all’editoria scolastica da parte dello Stato. Pensa veramente che quelli siano prezzi di copertina reali?
    E le dirò, sarei davvero contento se i ragazzi si scambiassero libri scolastici su Emule, vorrebbe dire che li trovano divertenti ed interessanti almeno quanto MP3, giochi da PC e film. Ma per favore…

  14. Paolo, ma nessuno ha detto che i libri “di carta” debbano essere uccisi, sacrificati e immolati sull’altare della modernità e il risparmio. Io sono un vero feticista per quanto riguarda “la carta”.
    Non so come verranno risolti gli indubbi problemi pratici, per ora la commissione Cultura chiede che “siano inoltre previsti investimenti dello Stato, degli editori e delle famiglie, per la diffusione delle nuove tecnologie – hardware, software, connessioni, piattaforme, consumi energetici, vettori – e per l’offerta sul mercato di nuovi prodotti editoriali, precisando in particolare il ruolo delle scuole nel rapporto tra editori ed utenti e con riferimento ai diritti d’autore;”
    Vediamo come va a finire.

  15. @Davide “E’ inutile non guardare in faccia alla realtà: se i libri verranno messi a disposizione in internet, molti ragazzi si cambieranno i pdf fra loro.”
    Si, può darsi, ma come dice Livio è difficile che i ragazzi preferiscano scambiarsi un libro di mate rispetto a un film… comunque noi – come editori – lo speriamo!
    (scommetto che ti sfugge il perché :D)

    @Paolo
    Si, anche noi pensiamo che per le primarie la gestione sia difficile. E, in ogni caso, sarebbe scellerata una disposizione che obblighi le famiglie a pensare, in proprio, alla stampa dei file. Per le primarie è ora importante che trovi la giusta attuazione il decreto Stanca e/o che, comunque, si risolvano i problemi di accessibilità.
    Noi abbiamo scelto, fin dall’inizio, di non fare testi per la primaria. Potremmo considerare di creare supporti didattici diversi, ma questa è un’altra storia.

    @tutti.
    Quando si pensa ad un testo digitale, a un ebook scolastico, tutti immaginano un libro tradizionale in formato elettronico. Le obiezioni/discussioni che nascono sulla questione della stampa traggono origine da questa visione antiquata del testo. Il libro di testo digitale, per funzionare, deve essere un’altra cosa.
    Componibile, leggero, interattivo e aperto, solo così i vantaggi diventano indiscutibili.

  16. Sì Noa, è proprio così. Il formato elettronico come replica del formato di stampa, fronte retro e quant’altro. Quel che si dice un PDF da stampa, e niente altro. D’altra parte questa è una tradizione culturale centenaria, e quando si parla di libro è normale che si immagini un libro di carta, anche se è elettronico. Poi se uno ci prova almeno una volta di solito capisce la differenza. Va progettato diversamente? Sì, senza dubbio. Magari “designed for all”, almeno. Succede un po’ come con le pagine Web (in realtà, è uguale…). Per anni si è cercato di replicare pagine tipografiche, senza capire che il medium è diverso. Liquido?
    Penso che farò un post su come usare l’Acrobat Reader per spiegare come possa essere elaborato, trasformato e fruito lo stesso PDF. Credo che pochi se ne rendano conto. Ne ho parlato non tanto tempo fa nel mio intervento a Websenzabarriere 2008 e anche in un corso che ho fatto all’AIE per editori ovviamente, Creare prodotti editoriali accessibili. La platea era folta ed esperta, ma quando ho cominciato a mostrare lo stesso documento con colore di sfondo diverso, ingrandito senza barra di scorrimento orizzontale, cambiando il colore del testo, facendo ricerche bè, c’è chi mi ha chiesto “ma quante versioni ne hai?”. È sempre la stessa, la mia risposta. Fronte aggrottata, dall’altra parte. Ma come, un libro che cambia di forma? Sì, è un mutante :-).
    Al corso degli editori ho concluso dicendo “Spero di avervi almeno messo una pulce nell’orecchio”. “Ci ha messo un moscone”, mi ha risposto un enorme editore.

  17. eheh eh eh!
    poi, per evitare altre pericolose intrusioni si sarà messo i tappi nelle orecchie (mi immagino due enormi tappi in due enormi orecchie).
    Il fatto è che, ammettiamolo, non è facile per nessuno.
    Io mi rendo conto che noi stessi, nell’essere tra i più all’avanguardia (anche se continuo a chiedermi dove sono gli altri) stiamo ancora mediando. Nella progettazione dei testi intendo. Anche perché già è difficile così far comprendere il cambiamento. Ci vorrà tempo.
    E poi, sei io fossi un “enorme editore” con il moscone nell’orecchio, che potrei fare? già me lo immagino, come minimo dovrei discutere con superiori e sottoposti, magari decine di persone (per non parlare del consiglio di amministrazione) dicendo cose che nessuno capisce e che, a ben vedere, non ho capito neppure io. Mi ci spruzzo il ddt nell’orecchio, e chiusa lì.

  18. Non so, posso però anticiparti che sto lavorando con AIE a delle linee guida sull’argomento libri elettronici accessibili (di portata europea), presto su questi schermi immagino. Viene anche bene a dire la verità. Poi quel che succederà, vai a sapere…
    Sono d’accordo con te, non è per niente facile per nessuno. Però, un pezzettino di qui, un pezzettino di là magari funziona in tempi brevi, che alla lunga funziona per forza. Per ora mi diverto abbastanza osservando le varie schizofreniche posizioni, e le rapide giravolte di certi personaggi fra l’incudine e il martello.
    Tipo questo

  19. si, l’avevo letto 😀
    E mi aveva fatto riflettere il passaggio “integrando le lavorazioni necessarie alla loro realizzazione direttamente nei processi editoriali già utilizzati per la produzione delle versioni cartacee”.
    Significativo no?

    E per quanto riguarda la filiera produttiva penso ai service che impaginano, e che stanno ancora dormendo sonni tranquilli…
    A da passà ‘a nuttata…

  20. Tanto tempo fa facevo “l’entreneuse” a smau per la Aldus, te la ricordi? C’è un aneddoto che racconto sempre. Facevo vedere il glorioso Pagemaker a un anziano fotolitista, e a un certo punto questo inizia a ridere come un matto. Un po’ risentito chiedo “Scusi ma ho detto qualche scemenza?” “No, no, sto ridendo perché lei non ha idea di quanti miei concorrenti falliranno”…

  21. se con as.it intendi actionscript.it sono admin dell’area front-end… warp9 mi ricorda qualcosa ma non riesco ad associarlo, se non a Flash

  22. Mi sembra di non aver visto commenti sul problema dei formati.
    Il MIUR dovrebbe, con decreto, stabilire le caratteristiche tecniche degli e-book perché siano adottabili dalle scuole, ma da nessun parte si prevede l’obbligo di mettere a disposizione i testi in formati liberi, o almeno documentati.
    Il pdf va bene, ma resta comunque un formato proprietario della adobe.
    Il formato aperto consentirebbe la concorrenza vera sui contenuti e sui prezzi (come in teoria avviene con la carta), mentre formati proprietari potrebbero creare vincoli nella scelta degli strumenti sw e hw di lettura (come adesso succede con win etc della microsoft) e impedire la partecipazione al mercato dei piccoli editori.

  23. Ciao Flavio. Vero, non c’è indicazione di formati e anche per me è un punto molto rischioso, spero che gli editori non forniscano scansioni jpeg infilate in pdf di varia natura.
    C’è qualcosa in più, molto in più, nel decreto attuativo dell’art. 5 della Stanca, che però non viene nemmeno nominato. In quel decreto si definiscono caratteristiche e non formati. Se un formato è in grado di rispondere a quelle caratteristiche, ok. Se non lo fa, ciao.
    Credo sia interessante una lettura, lo trovi a
    http://www.pubbliaccesso.gov.it/normative/DM300408.htm

  24. “Se un formato è in grado di rispondere a quelle caratteristiche, ok. Se non lo fa, ciao.”
    Si, credo che il nodo sia questo.
    In ogni caso il pdf è diventato recentissimamente un standard Iso, aperto.

  25. Pingback: Bibienne BlogBooks on the Net Currenti calamo

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