Designing with Web Standard, II ed, due anni dopo

Copertina di designing with web standards, di Jeffrey zeldman
Nel 2007 fa usciva questo classico, immancabile nella libreria di chiunque si occupi di Web (nella versione italiana, Progettare siti web standard 2/ed).

Daniel Vos si chiede cosa sia successo nel frattempo, e in effetti qualche cambiamento c’è stato: Internet Explorer 7, diverse nuove soluzioni ai bug dei browser, l’Acid Test 3.0, insomma un articolo che vale la pena di leggere.

Inoltre, se usate Facebook, il gruppo Designing with web standard offre un po’ di copie della versione originale in cambio di “Please write a short comment (250 words or less) on this discussion board, describing why you think the book is important, and why you would love a free copy of the book.”

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Il vero problema dell'accessibilità? L'estetica

spartitoSembra una boutade, ma alla radice sembra esserci proprio questa motivazione. Se ci riflettete un attimo, quante volte si è sentito dire “ah, ma i siti accessibili son brutti”, oppure sono stati predisposti siti alternativi solo testo come contraltare a quello che avrebbe dovuto essere il sito, quello bello?

Non molto tempo fa ho partecipato al convegno annuale di Porte Aperte sul Web, e mi è stata fatta la stessa domanda: i siti accessibili sono brutti? Ho risposto dicendo non so che siti frequenta lei, ma devono essere di scarsa qualità. Dove sta scritto che l’accessibilità obbliga alla bruttezza? Perché le carenze del progettista vengono motivate in questo modo, e tutti accettano di buon grado questa mistificazione?

Certo, l’accessibilità obbliga a ragionare, a riflettere, a prendere decisioni. Meglio far finta di niente, e dire che se non viene bello è colpa dell’accessibilità.

E non solo sul Web: della faccenda ponte Calatrava di Venezia si parla e si parlerà ancora a lungo, mi colpisce però questa affermazione di Pino Toso, il consigliere comunale del Pd che ha rassegnato le sue dimissioni da consigliere delegato del sindaco per l’abbattimento delle barriere architettoniche del comune di Venezia.

«Non è vero – dice Toso – che Calatrava non avesse pensato in origine ad un’opera completamente accessibile. Il progetto approvato con delibera del Consiglio comunale a fine 1998 prevedeva un servoscala a scomparsa. Poi, si è messo in mezzo il “partito dei cultori della pietra e del mattone” e si è scoperto che l’accessibilità sarebbe stata un problema e una bruttura. Nel 2002 la Salvaguardia approvò il progetto anche se non prevedeva alcun ausilio e questo fu l’inizio della battaglia. Vedete – prosegue Toso – non sono contro il ponte, anzi lo considero bellissimo. È proprio questo il punto: un’opera così bella deve essere fruibile da tutti».

Da applauso, non trovate? Chapeau a Toso.

Ponti che separano: il ponte Calatrava a Venezia

Da Wikipedia: un ponte è una struttura utilizzata per superare un ostacolo naturale o artificiale, che si antepone alla continuità di una via di comunicazione. Avremo dei ponti propriamente detti se l’ostacolo è rappresentato da un corso d’acqua, avremo dei viadotti se l’ostacolo è una vallata (discontinuità orografica), avremo dei cavalcavia se l’ostacolo è rappresentato da un’altra via di comunicazione.

È di questi giorni la notizia della possibile inaugurazione dell’ormai famigerato “ponte Calatrava” di Venezia. Da anni questo progetto solleva discussioni, dubbi e perplessità ed è molto facile trovarne traccia sul Web, quindi non entrerò nel dettaglio, né mi sembra interessante discutere delle abilità di Calatrava.

Del ponte sono state date molte definizioni, fra cui la migliore mi sembra “il ponte assurdo“.

Questo ponte è nato male, e la sua storia è proseguita peggio. Ma la cosa di cui voglio parlare è l’accessibilità del ponte. Tristemente, questa opera di ingegno non è stata progettata (come al solito?) con l’accessibilità in mente, né il progettista a fronte delle proteste sempre più numerose è riuscito ad elaborare una strategia risolutiva. Alla fine queste menti sono riuscite a partorire una cosa che soltanto a parlarne mi manda in bestia: soluzione? L’ovovia.

Non si riesce nemmeno a immaginare una bestialità simile: praticamente, a fianco del ponte verrà montato una specie di binario su cui si muoverà questa “ovovia” che dovrebbe permettere ai disabili di attraversare il ponte. Riporto dalla presentazione stampa:

Davanti al telaio in acciaio inox della cabina, di forma ellissoide, realizzato dalla Cignoni e dalla Pmp di Milano, e la cui scocca sarà ora ricoperta con plastica trasparente, e con pannelli opachi in carbonio alla base e alla copertura, Marco Zanon ha illustrato il funzionamento dell’ovovia, che è un prototipo assolutamente originale: la cabina, che porterà un disabile con carrozzina e un accompagnatore, sarà collocata in un vano interrato in calcestruzzo ai piedi del ponte, e sarà sollevata a livello del selciato con un pistone telescopico oleodinamico, che la poserà su una pedana ancorata al dispositivo trainante a cremagliera su due rotaie laterali al ponte e agganciate alle centine, azionato da quattro motori elettrici e guidato da un computer a tripla ridondanza (ma sarà sempre possibile l’intervento meccanico); al termine del percorso, che durerà sette-otto minuti, la cabina, dopo la discesa dei passeggeri, sarà fatta scendere nel vano interrato dall’altra parte del ponte.

l'ovovia di CalatravaRiuscite a immaginare quale mostruosità possa essere per un disabile restare appeso per aria a 10 metri di altezza sull’acqua in questa delirante ovovia? Perché, a parte l’angoscia del percorso (oltre all’altezza il ponte si alza e si abbassa a seconda del carico), che succederà quando il marchingegno si bloccherà? Perché è certo, si bloccherà prima o poi. Io non riesco ad esprimere il mio pensiero senza passare direttamente al turpiloquio.

In ogni caso, se avete due minuti di tempo, leggete l’eccellente post di Roberto Scano al riguardo, e firmate la petizione “Un ponte per tutti“. Saranno dieci minuti ben spesi.

ps: oggi pomeriggio l’assessore Pino Toso (consigliere comunale Pd e delegato del sindaco all’abbattimento delle barriere architettoniche) si è dimesso e il sindaco ha accolto le sue dimissioni.

Creare libri a carattere ingrandito con doppia numerazione di pagina

Perdinci che titolo. Quello che sto elucubrando è un metodo per risolvere un grosso problema che affligge chi crea libri a caratteri ingranditi, tipicamente per ipovedenti. Il problema è questo: un libro appena appena normale di solito ha dei numeri di pagina, che servono a diverse cose fra cui fornire un riferimento puntuale al contenuto presentato in quella precisa pagina. Se qualcuno avesse dei dubbi, avete presente quando la maestra dice: bimbi, per domani leggete da pagina 15 a pagina 230. Ecco, se il testo è stato ingrandito è ovvio che occupa maggiore spazio e scorre, e il contenuto della pagina 15 non corrisponderà certamente a quello della pagina 15 del libro originale.

Ora, chi si occupa di realizzare queste versioni ingrandite procede ad apporre manualmente alle pagine due numerazioni, quella di riferimento originale e quella della versione ingrandita, in modo da poter gestire al meglio la situazione. Insomma, un bel casino.

Nei programmi di impaginazione o nei word processor, inserire la numerazione di pagina è una procedura molto semplice. Ma come fare se lo stesso testo da corpo 12 lo porto a corpo 24? Nella gabbia di una delle pagine originali ci sta la metà del contenuto, ovviamente, e il conto della maestra mai più che funzionerà.

Ho provato diversi metodi per riuscire a sbrogliare la matassa, e mi sembra di averne individuato uno abbordabile e sicuramente più efficace del rinumerare manualmente tutte le pagine ingrandite. È un lavoro in progress, quindi con tutte le riserve del caso, ma mi pare funzionare.

Innanzitutto, bisogna recuperare una copia di WebbIE, un browser per non vedenti che a me pare molto migliore di quelli per vedenti, ma transeat. Mi spiego meglio: una pagina Web vista in WebbIE è davvero scarna, direi che resta l’essenziale giustamente. Serve a chi usa uno screen reader, che della grafica si fa poco o nulla. Ma WebbIE riserva delle grosse sorprese: oltre a leggere le pagine Web, interpreta anche i PDF.

Ho fatto una prova con un PDF cosidetto da stampa, un normale PDF come li si ottiene facendo File > Stampa, nessuna altra elaborazione. Ho usato un capitolo dell’ultimo libro dello Scanibus, che so che non si incazza.

Aperto WebbIE, File > Apri > un PDF. Quello che si ottiene è visibile nella figura successiva: né più né meno come fa coi siti, WebbIE ha estratto il testo. Con una utilissima aggiunta: notate quel Pagina 258 evidenziato?

in Webbie il pdf viene reso solo testo, con una interessante aggiunta automatica: il numero di pagina

Quel numero di pagina è molto utile: basta esportare il testo in txt da WebbIE, dare una ripassata al txt (la cui qualità dipenderà in modo direttamente proporzionale a quella del PDF, qualche colpo di Invio e Canc, ed ecco un file pronto ad essere reimportato nella gabbia del libro originale, o in una che ne simula le dimensioni.

Applico gli stili al txt, dopo aver ovviamente creato degli stili adatti di grande dimensione, inserisco i numeri di pagina normali ed ecco che ho la numerazione delle pagine ingrandite. Sì bravo, e i riferimenti alle pagine originali?

Semplice: tutti i programmi di impaginazione e i word processor prevedono fra i vari attributi di stile anche l’interruzione di pagina (per esempio, in Word Formato > Paragrafo > Scheda Distribuzione testo, selezionare Anteponi interruzione. Ovviamente la stessa cosa c’è in XPress, Indesign, Framemaker, ecc ecc).

Ora, se creo uno stile numero_pagina, applico questo stile alla selezione prima evidenziata (il numero di pagina creato in automatico da WebbIE) ecco che come per magia indipendentemente dalla dimensione del carattere avrò una pagina 15 che occupa che ne so, tre pagine “di carta”. Quando arriva lo stile numero_pagina successivo il testo passa a una pagina nuova, e così via. Praticamente avrò due numerazioni: quella normale del libro ingrandito, e quella dell’originale.

Aspetto commenti, sperando che almeno si capisca quello che ho scritto.

Perché Acrobat mi parla in broccolino?

broccoliniAcrobat, sia il Reader sia la versione completa, è in grado di interfacciarsi direttamente con le librerie MSAA e dispone di un proprio rudimentale screen reader, un semplice lettore che legge quanto visibile a schermo, senza altre possibilità.
Però, pur nella sua semplicità è un attrezzo utile, perché permette di “ascoltare” un PDF anche se sulla macchina non è installato un vero e proprio screen reader.
Comunque, se volete provare, aprite Acrobat, un file PDF (se possibile fatto come si deve e almeno taggato, oppure il programma cercherà di interpretare quello che c’è a monitor e il risultato può essere decisamente sconfortante, o incomprensibile – la pagina viene linearizzata, proprio come coi siti, e presenta gli stessi problemi dei siti. Ricordate i problemi di accessibilità dei siti a tabelle? Uguale.), selezionate la voce di menu Vista > Leggi a voce alta > Attiva lettura a voce alta. Fatto questo saranno disponibili le opzioni che permettono di determinare cosa leggere (la pagina corrente, tutto il documento).
Quando la lettura a voce alta è attiva, è anche possibile fare clic sui paragrafi per ottenere una lettura del testo in questi contenuto, e usare i tasti freccia o tab per passare da un paragrafo all’altro.
Comunque, dopo aver fatto queste operazioni, parte la lettura e… accidenti, sembra un taxista di Brooklin! “Hai visto Billy the crazy, o boyfriend mio?”, “No, i’m sorry, non l’agg’ visto”.
Non ho mai capito perché Windows in italiano non installa le sintesi in italiano, solo quella in inglese e così si ottengono questi risultati esilaranti.
Comunque, è possibile ovviare facilmente, e prendiamo anche due piccioni con una fava, “You know che il ragù lo puoi fare con la salsa barbecue?”.
Sul sito di Balabolka, un altro programma da scaricare secondo me (oltre alle funzioni di screen reader è in grado di salvare l’output audio in un file mp3, o wav. Molto efficace se volete far sentire a qualcuno come viene reso il suo sito), oltre al programma stesso sono disponibili molte voci in varie lingue, fra cui l’italiano.
Scorrete la pagina verso il fondo fino a che trovate “Lernout & Hauspie® TruVoice TTS engine (free voices)”, e scaricate l’italiano. Questa è la versione più semplice, nella pagina sono disponibili diverse voci di sintesi TTS (Text To Speech) e SAPI (Speech Application Programming Interface).
Per ora accontentiamoci di questa. Lanciate l’installer e quando ha finito selezionate in Acrobat Modifica > Preferenze, scheda Lettura.
Deselezionate la casella di controllo Usa voce predefinita e selezionate nell’elenco a discesa Voce fra quelle disponibili una Italian. È possibile definire la voce predefinita anche nel Pannello di controllo di Windows, ovviamente, ma qui si fa più alla svelta.
Ora la lettura sarà in italiano, e la qualità dipende dalla sintesi installata. Nel nostro caso piuttosto robotica, ma per fare qualche esperimento può andare.

Se volete fare il pieno di engine text-to-speech e tecnologie dall’effetto anabolizzante, non mancate una visita alla pagina Microsoft® Agent. C’è di tutto un po’.

Design For All

liberate diversity

La persona media[1. Look At The Average Person
Speak To The Man In The Street
Can You Imagine The First One You’d Meet?
Well, I’m Talking To A Former Engine Driver
Trying To Find Out What He Used To Do
Tells Me That He Always Kept His Engine
Spit And Polished Up As Good As New
But He Said His Only Great Ambition
Was To Work With Lions In A Zoo
Oh To Work With Lions In A Zoo
Yes Dear, You Heard Right
Told Me His Ambition Was To Work With Lions Every Night
Look At The Average Person
Speak To The Man On The Beat
Can You Imagine The First One You’d Meet?
Well, I Met A Woman Working As A Waitress
I Asked Exactly What It Was She Did
Said She Worked The Summer Crowd At Seasides
Winter Time She Ran Away And Hid
Once She Had A Hollywood Audition
But The Part Was Given To A Kid
Yes,The Part Was Given To A Kid
Yes Sir, You Heard It Right
Hollywood Ambition Made A Starlet Grown Up Overnight
Well I Bumped Into A Man Who’d Been A Boxer
Asked Him What Had Been His Greatest Night
He Looked Into The Corners Of His Memory
Searching For A Picture Of The Fight
But He Said He Always Had A Feeling
That He Lacked A Little Extra Height
(Could Have Used A Little Extra Height)
Yes Mate, You Heard Right
He Always Had A Feeling That He Might Have Lacked A Little Height
Look At The Average Person
Speak To The Man In The Queue
Can You Imagine The First One Is You?
Look At The Average Person.
Artist: Paul Mccartney
Song: Average Person
Album: Pipes Of Peace
] non la si trova in un appartamento. Non viaggia sulla metropolitana. Non utilizza le scale o l’ascensore. In qualsiasi luogo la cerchiamo, la persona media non si trova. Semplicemente perché la persona media non esiste. Nessuno vive in un appartamento di 2.3 camere, fa 3.7 viaggi all’anno o ha 1.7 bambini. Questi dati esistono solo nelle statistiche. Perché, allora, ambienti urbani, trasporti, prodotti e imballaggi, siti sono progettati pensando soltanto a questa persona inesistente?

Forse la risposta sta in una grossa confusione tra le parole uguaglianza e somiglianza.

Il percorso di una società in cui tutti hanno le stesse possibilità deve cominciare dal fatto che siamo tutti diversi – così meravigliosamente diversi. Bassi. Alti. Deboli. Forti. Giovani. Vecchi. Abili. Disabili. Umani.

Siamo tutti persone. Ma qui si fermano le somiglianze.

Design For All Europe

Kyoto Design Declaration 2008

E piuttosto ovviamente, Don Norman non è tanto d’accordo :-). e giù di harmful. Già sentita, vero?
Human-Centered Design Considered Harmful