Il vero problema dell'accessibilità? L'estetica

spartitoSembra una boutade, ma alla radice sembra esserci proprio questa motivazione. Se ci riflettete un attimo, quante volte si è sentito dire “ah, ma i siti accessibili son brutti”, oppure sono stati predisposti siti alternativi solo testo come contraltare a quello che avrebbe dovuto essere il sito, quello bello?

Non molto tempo fa ho partecipato al convegno annuale di Porte Aperte sul Web, e mi è stata fatta la stessa domanda: i siti accessibili sono brutti? Ho risposto dicendo non so che siti frequenta lei, ma devono essere di scarsa qualità. Dove sta scritto che l’accessibilità obbliga alla bruttezza? Perché le carenze del progettista vengono motivate in questo modo, e tutti accettano di buon grado questa mistificazione?

Certo, l’accessibilità obbliga a ragionare, a riflettere, a prendere decisioni. Meglio far finta di niente, e dire che se non viene bello è colpa dell’accessibilità.

E non solo sul Web: della faccenda ponte Calatrava di Venezia si parla e si parlerà ancora a lungo, mi colpisce però questa affermazione di Pino Toso, il consigliere comunale del Pd che ha rassegnato le sue dimissioni da consigliere delegato del sindaco per l’abbattimento delle barriere architettoniche del comune di Venezia.

«Non è vero – dice Toso – che Calatrava non avesse pensato in origine ad un’opera completamente accessibile. Il progetto approvato con delibera del Consiglio comunale a fine 1998 prevedeva un servoscala a scomparsa. Poi, si è messo in mezzo il “partito dei cultori della pietra e del mattone” e si è scoperto che l’accessibilità sarebbe stata un problema e una bruttura. Nel 2002 la Salvaguardia approvò il progetto anche se non prevedeva alcun ausilio e questo fu l’inizio della battaglia. Vedete – prosegue Toso – non sono contro il ponte, anzi lo considero bellissimo. È proprio questo il punto: un’opera così bella deve essere fruibile da tutti».

Da applauso, non trovate? Chapeau a Toso.

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5 pensieri su “Il vero problema dell'accessibilità? L'estetica

  1. Pingback: Bello e accessibile | Semplicemente

  2. Conciliare più obiettivi (bellezza e accessiblità) necessita ovviamente di più lavoro…
    Certo, l’accessibilità obbliga a ragionare, a riflettere, a prendere decisioni… Si, e a trovare soluzioni alternative… troppa fatica per qualcuno!

  3. Ciao Chiara. Non so se è “più lavoro”, certamente obbliga a fare un lavoro migliore rispetto a quello approssimativo che molto spesso si vede. Fare il proprio lavoro bene è “più lavoro”? Tu fra un idraulico che lavora così così e uno che lavora come si deve, chi sceglieresti? E di solito quello che lavora come si deve fa anche più alla svelta e alla fine costa meno, che non si deve rifare il lavoro tre volte con relativi arrampicamenti sugli specchi 🙂

  4. I siti accessibili sono brutti solo se realizzati in maniera approssimativa, in realtà l’accessibilità non pone alcun limite: basta sapere come comportarsi.

    Sul ponte di Calatrava non ho parole, è assurdo che si sia arrivati a questo punto, nel 2008, senza curarsi di rendere un’infrastruttura accessibile.

  5. Ciao Tom. Credo sia un argomento piuttosto complesso, che coinvolge diversi livelli esistenziali. Uno, il più pratico, è quello professionale, e sono d’accordo con te. Non è certo l’accessibilità quello che rende bello o brutto un sito. Però, c’è il discorso della “bellezza”. Dovremmo discutere di Aristotele (il bello è il vero), Kant e Plotino, l’intellettualizzazione dell’opera d’arte… e la capacità di astrazione e previsualizzazione. Al festival di Venezia un regista giapponese ha appena presentato un film curioso, Monster X Strikes Back: Attack the G8 Summit!, che sicuramente cercherò di vedere. In breve, un cugino di Godzilla attacca il summit del G8 in Giappone, e tutti i partecipanti propongono la loro arma risolutiva per distruggere il mostro. All’Italia spetta un’arma inconsueta ma veramente azzeccata: la retorica.

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