World Wide Web Foundation

A metà settembre Tim Berners-Lee ha annunciato la nascita della “World Wide Web Foundation”, una fondazione che ha come scopo principale

  • to advance One Web that is free and open,
  • to expand the Web’s capability and robustness,
  • and to extend the Web’s benefits to all people on the planet.

“The Web as humanity connected by technology”. Certo che ne pensa tante il Berners-Lee, e tante ne fa.

a list apartSu A List Apart, Molly E. Holzschlag si interroga sul W3C e gli standard, con tono secondo me un po’ lamentoso un po’ offeso, lanciandosi nell’ennesima, inutile, sterile analisi su W3C, standard, torri d’avorio, strani gruppi combattenti, di tutto un po’. Per arrivare alle solite, noiose domande (mai una risposta): serve ancora il W3C? Come dovrebbe cambiare il W3C? Che cos’è il W3C? Tira in ballo iniziative di peso pari allo zero come WCAG Samurai, o oltremodo confusionarie come WHATWG/HTML5, come se esistesse un possibile paragone fra queste iniziative e il W3C. Tutto per arrivare a una conclusione che vabbè, è bella ma esposta in quel contesto significa poco o nulla: quello che vorremmo è “an accessible, interoperable web for all”. Ok, ok, già sentita. E soprattutto, presentando le cose come se la World Wide Web Foundation rappresentasse un modello alternativo e migliore di quello del W3C. Come paragonare un tavolo a una banana, la stessa cosa.

Francamente, trovo che ci sia un abisso fra i 5 milioni di dollari che la John S. and James L. Knight Foundation ha donato alla World Wide Web Foundation (gran bel fatto concreto) e le chiacchiere che da anni accompagnano alcune discussioni sugli standard.

Che noia che barba. E dire che basterebbe, come al solito, leggere le F.A.Q. per non inventarsi le solite, stucchevoli, fantasie perverse.

Certamente, quando sarà il momento, diventerò un “Friend of the Web“.

SEO e accessibilità

googlespyMi è capitato di leggere su un blog, Tagliablog, un articolo intitolato “Siti accessibili…ai daltonici?” dove l’autore (una persona che si occupa di “Web Marketing e della pubblicità online, anche nelle aree SEO/posizionamento (Search Engine Optimization) e SEM (Search Engine Marketing)” si pone alcune domande riflettendo sulla propria daltonicità e la sua esperienza di navigazione.

Alla fine delle sue considerazioni, l’autore conclude dicendo:

Molto semplicemente, chi progetta siti web dovrebbe prima dare un’occhiata al Colorblind Web Page Filter, e magari anche alla Ruota dei colori accessibili di Giacomo Mazzocato.

E dovrebbe anche ricordarsi che i daltonici sul web non sono poi così pochi come ci si immagina… se anche tu lo sei, esci allo scoperto e commenta!

A chi si occupa di accessibilità scappa un sorriso, ed è inevitabile pensare “te l’avevo detto”. Però, viene anche da consigliare una migliore lettura di qualche documento sull’accessibilità, gli standard, sul problema contrasto colori e l’uso di qualche utility più aggiornata.

Il problema è ben più vasto e complesso, e penso che valga la pena impiegare un po’ del proprio tempo navigando il Web con attivo VIS (Visual Impairment Simulator)[1. attenzione: con qualche scheda grafica potrebbe non funzionare.] per rendersi conto che il pubblico perso a causa di un design che non tiene conto di tutti i possibili utenti è ben più elevato di quello che si può immaginare (e per chi usa Mac, Andrea Gandino segnala l’utility Sim Daltonism). Il mio invito è di pensare a questi aspetti del design proprio in termini di mancato business, non con l’atteggiamento “ma sì, dai, pensiamo anche ai disabili che andrò in paradiso”.

L’accessibilità e gli standard, oltre a rendere il Web un ambiente migliore, sono anche un’occasione di guadagno, non lo sapevate? Se ne sono accorti in tutto il mondo tranne che in Italia, dove invece l’accessibilità è alternativamente o una cosa da guru o da assistenza sociale. Tutto legittimo, ma fondamentalmente sbagliato. Che senso hanno tutti i discorsi dei SEO se manco tengono conto di quello che chiede Google? Perché Google è anni che dice ai tecnici cose come “Utilizza un browser di testo come Lynx per esaminare il tuo sito”, oppure “Assicurati che i tag TITLE e gli attributi ALT siano descrittivi e precisi”, “verifica la correttezza del codice HMTL”, “Progetta un sito con gerarchia e link testuali comprensibili. Ogni pagina dovrà essere raggiungibile da almeno un link testuale statico”, “Prova ad utilizzare del testo anziché immagini per visualizzare nomi, contenuti o link importanti. Il crawler di Google non riconosce il testo contenuto nelle immagini”, e così via.

“Ti consigliamo di attenerti a queste istruzioni affinché Google trovi, indicizzi e classifichi il tuo sito”.

Lo dice Google, non qualche scalmanato di standard e/o accessibilità.

Cose analoghe le ripete Yahoo: “Keep relevant text and links in HTML. Placing them in graphics or image maps means search engines can’t always search for the text, and the crawler can’t follow links to your site’s other pages”, “Use ALT text for graphics. It’s good page design to accommodate text browsers or visually impaired visitors, and it helps improve the text content of your page for search purposes”. Addirittura sono a rischio di ban le pagine che “Sites that use excessive pop-ups, install malware (i.e. spyware, viruses, trojans), or interfering with user navigation”. E sì, i pop-up non sono una bella idea, sono considerati né più né meno come le pagine che installano malware. Mica male, vero?

Microsoft Live Search sembra addirittura un talebano degli standard e l’accessibilità: “Use only well-formed HTML code in your pages”. Ammazza.

C’è bisogno di altro?

WCAG 2 Proposed Reccomendation, quando?

Le Web Content Accessibility Guidelines 2.0 sono Candidate Recommendation dal 30 aprile 2008. È lecito quindi chiedersi quando mai passeranno allo stato di Proposed Reccomendation, la fase che precede il rilascio delle linee guida come W3C Recommendation (REC).

Guarda un po’ di qui, guarda un po’ di là, noto una bella novità (proporrò una rima del genere a qualche autore di romanze). L’avanzamento è legato ad alcune condizioni precise:

  1. At least 10 conforming Web sites are available, of which
    – At least four conform at level A,
    – At least four conform at level AA,
    – At least two conform at level AAA;
  2. At least one Web site is available which makes a Statement of Partial Conformance;
  3. At least two implementations exist for each success criterion;
  4. Accessibility support documentation is available for at least two technologies with at least four platforms (operating system/user agent/assistive technology combinations);
  5. All sufficient techniques listed in Understanding WCAG 2.0 at the end of the Candidate Recommendation period contain test procedures;
  6. The Working Group has responded formally to all issues raised against this document related to any implementation efforts during the Candidate Recommendation period.

Uella. Ci vogliono almeno 4 siti A, quattro AA e due AAA. Almeno un sito con una dichiarazione di conformità parziale[1. Certo che se si fosse pensato a una possibilità di conformità parziale anche per la Stanca sarebbe stata una bella idea. Niente “classifiche” dove sembra che nessuno abbia fatto nulla perché manca un alt, ma rilievi più veritieri dello stato dell’arte.], almeno due implementazioni per ciascun Success Criterion, documentazione per almeno due tecnologie su quattro piattaforme (combinazioni di sistemi operativi, tecnologie assistive e User Agent). Chi inizia? Perché qui mi sa che vien lunga, ma luuunga…

Comunque, fa piacere notare come fra le proposte di implementazione di test ci siano prodotti italiani, come Standard Web, un CMS sviluppato secondo le WCAG 2.0 e in attesa di approvazioneda parte del W3C.

Zombie

Zombie all'attaccoVe la ricordate quella bella canzone dei Cranberries? In your head, in your head, zombie, zombie, zombie,
Hey, hey, hey. What’s in your head, In your head, Zombie, zombie, zombie? Hey, hey, hey, hey, oh, dou, dou, dou, dou, dou…

Mi riprendo subito, per ora sto ridendo piuttosto dopo aver letto un post dello Scano, Accessibilità, il ritorno degli zombie? Roberto ipotizza (ma mica tanto) che dietro ad alcune iniziative di questi ultimi giorni prima del Big Bang si celino degli zombie, strani personaggi che si autonominano guru e massimi esperti di questo e quell’altro, da soli e reciprocamente ovviamente, onanismo a mille e senza aver fatto nulla che non sia costituito da chiacchere, disprezzo per il lavoro degli altri, falsità, vere e proprie diffamazioni, persone che a distanza di anni ancora stanno discutendo di cose superate e vecchie e da lì non si scollano.

Organizzano anche conferenze e seminari, in cui in tre ore si esaurisce tutto lo scibile dell’accessibilità compreso tavola rotonda e dibattito coi presenti. Presenti zero, ovviamente.

Mi chiedo sinceramente come sia possibile, ma in questo mondo succedono tali e tante cose che anche questo non deve stupire. Però, fra tutti i dibattiti che si sono svolti negli anni passati su questi argomenti sulla mitica lista di discussione Webaccessibile, su uno devo concordare con questi personaggi: l’accessibilità costa. Cazzo se costa. A me personalmente è costata un patrimonio. Fra viaggi e giornate non retribuite, avanti e indietro da Roma per partecipare a “gruppi di lavoro” certo importanti, ma aggratis… Impegno quotidiano, divulgazione, partecipazione a convegni, corsi gratuiti, consigli, ore spese del tutto gratuitamente. Per anni. Se faccio il conto esce una cifra.

Lo rifarei? Sì, immediatamente. Da un punto di vista economico ci ho certamente rimesso, ma ho conosciuto, lavorato e condiviso passioni con persone stupende. Sarà mica questo il succo dell’accessibilità? Zombie, tornate alla vita, smettete di discutere sulla punteggiatura del quinto capoverso del paragrafo due.

Gli zombie? Mi fanno ridere, lo confesso. Sono anni che fanno così, cosa vuoi farci, se uno è zombie resta zombie. Sarebbe come se io pretendessi di diventare bionda, impossibile.

Oh, Marco non ha fatto a tempo a chiedersi se l’accessibilità è morta che sono usciti gli zombie. Certo che fa riflettere una cosa così. Intanto per precauzione mi dò una grattatina, poi vedremo.

What’s in your head, In your head, Zombie, zombie, zombie?

Libri di testo digitali, Codacons e puttanate

un bel asinoLeggo dal sito di Noa dell’iniziativa del Codacons riguardo i libri di testo digitali. Dice il Codacons:

Il meccanismo è molto semplice: un editore o un cittadino può inviare il testo integrale del libro già scannerizzato all’indirizzo e-mail codacons.info@tiscali.it, specificando anche la scuola che lo ha adottato.

Il Codacons provvederà ad inserire i vari libri sul proprio sito internet, precisando anche città e istituti scolastici che hanno adottato i vari testi, e renderli gratuitamente scaricabili per tutti gli studenti. «Ogni classe – ha spiegato il presidente Codacons Carlo Rienzi – può acquistare un solo libro ed inserirlo on line attraverso il nostro sito, così da renderlo stampabile per ogni studente. Con tale iniziativa vogliamo applicare subito l’art. 15 della legge 112/08 che consente già per l’anno scolastico ai blocchi di partenza di accedere gratuitamente ai testi disponibili su internet».

È proprio una puttanata. In un colpo solo significa non aver nemmeno lontanamente capito cosa sia un libro di testo elettronico, far passare lo Stato da cracker e privare dei giusti diritti d’autore oltre agli editori anche gli autori di questi libri. Non è di certo così che si attua l’art. 15 della legge citata. Questo è solo distribuire scansioni jpeg abusive (scansioni, non libri elettronici bensì raccolte di immagini) facendole passare per “libri elettronici”.

Significa inoltre che Codacons non sa quale sia la normativa vigente (sarà davvero così?), e che non è al corrente che i libri di testo digitali (perlomeno quelli soggetti a convenzione MIUR/AIE) devono essere conformi alla Legge Stanca Art. 5 e al suo decreto attuativo, il Decreto Ministeriale 30 aprile 2008.
Regole tecniche disciplinanti l’accessibilità agli strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili.

Art. 5.
(Accessibilità degli strumenti didattici e formativi)
1. Le disposizioni della presente legge si applicano, altresì, al materiale formativo e didattico utilizzato nelle scuole di ogni ordine e grado.

2. Le convenzioni stipulate tra il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e le associazioni di editori per la fornitura di libri alle biblioteche scolastiche prevedono sempre la fornitura di copie su supporto digitale degli strumenti didattici fondamentali, accessibili agli alunni disabili e agli insegnanti di sostegno, nell’ambito delle disponibilità di bilancio.

Magari non lo sa nemmeno il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e forse nemmeno il Ministro Giulio Tremonti. Ma tant’è, questa è la normativa vigente. Chissa se mai qualcuno se ne renderà conto nei ministeri.

Google, SEO, pagerank necessito input

I Google Datacenter al lavoro (vladstudio)

Sto cercando di aiutare un amico a sistemare un portale su cui ha investito molto con risultati un po’ deludenti. Quindi solite cose: risistema la struttura, correggi gli errori, ecc ecc.

Però, mi sono incuriosito con tutti questi discorsi del posizionamento, il ranking, gli oscuri algoritmi dei motori di ricerca e questi curiosi argomenti (interessanti però), complice anche lo Scano con il suo pagerank 8. Si tratta di un argomento che non conosco bene, ottima occasione per studiare.

Quindi ho cercato informazioni, letto qualcosa, tentato di comprendere. L’impressione è che si tiri a indovinare, mi perdonino i guru del “Search Engine Optimization”. E quanti tool, software, parser semantici, stran-utility, si capisce niente. Tutti dicono tutto e il contrario di tutto. Per esempio, leggendo gli articoli a commento del pagerank di Scano sembrerebbe che avere dei cosidetti “backlink” potenti innalzi il pagerank del sito puntato. Mica vero, io ho dei backlink potentissimi ma il mio pagerank è basso.

Boh. Clic sull’immagine per vederla a scala 1:1, è un po’ grossa ma almeno così si capisce di cosa sto parlando.

Risultati della ricerca delle stesse parole chiave in diversi browser

Risultati della ricerca delle stesse parole chiave in diversi browser

La cosa che mi lascia più stranito è quella che si vede nei risultati di ricerca nell’immagine. Il mio amico sta combattendo la sua battaglia in un settore decisamente competitivo, la chirurgia estetica. Per vedere che succede, ho ovviamente digitato “chirurgia estetica” nel riquadro di ricerca di alcuni browser (Firefox, Safari, Chrome, Explorer). Bè, perché i browser mostrano risultati diversi? Le catture dello schermo sono state effettuate tutte alla stessa ora, come si vede nell’orologio in basso a destra. ? necessito input, se qualcuno conosce la spiegazione.

CSS trascendentale: Oṃ Maṇi Padme Hūṃ

immagine del Buddha giovinettoNo, non sono in preda ad una delle consuete crisi mistiche. È che c’è un matto[1. chiunque si occupi di standard e accessibilità in questo mondo deve essere un po’ matto] che pensa di dovermi qualcosa per le mie attività. Riccardo mi ha mandato una email davvero da “standardista”, di quelle che fanno sentire meno soli e lo ringrazio pubblicamente. Spero non si incazzerà se la condivido, ma penso di no. Mal che vada mi avviserà.

Ciao Livio,
mi chiamo Riccardo Petracchini, non ci conosciamo di persona, ma da tempo seguo il tuo lavoro, e soprattutto molto devo alla collana da te curata della quale ho acquistato quasi tutto, ho colto i consigli “editoriali” che hai dato alla conferenza sull’accessibilità di Venezia dell’anno scorso, così ora che ho inaugurato da pochissimi giorni il mio neonato sito (www.petraplatz.it), volevo ringraziarti anche con un feedback diretto per i mille consigli sparsi nella rete, per la collana che curi e per sostenere la battaglia di divulgazione dell’accessibilità.
A presto,
Riccardo Petracchini

Belin, come direbbe il Bertoni. Di solito son parolacce ed insulti.

Non mi dilungo in questo auto-compiacimento, e posto con piacere il link al sito di Riccardo, Petraplatz, Structures for the Web, che mi sembra avviato a essere piuttosto interessante. Auguri quindi a Riccardo e benvenuto. Haribol!

Scuola, libri… che durino almeno 5 anni e digitali

maestraVoto in condotta, maestro unico, che nostalgia. Me la ricordo ancora la mia maestra, e anche un maestro che a fine anno ci regalava dei libri. Così il Decreto legge “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università” porta con sé, per quelli della mia età, un po’ di nostalgia. Eh, le maestre di una volta…

Se ti facevi la pipì addosso ti aiutavano senza timore di passare per pedofile.

Se piangevi un po’ ti consolavano senza darti il Tavor o qualche altra droga.

Ma c’è qualcosa che mi incuriosisce ancora di più (io ho qualcosa con il 5, l’ho sempre saputo):

Art. 5.

Adozione dei libri di testo

1. Fermo restando quanto disposto dall’articolo 15 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, i competenti organi scolastici adottano libri di testo in relazione ai quali l’editore si sia impegnato a mantenere invariato il contenuto nel quinquennio, salvo le appendici di aggiornamento eventualmente necessarie da rendere separatamente disponibili. Salva la ricorrenza di specifiche e motivate esigenze, l’adozione dei libri di testo avviene con cadenza quinquennale, a valere per il successivo quinquennio. Il dirigente scolastico vigila affinche’ le delibere del collegio dei docenti concernenti l’adozione dei libri di testo siano assunte nel rispettodelle disposizioni vigenti.

Accidenti che botto. Commento dell’Associazione Italiana Editori (Aie): Enrico Greco, presidente del Gruppo Editoria scolastica dell’Aie ha letto “con raccapriccio” l’articolo 5 del dl. “Senza nessuna consultazione del settore il ministro Gelmini ha deciso di bloccare per 5 anni le adozioni dei libri di testo, ignorando i costi sociali altissimi che ne deriveranno. Se ne assume ogni responsabilità”.

Ebbè.  Cerco di mantenere un contegno ma mi viene molto ma molto da ridere.