SEO e accessibilità

googlespyMi è capitato di leggere su un blog, Tagliablog, un articolo intitolato “Siti accessibili…ai daltonici?” dove l’autore (una persona che si occupa di “Web Marketing e della pubblicità online, anche nelle aree SEO/posizionamento (Search Engine Optimization) e SEM (Search Engine Marketing)” si pone alcune domande riflettendo sulla propria daltonicità e la sua esperienza di navigazione.

Alla fine delle sue considerazioni, l’autore conclude dicendo:

Molto semplicemente, chi progetta siti web dovrebbe prima dare un’occhiata al Colorblind Web Page Filter, e magari anche alla Ruota dei colori accessibili di Giacomo Mazzocato.

E dovrebbe anche ricordarsi che i daltonici sul web non sono poi così pochi come ci si immagina… se anche tu lo sei, esci allo scoperto e commenta!

A chi si occupa di accessibilità scappa un sorriso, ed è inevitabile pensare “te l’avevo detto”. Però, viene anche da consigliare una migliore lettura di qualche documento sull’accessibilità, gli standard, sul problema contrasto colori e l’uso di qualche utility più aggiornata.

Il problema è ben più vasto e complesso, e penso che valga la pena impiegare un po’ del proprio tempo navigando il Web con attivo VIS (Visual Impairment Simulator)[1. attenzione: con qualche scheda grafica potrebbe non funzionare.] per rendersi conto che il pubblico perso a causa di un design che non tiene conto di tutti i possibili utenti è ben più elevato di quello che si può immaginare (e per chi usa Mac, Andrea Gandino segnala l’utility Sim Daltonism). Il mio invito è di pensare a questi aspetti del design proprio in termini di mancato business, non con l’atteggiamento “ma sì, dai, pensiamo anche ai disabili che andrò in paradiso”.

L’accessibilità e gli standard, oltre a rendere il Web un ambiente migliore, sono anche un’occasione di guadagno, non lo sapevate? Se ne sono accorti in tutto il mondo tranne che in Italia, dove invece l’accessibilità è alternativamente o una cosa da guru o da assistenza sociale. Tutto legittimo, ma fondamentalmente sbagliato. Che senso hanno tutti i discorsi dei SEO se manco tengono conto di quello che chiede Google? Perché Google è anni che dice ai tecnici cose come “Utilizza un browser di testo come Lynx per esaminare il tuo sito”, oppure “Assicurati che i tag TITLE e gli attributi ALT siano descrittivi e precisi”, “verifica la correttezza del codice HMTL”, “Progetta un sito con gerarchia e link testuali comprensibili. Ogni pagina dovrà essere raggiungibile da almeno un link testuale statico”, “Prova ad utilizzare del testo anziché immagini per visualizzare nomi, contenuti o link importanti. Il crawler di Google non riconosce il testo contenuto nelle immagini”, e così via.

“Ti consigliamo di attenerti a queste istruzioni affinché Google trovi, indicizzi e classifichi il tuo sito”.

Lo dice Google, non qualche scalmanato di standard e/o accessibilità.

Cose analoghe le ripete Yahoo: “Keep relevant text and links in HTML. Placing them in graphics or image maps means search engines can’t always search for the text, and the crawler can’t follow links to your site’s other pages”, “Use ALT text for graphics. It’s good page design to accommodate text browsers or visually impaired visitors, and it helps improve the text content of your page for search purposes”. Addirittura sono a rischio di ban le pagine che “Sites that use excessive pop-ups, install malware (i.e. spyware, viruses, trojans), or interfering with user navigation”. E sì, i pop-up non sono una bella idea, sono considerati né più né meno come le pagine che installano malware. Mica male, vero?

Microsoft Live Search sembra addirittura un talebano degli standard e l’accessibilità: “Use only well-formed HTML code in your pages”. Ammazza.

C’è bisogno di altro?

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8 pensieri su “SEO e accessibilità

  1. Ciao Livio,
    il ragionamento è molto poco romantico ma il fatto che non solo gli standard web, ma anche alcune normative (tra cui la section 508 se non erro), siano anteriori alla nascita effettiva dei principali motori di ricerca attuali, porta alla conclusione che questi ultimi non solo ne hanno dovuto tener conto fin dagli arbori, ma spesso ne hanno pure fatto promozione diretta o indiretta, come riprovato da tanti casi storici.
    Massi

  2. “tralasciando qualsiasi aspetto sociale”… 😀
    Oggi come oggi la cosa buffa è che, economicamente parlando, i motori di ricerca hanno bisogno di siti accessibili tanto quanto, se non di più, molti siti accessibili hanno bisogno di motori di ricerca.

  3. Hai ragione, ho fatto una grave omissione: motivi tecnici ed ECONOMICI. Ma quanta gente spende fior fior di soldi per ottenere buoni posizionamenti ed ha siti che non rispettano le regole *richieste ed esplicitate*, non che ci siamo inventati io e te novelli Harry Potter, dai principali motori di ricerca? Certo, un buon posizionamento è il risultato un equilibrio fra diversi aspetti.
    Ma a che mi serve spendere quei soldi se in una ipotetica torta composta da contenuti, standard e accessibilità, tecniche seo mi perdo almeno il 30% delle possibilità di “arrampicata” perché mi son magnato la fetta “standard e accessibilità”, che oltretutto migliora la qualità del mio sito?
    E’ demenziale.

  4. Innanzitutto bel post 🙂 Poi, mi riallaccio al discorso del daltonismo. Siccome sono su Mac OS, e VIS emulato mi ha fatto una leva enorme, volevo cogliere l’occasione per segnalare un tool abbastanza valido per simulare le condizioni di vista di vari tipi cecità al colore: http://www.michelf.com/projects/sim-daltonism/.

    Non è esattamente il massimo, ma non appena ci si prende un po’ la mano si notano molte cose che altrimenti sarebbero andate perse.

    Fare una bella sessione di browsing guardando la parte di monitor con i colori diversi da come siamo abituati, è un’ottima palestra; un po’ come sarebbe navigare usando un browser vocale, con lo schermo coperto.
    Ci si rende conto molto di più di quali problemi debbano affrontare ogni giorno alcune persone.

  5. Pingback: Strane avventure con le webagencies | biroblu

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