Web 3.0, o World Wide Wait?

Mentre in molti ancora ci si interroga su cosa sia il Web 2.0, l’Unione Europea per bocca di Viviane Reding, Commissario Europeo per la Società dell’Informazione e i Media, lancia una consultazione sul Web 3.0, o “Internet of Things“.

Praticamente, “Gli utenti del futuro saranno sempre connessi, impegnati in nuovi servizi, applicazioni ed attività, basate su aggregatori sociali o a carattere professionale. Ma per garantire supporto e affidabilità a reti veloci e sempre attive, è necessario rivoluzionare il Web: nascerà così il Web 3.0“.

Cioè, sempre Web 1.0 che pian piano si realizza… ma che bisogno c’è di inventarsi etichette per ogni, mi si passi il termine, stronzata? Di che rivoluzione si tratterebbe? A me francamente sfugge.

Finché qualche “markettaro” si inventa cose buffe come il Web 2.0 passi, ma addirittura la U.E. no, dai.

E via così, di sproloquio in sproloquio. Era il 1997, e Tim Berners-Lee diceva:

The world is a world of human beings, as it was before, but the power of our actions is again increased. The Web already increases the power of our writings, making them accessible to huge numbers of people and allowing us to draw on any part of the global information base by a simple hypertext link. Now we image the world of people with active machines forming part of the infrastructure. We only have to express a request for bids, or make a bid, and machines will turn a small profit matching the two. Search engines, from looking for pages containing interesting words, will start indexes of assertions that might be useful for answering questions or finding justifications. (Realising the Full Potential of the Web, 1997)

Cioè, undici anni dopo stiamo ancora aspettando che si realizzi il Web .0, altro che Web 3.0, 5 o quel che sarà.

Vale certamente la pena di rileggere un vecchio articolo di Zeldman, ora da rivedere per il necessario aggiornamento di versione, sul cosidetto Web 2.0 (disponibile anche in italiano grazie a Luca Rosati).

All’inizio tollerai il dolore modificando mentalmente la famosa scena di Io e Annie.

LUI: “Tengo un seminario sui venture capitalist, quindi credo che le mie osservazioni sull’XML abbiano un grande valore”.
IO: “Oh, davvero? Perché caso vuole che abbia il signor Bray proprio qui”.
Dopo mi sono mangiato le mani. A un certo punto, in una specie di stato febbrile, potrei aver emesso un rantolo. Grazie a Dio, alla fine le luci si sono abbassate e i veri speaker sono riusciti a salvare la serata.

Ma l’asino, di cui avevo sopportato il ragliare, mi aveva lasciato la bocca amara.

Annunci

3 pensieri su “Web 3.0, o World Wide Wait?

  1. Senza l’etichetta del nuovo, caro Livio, non si vende nulla. Vedrai quanti articoli, quante conferenze, quanti libri cercheranno di convincerci che il Web 3.0 è ‘the next big thing’. E qualcuno, purtroppo, ci crederà anche.

  2. Pensate alla messe di libri il cui titolo (o parte del titolo) è “Web 2.0″. Una tragedia. Tutti obsoleti. Scommetto nel suicidio di qualche responsabile marketing.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...