Le grandi pulizie: CleanX

L'interfaccia di CleanXEcco, avete ottenuto la desiderata pagina HTML esportandola da Word, Acrobat o vai a sapere cosa. Avete ben lavorato con gli stili, il markup è abbastanza a posto.

Però, per riprodurre l’aspetto grafico originale il programma ha generato una bella paciugata di elementi e tag, tipo:

<H1>
<SPAN style="color:#000000">
Lorem ipsum dolor sit amet, </SPAN><SPAN style="color:#000000" ><BR></SPAN><SPAN style="color:#000000">consectetuer adipiscing elit </SPAN>
<SPAN style="color:#000000"><BR></SPAN>
</H1>
<P>
<SPAN style="font-family:'serif', 'Times New Roman', serif; font-size:12pt; color:#000000">Quisque congue dui quis massa. Curabitur eu nunc. Aenean molestie. Donec egestas nunc quis sapien. Viva</SPAN><SPAN style="font-family:'serif', 'Times New Roman', serif; font-size:12pt; color:#000000"></SPAN><SPAN style="font-family:'serif', 'Times New Roman', serif; font-size:12pt; color:#000000"
>mus imperdiet magna eu lorem. Nulla mauris sapien, consectetuer sit amet, lacinia non, convallis eget, nunc. Curabitur semper luctus tortor. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetuer adipiscing elit. Vestibulum iaculis tempor enim. In turpis. Nam ac enim vitae libero fringilla interdum. </SPAN>

Già visto, vero? La fiera dello span… o cose così. Per fare le pulizie i metodi sono molti, da Trova/Sostituisci a metodi più tradizionali, per esempio a manina con Blocco Note.

Però,  ecco che ci viene in aiuto CleanX, una utile utility di Diego La Monica.

Una passatina con CleanX e tutto risplenderà di candido splendore. Efficace contro il codice incrostato e gli stili bruciati di forno o sulle padelle, usa anche tu CleanX e aiuta il suo sviluppatore a renderlo sempre più efficace!

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Da Word a PDF: testatine e piè di pagina, come sopravvivere?

Alberto di Porte Aperte sul Web recentemente mi chiedeva: “Livio, ma perché nel passaggio da un documento Word a PDF con tag perdo le testatine e i piè di pagina?”. Effettivamente sembra che sia così, ma c’è un inganno.

A prima vista, il problema consisterebbe in una perdita di informazioni: creo il mio file .doc, imposto le opzioni di esportazione in PDF verificando che la casella di controllo Abilita accesso e ridisponi con Adobe PDF con tag sia attiva, e via. “Stampo” il documento, lo apro in Acrobat e oibò, nella scheda Tag gli elementi di testatine e piè di pagina non ci sono.

Invece, non c’è alcuna perdita: osservando il contenuto del documento PDF nel pannello Contenuto (già, come potrebbe chiamarsi un pannello che mostra il contenuto?), si notano gli elementi <artifact> in cui vengono convertite testatine e piè di pagina. La conversione è automatica, e non c’è modo di disattivarla.

Artefatto in Acrobat

Il problema allora è: gli elementi sono presenti, ma sono marcati come artefatto. Di conseguenza, non appartengono al tree dei tag del documento, e non sono visibili nemmeno nel pannello Ordine.

La scelta da fare allora è diversa: occorre decidere se gli elementi marcati come <artifact> sono da includere nel flusso di lettura o meno. Se sì, sarà necessario creare i tag di questi elementi con uno qualsiasi dei metodi disponibili (il mio preferito è selezionare l’elemento nel documento e usare il comando Crea tag da selezione disponibile nel menu del pannello Tag).

C’è però una stranezza: di primo acchito, se si esegue un controllo dell’accessibilità del tipo Completo vengono segnalati elementi esterni al tree, anche se sono marcati come <artifact>.

Se nelle opzioni del Controllo completo si deseleziona la casella di controllo “L’intero contenuto è incluso nella struttura ad albero”, si fa una verifica (che a questo punto viene superata senza segnalazione di elementi esterni alla struttura), e si riattiva la casella un successivo controllo viene superato. Non ha senso, ma funziona così… non lo so perché.

Il soldatino di piombo

Il soldatino di piombo e la più bella delle ballerine
La conoscete quella del Soldatino di piombo di tal Hans Christian Andersen? Proprio lui, quello della Sirenetta o La piccola fiammiferaia.

Andersen era uno “strano” personaggio, certamente un diverso. Probabilmente dislessico, rifiutato ed emarginato anche a causa delle sue inclinazioni sessuali (vedi “Il brutto anatroccolo”).

È interessante leggere allora, conoscendo un po’ di più l’autore, questa favola.

Sì, ma che c’entra, direte voi. C’entra.

Il soldatino di piombo si innamora della bella ballerina a causa della sua postura, con una gamba sollevata in un passo di danza.

Egli credeva che avesse una sola gamba come lui e questa supposta infermità rinforzava il suo amore appena nato.

Il soldatino aveva un forte handicap, e il pensare che l’oggetto del suo amore subisse la stessa menomazione rinforza il suo amore. Diventa questa la sua certezza. “Mi riconosco”.

Questa proiezione non è un po’ quella che accade, forse, a tante persone che non capiscono l’accessibilità del Web? Non vogliono risolvere il problema, perché se così fosse perderebbero qualcuno che, a loro sentire, amano… oppure si tratta di gnomi, o entrambe le cose. Non lo sapremo mai. E qui si apre un irrisolvibile dibattito: cosa significa “amare”?

Rispetto e aiuto verso l’emancipazione dall’handicap, fosse anche soltanto con un sito, o gestione del potere? Non è necessario arrivare al rogo finale, basterebbe un minimo di attenzione e sensibilità, oltre a una tutto sommato modesta perizia tecnica.