PDF accessibili in batch

Come in batch? Prendo un quintale di PDF, agito la bacchetta magica, vado a fare un giro e quando torno automaticamente i miei file sono diventati accessibili? Eh, magari. L’accessibilità non può essere una procedura completamente automatica, un software non possiede la capacità di analisi di un umano (per fortuna?).

Il parser cercherà di derivare la logica dalla grafica, così come è stato programmato: quindi, se un testo è più grande del resto del testo, probabilmente è un titolo. Un’immagine è abbastanza facile da individuare, e se davanti a dei blocchi di testo consecutivi ci sono dei simboli o dei numeri probabilmente si tratta di elenchi puntati e numerati.

Probabilmente.

Quindi ciccia? No, qualcosa si può fare. Una delle caratteristiche più efficaci e sottoutilizzate di Acrobat Pro sono le sequenze batch, ovvero comandi da eseguire in sequenza su un file, più file, una cartella piena di PDF.

Acrobat dispone di alcune sequenze batch predefinite, ma nulla vieta di creare sequenze ad hoc. Poiché le sequenze eseguono i comandi disponibili nei menu di Acrobat, e visto che in Acrobat esistono comandi dedicati all’accessibilità, perché non sfruttarli?

  1. In Acrobat Pro, selezionate Avanzate > Elaborazione documento > Elaborazione Batch. Comparirà una finestra di dialogo che mostra le sequenze predefinite.
  2. Fate clic sul pulsante Nuova sequenza. Date un nome alla nuova sequenza e fate clic su Ok.
  3. Fate clic su Seleziona comandi nella finestra di dialogo Modifica sequenza batch, e aggiungete i comandi Rendi accessibile e Controllo accesso facilitato.
  4. Definite le opzioni di output come preferite, e fine. La vostra sequenza è pronta da applicare a tutti i PDF che vorrete.

Ovviamente, questo risolve soltanto e quando possibile le necessità tecniche dell’accessibilità, però è un bel passo avanti quando si ha a che fare con una bella quantità di PDF.

acrosequenze

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E-Gov 2012, il piano

L'A-TeamAbbiamo un piano, l’E-Gov 2012. Speriamo anche che riesca bene, come diceva Hannibal dell’A-Team. È triste vedere come i nostri piani però si propongano sempre e soltanto di recuperare ritardi, riparare disastri, tappare falle sperando che non ne vengano create altre.

Nell’introduzione si scoprono cose per me sorprendenti, per esempio che la Direttiva del luglio 2005 del Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie emanata dal ministro Stanca insisteva sulla realizzazione prioritaria di alcuni punti, fra cui ‘strumenti di comunicazione e di collaborazione “web 2.0”.

?

“Si deve recuperare il ritardo, in Italia soltanto il 17% delle famiglie usa Internet”. Vero, Così come siamo agli ultimi posti per l’uso di Internet nelle scuole. Dai, che abbiamo un piano.

Scorrendo il documento apprendo che a Milano è stata costituita una “Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione“, bello. Ma dove sarà? Come presso la Camera di Commercio? Mah.

Poi, leggendo il dettaglio del piano, una parte succosa dedicata alla scuola (obiettivo 1), dove fra le altre cose si dice “Didattica digitale: introdurre contenuti digitali e libri di testo online nella didattica, rendere disponibile alle scuole una piattaforma tecnologica per l’offerta di contenuti degli editori e per lo sviluppo e la condivisione di contenuti gratuiti da parte dei docenti, migliorare dotazione tecnologica scuole e diffondere adozione della scuola a distanza per studenti ospedalizzati”. Uau.

Ma dove mi sono veramente girate le balle è a pag. 180: “Accessibilità dei siti pubblici: garantire i requisiti di accesso ai siti pubblici da parte dei diversamente abili per assicurare la loro partecipazione alla Società dell’informazione”.  Con tanto di programma: “Accessibilità dei siti pubblici: ha come obiettivo quello di rendere i siti web di tutte le PPAA accessibili entro il 2010. L’Italia possiede già un quadro normativo adeguato in materia di accessibilità (legge Stanca del 2004). In linea con gli obiettivi indicati nella Comunicazione della commissione Europea al Parlamento, al Consiglio, al Comitato Economico e sociale e al Comitato delle Regioni (1/12/2008) si tratta di avviare il monitoraggio della situazione esistente e mettere in funzionamento strumenti di segnalazione e raccomandazione alle Amministrazioni, nonché promuovere una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini sul tema”.

A pag. 183 c’è anche il Gantt: entro i i primi otto mesi del 2009 Monitoraggio siti, nel secondo semestre Definizione emissione raccomandazioni (?), nel 2010 Adeguamento Siti.

Letto questo, non ho proseguito oltre. Mi è soltanto tornata alla mente la fatica fatta facendo su e giù da Roma, gli sforzi enormi del piccolo gruppo di lavoro dell’Ufficio Accessibilità di De Vanna, i convegni, le discussioni, le lotte. E l’unica cosa che ho pensato è ma andate a cagare, avviare il monitoraggio? Promuovere la consapevolezza da parte dei cittadini? Che c’entrano i cittadini? Siete voi governanti che dovete rendervi conto ed avere consapevolezza dell’accessibilità. Ma per favore.

Apprendo da Noa che il materiale della presentazione è stato distribuito su chiavette USB regalate ai partecipanti “per non sprecare carta”.

Ancora una volta, ma per favore… dire scaricate la presentazione dal sito era troppo impegnativo? E le presentazioni in formato digitale, fatele accessibili…. è troppo impegno?

Web design, formazione, skill, profili professionali Web…

cow boy del webArgomento sempre caldo quello della formazione per le professioni del Web. Perchè, più o meno sappiamo tutti cosa si dovrebbe sapere e su quali argomenti ci si vorrebbe formare. Però, primo problema: come si chiama chi fa cosa? Le professioni Web non hanno una classificazione. Mentre è piuttosto chiaro capire cosa facciano un idraulico, un panettiere, una parrucchiera o un farmacista non è altrettanto chiaro chi e cosa sia un professionista del Web, quali siano le sue attività e le sue, di conseguenza, responsabilità. Cos’è un “Web developer”? E un “Web Designer”? Boh. Basterebbe leggere i risultati del “Education Task Force Curriculum Survey Results” per capire che c’è un po’ di confusione e che il problema va risolto.

Succede che c’è uno che si arrangia a fare un po’ tutto, copiando/incollando di qui e di là per ottenere i risultati che si è proposto. Oppure, ci sono persone specializzatissime che sanno tutto di database, MySql, PHP, Phyton o Ruby ma che non sanno nulla di HTML. O grafici bravissimi che pensano di usare sul Web le stesse tecniche che utilizzano per la carta. Insomma, è difficile capire con chiarezza quali siano i compiti da svolgere e chi sia qualificato ad eseguirli, chi e cosa sia necessario per progettare e realizzare un buon sito Web. Però, tutti fanno siti Web.

Vero, il Web è abbastanza giovane ma credo sia abbastanza difficile poter pensare di procedere ancora così, un po’ a occhio e croce, a buon senso o fidandosi di sedicenti “webmaster” che affermano di sapere tutto.

Quindi, da più parti si assiste a una serie di proposte che tendono a definire le professioni Web. Certo che vedere il dettaglio e l’analisi proposti, per esempio, nel “IWA Italy Web Skills Profiles Primer – Draft” e l’approssimazione delle risposte istituzionali, per esempio quella proposta da CNIPA nel suo manuale “Organizzazione della funzione ICT e Dizionario dei profili professionali” (prelevato pari pari dal profilo EUCIP)  fa spavento.
Praticamente l’Esperto di Applicazioni Web e Multimediali proposto è un tizio che ha un livello di conoscenza approfondito su:

  • Marketing su Web
  • Sviluppo e uso di siti Web
  • Progettazione e sviluppo di applicazioni Web
  • World Wide Web] [1. Non è un errore di digitazione, ho fatto copia/incolla dall’originale, non lo so cosa vuole dire e a cosa serve la quadra…]
  • Composizione e ritocco di immagini
  • Composizione e ritocco multimediale

Qualcos’altro? Come dice lo Scano, “disegna una figura professionale che è praticamente inesistente, definendo un esperto in tutto ciò che riguarda il Web, creando una figura con competenze che vanno dal Web Marketing alla conoscenza di normative in materia di accessibilità, dalla progettazione dell’architettura dell’informazione, all’esperienza nell’utilizzo di programmi di grafica e fotoritocco, con padronanza di diversi linguaggi di programmazione, mescolando le applicazioni Web con le applicazioni multimediali”.

Dopo aver letto il documento CNIPA/EUCIP, io direi che è una cagata, mi si consenta.

Da altre parti si rilancia il discorso sulla formazione, sono da leggere i due articoli di Alistapart “Brighter Horizons for Web Education” e “Elevate Web Design at the University Level“.

Perché, oltre alla più chiara comprensione delle attività del Web che potrebbe venire dalla definizione degli skill, profilo fa coppia con formazione. Formazione con business, e business con… qui mi fermo, mi verrebbe da dire lobby, ma anche parole più pesanti.

Ce la farà il Web a uscire da questo Far West?

Jeffrey Zeldman’s Web Standards Advisor 1.0.0

Jeffrey Zeldman's Web Standards Advisor Jeffrey Zeldman’s Web Standards Advisor 1.0.0 è una nuova extension per Dreamweaver, da Webassist. Si tratta di una specie di super-validator, più un consulente: la sezione Validator fa quello che facilmente si può immaginare, ovvero mette a disposizione un servizio di validazione delle pagine (singole, gruppi, l’intero sito, una cartella) per codice, CSS e Microformats. L’Advisor invece è un vero e proprio servizio di consulenza che produce un report su aspetti come l’integrità strutturale delle pagine, la semantica del labeling, verifica della congruità degli ID, verifica dei DIV, tabelle, liste, elementi di navigazione.

Una specie di Aspirina per “classite” e “divite, un bel aggeggio anche un po’ imbarazzante per la parte Advisor. Sì, perché finché si tratta di validare (in ogni caso, su interi siti è una bella comodità) è un conto, ma quando un software mette in dubbio la vostra personale abilità nel denominare div e classi bè, ci si sente punti sul vivo. A 49.99$ su WebAssist.

un esempio di report

WordPress, RSS2 e il Blank line befor XML declaration

Marco mi segnala che gli RSS del mio sito non vanno più. Controllo ed effettivamente sembra proprio così. Veloce ricerca Google e accidenti, scopro che è un problema molto diffuso: non si sa bene perché, al file XML dei feed RSS viene aggiunta una riga iniziale vuota che lo rende non valido, e quindi non si carica.

Boh. I consigli per rimediare sono di vario tipo, dall’esoterico al discutibile script. Editing dei file PHP alla rincorsa dello spazio esuberante, attiva/disattiva i plugin, funziona, non funziona… Così, mi son passato mezza giornata a fare prove ed esperimenti.

Risultato? Niente, tutto uguale: gli RSS2 non andavano. Però, Roberto mi dice “Guarda che per me funzionano, li vedo senza problemi”. Accidenti.

Provo in Safari, e funzionano. Provo in Firefox, no. Provo con FeedBurner, funzionano. Soltanto gli RSS2, RSS e Atom nessun problema.

Bò. Comunque, approfitto per fare le pulizie che non ci sta mai male, via temi e plugin inutilizzati, pulizia delle tabelle. Con l’occasione, scopro un plugin davvero interessante: Clean Options, di Mittineague. Una bella passata anche con questo, e… niente, non va. Ma che caspita.

Ora funzionano. Cosa ho fatto? Svuotato la cache di Firefox. Non c’è più religione.

Lavorare con i microformats

come funzionano i microformats

Sicuramente avete sentito parlare dei “microformats“.

I microformats si basano su questi principi:

  • devono risolvere un problema specifico
  • devono fornire una base di partenza la più semplice possibile
  • devono essere progettati in primo luogo per gli umani, poi per le macchine
  • si basano sul riutilizzo di elementi provenienti da standard largamente riconosciuti
  • devono permettere modularità / incorporabilità
  • permettono e incoraggiano uno sviluppo  decentralizzato

Lo scopo è permettere una descrizione semantica più precisa di quella possibile, per esempio, con gli elementi di XHTML.  Un semplice esempio da hCard, un microformat dedicato alla rappresentazione dell’identità di persone, aziende, organizzazioni e luoghi basato sulla specifica vCard (rfc-2426) ma in XHTML (molto grossolanamente…).

La mia descrizione in HCard potrebbe essere una cosa del genere:

<div id="hcard-Livio-Mondini" class="vcard">
<span class="fn">Livio Mondini</span>
<div class="org">Biroblu</div>
<a class="email" href="mailto:livio.mondini@gmail.com">livio.mondini@gmail.com</a>
<div class="adr">
<div class="street-address">Tal dei Tali</div>
<span class="locality">Venusia</span>
<span class="region">Cratere 12</span>
<span class="postal-code">12345</span>
<span class="country-name">Marte</span>
</div>
<div class="tel">12345678</div>

E così via utilizzando gli elementi previsti dal microformat. Essendo il microformat basato su classi e id, è facile definirne gli aspetti grafici con CSS. Oppure, quante volte avreste voluto poter descrivere con maggiore precisione le vostre liste. Ecco XOXO. I microformats sono open standards, piccoli frammenti di HTML che permettono di pubblicare informazioni ad alta fedeltà su Web riguardo a persone, eventi, tag e così via.

Per esempio, su questo blog sto utilizzando MicroID, Small Decentralized Verifiable Identity. Il mio MicroID è c4354074e329a7a618f64bacb5262f111e2b2f22, valore calcolato in base ad email e nome del sito. Una specie di firma dei miei contenuti.

Ora la parte più interessante: ma come li uso questi microformats?

Per alcune specifiche sono disponibili delle applicazioni che permettono di creare il codice online, per esempio HCalendar CreatorHCard Creator o XFN Creator.

Alcuni esimi volenterosi hanno creato plugin per WordPress, ne trovate un elenco alla pagina  “Using Microformats in WordPress” di BlogHelper.

Inoltre, la Dreamweaver Task Force del Web Standards Project ha creato una extension per Dreamweaver che permette di inserire nella pagina con estrema facilità microformats come hCalendar, hCard, rel-license, rel-tag e xfn. Che dire, bravi! Funziona anche con Dreamweaver CS4.

Microformats in Dreamweaver

Microformats in Dreamweaver

Mica finita qui… ovviamente i browser possono elaborare il markup, e per mezzo dei microformats diventare dei veri e propri broker di informazioni.

Per esempio, provate l’addon per Firefox Operator su siti come Ma.gnolia.

Oppure, se usate WordPress, consiglio una visita alla pagina dedicata ai plugin per WordPress del Wiki Microformats e la lettura dell’articolo “Microformats and WordPress Themes“.

Poi non ditemi che non vi è venuta voglia di modificare il vostro tema per aggiungere i microformats.

🙂