Tu chiamale se vuoi… opinioni (sugli strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili)

giù le mani dall'accessibilitàUn po’ come era successo con l’accessibilità del Web, ultimamente si sentono notizie veramente “originali” sull’editoria scolastica, quello che sarà il “libro di testo digitale accessibile”.

Settimana scorsa ho avuto un incontro con la responsabile di un service grafico piuttosto importante, che mi ha raccontato notizie imbarazzanti. Mi racconta: “Sai, in xxxxxx mi hanno passato un profilo di Distiller denominato art. 15 che servirà a fare libri conformi all’art. 15 della finanziaria, così siamo a posto con i libri di testo elettronici”. Cioè, chiedo io. Intendi il Decreto Legge 133/2008? Ah… e risolvi con un profilo di Distiller? Deve essere prodigioso! Che fa questo profilo? Ah niente, risponde lei, praticamente stampo in bassa risoluzione lo stesso file destinato alla stampa in modo che sia più piccolo da scaricare. Uau, dico io, bel colpo! E tutto il resto? Ma quale resto, chiede lei?

Hai letto il decreto a cui ti riferisci, chiedo io? No. Lo sai che fra le altre cose il decreto dice “Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sono determinati:

b) le caratteristiche tecnologiche dei libri di testo nelle versioni on line e mista;”

e che nel frattempo è uscita una circolare (la 16 del 10 febbraio 2009) che fra le altre cose dice “Per gli studenti con disabilità sono previsti libri di testo e strumenti rispondenti alle specifiche esigenze, sia sotto forma di testi trascritti in Braille per allievi non vedenti o con caratteri ingranditi per allievi ipovedenti, sia in forma digitale con prodotti che rispettino i requisiti previsti dalla normativa vigente ed in particolare il DPCM 30 aprile 2008 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 giugno 2008), concernente le “Regole tecniche disciplinanti l’accessibilità agli strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili”.

Pensi davvero che un profilo di Distiller in bassa risoluzione risponda a questi requisiti obbligatori? Mi guarda per un po’, mi chiede “Ma a che serve il profilo?”. Bò, dico io. Bisogna fare così e così, e via tre ore di dimostrazione pratica… gratis, come al solito ovviamente :-).

Obiezione: scusa ma nessuno sa queste cose, come facciamo noi a saperle se nessuno ce le dice? Risposta: no, queste informazioni sono pubbliche e disponibili a chiunque, sia nel testo del decreto, sia nella circolare, sia nel bando tecnico del Marketplace di Innovascuola.

Marketcosa? Innovache? Ai ai ai. Allora, il Marketplace è il luogo dove i fornitori di Contenuti Didattici Digitali (CDD) “vendono” i propri materiali didattici (vedi il sito per maggiori informazioni, che qui viene troppo lunga).

Per pubblicare i propri contenuti nel Marketplace, bisogna rispettare le richieste del Capitolato Tecnico, sennò ciccia. Fra le altre cose, il capitolato tecnico chiede che:

2.3. Accessibilità
I CDD forniti per la pubblicazione dovranno essere conformi a quanto previsto dalla legislazione corrente in tema di accessibilità ed usabilità di contenuti digitali e, in particolare,
alla Legge Stanca (Legge 9 gennaio 2004, n. 4 – “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”) relativa all’accesso dei soggetti diversamente abili e alle indicazioni riportate nel DM 30 aprile 2008 recante le “Regole tecniche disciplinanti l’accessibilità agli strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili”.

Hai letto il DM 30 aprile 2008? No. Bè, meglio che lo leggi. Sei sempre dell’idea che con il profilo “art. 15” risolvi tutto? Eh, mi sa di no.

Altri invece promuovono convegni, sapete quelli dove in due ore si esaurisce tutto lo scibile umano sull’argomento. Bè, sì, di solito è così perché quelli che partecipano non conoscono l’argomento, e quindi ben presto si esaurisce la verve narrativa.

“Gli e-book a scuola”, dice uno di questi, con associata tentata vendita di lettori di e-book (pentole e materassi, avete presente?). Dimenticando che sia gli e-book venduti, sia i lettori proposti non sono conformi alle richieste di legge per i libri elettronici scolastici (molto semplicemente, non sono accessibili né gli e-book in quella forma né l’hardware proposto). Andranno benissimo ovunque, non discuto, ma non a scuola.

Sulla qualità degli ebook citati, riporto il commento (di oggi, 8 marzo 2009) di un partecipante alla lista di discussione Listavista, personaggio a cui certo non si può rimproverare nulla sia dal punto di vista della competenza sia dell’esperienza diretta (è cieco):

“Così per parlare ai muri. Ieri ho scaricato un PDF dimostrativo da xxxxxxxx (editore che promuove il convegno citato). A parte il fatto che la struttura e la formattazione sono orribili, e scusatemi se ho ho detto orribili se li ritenete accessibili.”

E questi ci fanno il convegno… dai, per favore, cercate di essere seri.
Va bene il business, ma non fatelo sulla pelle degli studenti e dei disabili.
L’abbiamo già vista, e saremo durissimi.

Le riflessioni di un editore.

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11 pensieri su “Tu chiamale se vuoi… opinioni (sugli strumenti didattici e formativi a favore degli alunni disabili)

  1. Sì, è velenoso, no, non deprimiamoci.
    C’è tanto da fare, e come ho risposto a Livio nei commenti da me, ora c’è una legge. Impegnamoci a rispettarla (e a farla rispettare), altre verranno.

  2. Sai Noa son le stesse cose che ci dicevamo 5 anni fa dopo la 4/2004… L’entusiasmo della mia generazione, cresciuta con le nuove tecnologie ma con ancora la necessità (se non la voluttà) di scoprire come funzionano, di smontarle – piacere che i diciottenni con cui lavoro hanno perso completamente: sono un’ottusa “tool generation”, perfette vittime del marketing di basso livello, mattoni ignoranti di un muro di bisogni indotti – è stato mortificato ogni giorno dalla marcescenza della classe dirigente italiana, dal clero (il cancro dell’Italia), dalla colpevole lentezza sinaptica di questi fossili che non vogliono togliersi di torno a nessun costo.

    Così l’Italia è un paese che fa invecchiare frustrati i suoi figli più creativi, se non hanno il coraggio di fuggire altrove. Un paese che produce innovazione fasulla, in cui ex vallette televisive legiferano su Internet consigliate (pure male) da lobbisti in completo “Blue chip”. Un paese in cui si stra-parla di ciò che non si conosce, di ciò di cui si dovrebbe tacere (parafrasando Wittgenstein).

    Io credo che alla fine mi darò ai bisogni primari. Come fece lo psicanalista di Woody Allen, aprirò un Bar.

  3. Io anche vorrei darmi ai miei bisogni primari ma c’è scarsità di geishe. Capisco bene Marco, credo che l’esperienza “accessibilità” sia stata davvero pesante da tanti punti di vista. Però, è altrettanto vero che dalle esperienze bisogna imparare, soprattutto quelle più dure, e farne tesoro.

  4. Pingback: Da i figli di Gutenberg all’era del cloud computing | biroblu

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