Ipad, epub, ebook, leggere a video. Ma sarà vero?

È tutto molto bello ed entusiasmante. Il fior fiore della retorica questa volta si scatena sull’argomento ebook/ipad/epub, qualche volta confondendoli fra di loro.

Così capita di leggere che “Ciascun EPUB è composto da 3 files: il primo contiene le informazioni relative alla formattazione del contenuto (in XHTML), il secondo ne descrive la struttura (mediante un XML) ed il terzo altro non è che un archivio ZIP che contiene i primi due”.

A chi si occupa anche solo un po’ di markup apparirà quantomeno singolare che la formattazione del contenuto sia in un file XHTML.

Oppure, cose come EPUB è un formato ridimensionabile, cioè in un eReader (libro digitale), si contrassegnano i contenuti e non il formato che invece si adatta a diversi dsiplay dei tanti lettori di libri elettronici (eReader) del mercato”.

?

O fantasiose iperboli sulla sublime sensazione derivante dallo sfogliare pagine digitali pigiando lussuriose icone… sto ancora sorridendo leggendo un brano di Giorgio Gianotto, che veramente deve amare questo Ipad.

“fruscii, carezze e sfioramenti aprono possibilità non ancora dischiuse, un intrigante universo di eleganza unito a un cuore pulsante energia e durata. Una visione in trasparenza di mutazioni, trasferimenti, cambi di paradigma e varianze”

Hahahaha grande 🙂

Ma, cari giornalisti, vogliamo essere seri una volta, senza ripetere gli stessi errori già fatti con Web 2, Second Life, e qualsiasi altra moda/speculazione del passato?

Per quale reale motivo i già pochi lettori dei libri di carta dovrebbero passare a un aggeggio costosissimo e un po’ claudicante proprio sulla tipografia? Perché è fico?

Viene da chiedersi se questi attenti recensori si sono accorti del fatto che su Ipad (ma anche su altri e-book reader) non è disponibile la sillabazione, per dirne una. E i libri sono quasi tutti giustificati, così fra una parola e l’altra (soprattutto in lingua italiana) ci sono delle voragini che rendono veramente faticosa la lettura a chiunque.

Non c’è alcun controllo di vedove e orfane, o una gestione efficace di tabelle, interruzioni di pagina o degli scontorni sulle immagini.

Non è possibile utilizzare tecniche di font embedding, e quindi la scelta delle font è molto limitata (Baskerville (Monotype), Cochin, Palatino, Times New Roman eVerdana. Viene giustamente da chiedersi ma caspita, non c’era una font senza grazie un po’ meglio del Verdana? Come dice Stephen Coles, perdinci va bene forse per il catalogo dell’Ikea).

Non sono presenti opzioni di accessibilità, e anche soltanto cambiare la dimensione del testo è una pena.

Un bel campione dei grossi problemi di lettura a cui andranno incontro i lettori è ben documentato da Liz Castro su Flickr, consiglio una visione per rendersi conto di quella che è la realtà.

Ragazzi, fra il dire e il fare comunque c’è di mezzo il mare…

Epub. Bello, ma cos'è?

logo epubDa un punto di vista tecnico, .epub è l’estensione attribuita a file in formato XML che permettono di realizzare libri elettronici e pubblicazioni i cui contenuti siano in grado di adattarsi alle diverse risoluzioni schermo delle periferiche (il reflow) senza perdita di informazioni.

Il formato .epub è il risultato dell’unione di tre standard prodotti da IDPF: Open Publication Structure (OPS), Open Packaging Format (OPF) e Open Container Format (OCF).

L’obiettivo è permettere agli editori di produrre e fornire alla catena di distribuzione un singolo file elettronico e offrire ai lettori una completa interoperabilità fra software e hardware per creare e leggere libri digitali e altre pubblicazioni non criptate e linearizzabili.

Non si tratta di un nuovo formato nato per esigenze di mercato, viene utilizzato con profitto da anni e osservare i grafici delle statistiche di diffusione dal 2002 al 2009 fa impressione, tanto che uno dei diagrammi è intitolato “2010 Sales Literally “OFF THE CHART” vs. Previous Quarters” (certo Sony e Adobe hanno aiutato…).

Per creare contenuti in questo formato sono disponibili molti strumenti, soluzioni commerciali e free, e con le dovute attenzioni i risultati sono realmente interoperabili ed efficaci.

Il problema è: i contenuti devono essere linearizzabili e questo comporta un approccio completamente diverso da quello tradizionale dell’editoria cartacea alla grafica ed al layout. Quanti riusciranno a capirlo? Inoltre, i file devono essere validati (per esempio, con Epub Check) oppure può essere che funzionino in un reader ma non in un altro.

Tanti anni fa, Jeffrey Zeldman iniziava la sua carriera con un libro che secondo me molti grafici “della carta” dovrebbero iniziare a leggere anche se non si occupano di Web. La versione italiana, a suo tempo edita dalla scomparsa Hops, si intitolava “Dalla carta al Web”, storpiando un po’ il titolo originale, “Taking your talent to the Web”.

Ecco, io inizierei a studiare da qui. Siamo nel 2001 per il Web, ma all’anno zero per l’editoria italiana (a parte alcune eccezioni, ovviamente).

Il libro originale è gratuitamente scaricabile in PDF dal sito di Zeldman.

I veri problemi dell'editoria elettronica: i pdf "rifloss" e il "pub"

Stamattina strana telefonata da parte di un service, che fa lavori per degli editori decisamente grossi. “Aiuto, noi siamo un service tradizionale e l’editore ora vuole i file pdf coi link e rifloss”. “Scusi?”, dico io.
“Sì, vuole anche i pub ma noi non ci capiamo niente. Abbiamo provato a esportare i file con Indesign ma si disfa tutto, e l’editore vuole che il pub sia uguale al libro stampato”.
“Cioé?” “Sì, uguale uguale, come quello da stampa”. “Mi faccia capire bene, in ipub?”. Sì, con tutte le colonne e gli scontorni. Ah…
Dopo un po’ ho capito che il pdf rifloss è il pdf con reflow, che si legga anche quando linearizzato, e con qualche elemento di interattività.
Bene, dico io, che tipo di editoria fate? Scolastica, ovvio. Il modo più semplice di affrontare l’argomento.
Avete qualche esperienza di HTML? Perché l’ipub non è niente altro che un file xhtml e degli stili CSS, ma un minimo di esperienza ci vuole. No. Ok. Per quando? domani o l’editore ci toglie i lavori.
Ero certo che si sarebbe arrivati a questo.

Dopo tanto parlare, dopo che finalmente anche in Italia gli editori si stanno rendendo conto che l’argomento documenti elettronici, di qualsiasi formato essi siano, deve essere affrontato e sviluppato ecco che il peso di queste scelte si riversa sui service, che non sono attrezzati e in molti casi sotto ricatto.
Nella maggior parte dei casi, se non in tutti, sia l’editore sia il service non hanno la minima idea di quale sia l’oggetto di cui stanno parlando, di quali caratteristiche debba avere, del fatto che l’editoria scolastica abbia dei requisiti tecnici da rispettare.
L’importante è poter dire ho l’ipub o il pdf reflow. Cosa ci sia nell’ipub o nel pdf poco importa, qualcuno li comprerà, e si incazzera pensando che si tratti dell’ennesima bufala, perché sul suo bell’Ipad o nel costosissimo ebook reader di ultima generazione si vede una schifezza. Scommetto anche che l’Italia sarà l’unico paese dove saranno disponibili innumerevoli formati dello stesso file, fra loro incompatibili ma con lo stesso contenuto.

Alla faccia di standard, accessibilità, ricerca e formazione, aggiornamento. Così, dopodomani, i molto più aggressivi e decisamente ben equipaggiati editori esteri si accorgeranno di un mercato libero ed interessante, e si mangeranno col ruttino i nostri rutilanti editori nostrani. Scommettiamo?

Edigita, ebook e accessibilità: lettera aperta di un gruppo di disabili

Un gruppo di discussione di non vedenti e ipovedenti molto attivo sul Web, Listavista, sta preparando una lettera aperta da inviare “alle case editrici partecipanti al progetto Edigita e all’analogo progetto di ebook del gruppo Mondadori, con specifica preghiera ai destinatari di volere, dopo attenta valutazione, trasmettere questa istanza allo staff tecnico del progetto e agli specifici centri decisionali di appartenenza.”

Di seguito il testo della lettera, che si può sottoscrivere su Listavista o inviando una email a Donato Taddei.

Noi ipovedenti e non vedenti guardiamo con estremo favore il fatto che l’editoria italiana finalmente punti sull’ebook in quanto, teoricamente, questo potrebbe abbattere forse definitivamente molte delle barriere e delle intermediazioni che ostacolano il nostro accesso alla cultura, alla scuola, all’informazione scientifica.
Noi pensiamo che la scelta di un formato aperto e con le caratteristiche di epub possa altresì soddisfare necessità di trascrizioni alternative e di riadattamento che dovvessero essere necessarie per la fruizione più completa dei contenuti.

Siamo tuttavia estremamente preoccupati dal modo con cui la giusta difesa del DRM potrebbe di fatto vanificare queste nostre speranze, come fanno purtroppo presagire i primi esperimenti di ebooks: molti ebook commerciali in formato epub sono esclusivamente utilizzabili dall’interno del programma Adobe digital editions, od altri software e devices proprietari, e questo per noi significherebbe la sostanziale inaccessibilità ai contenuti, come del resto è stato già sollevato da prestigiose università americane nei confronti sia del software di Adobe che del lettore di ebook di Amazon.com, provocandone il rifiuto di adozione da parte loro; come si sa la questione delle eccezioni al Drm e ai sistemi di protezione è tutt’ora aperta in ambito internazionale, specie per quanto riguarda eccezioni e attenuazioni dei meccanismi di protezione a favore dei disabili, specie delle aree svantaggiate del globo, ma non solo, come dimostrano alcune attenuazioni già attualmente previste dalla legge del Regno Unito.

Tali istanze si pongono innanzitutto per l’inaccessibilità del software, ma anche per l’impossibilità di trasferire anche solo parzialmente e selettivamente dei contenuti a devices alternativi, per esempio a un software per la stampa braille o a caratteri ingranditi.

Noi crediamo che i grossi gruppi editoriali e i loro partners scientifici abbiano le competenze necessarie per proporre sistemi di gestione del DRM compatibili con le deroghe al diritto di autore previste dal DLGS 9 aprile 2003, n. 68 recante:
“Attuazione della Direttiva 2001/29/CE sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione”
che ha ridefinito la materia contenuta nella legge 22 aprile 1941, n. 633, con particolare riferimento all’art.9 di tale decreto che fissa eccezioni al diritto di autore.
Si veda al riguardo il relativo testo modificato della legge 633/1941 articoli 55, 68, commi 1 e 2, 69, comma 2, 70, comma 1, 71-bis e 71-quater, circa la possibilità per tutti di fare copie per uso personale (art. 68) con mezzi non idonei allo spaccio (di certo, per fare un esempio, l’estrazione di un testo destrutturato non è un mezzo idoneo allo spaccio).
Si segnalano in particolare le eccezioni al diritto di autore previste all’art. 71 relative ai disabili.
Infine, per quanto riguarda i libri scolastici, il formato digitale accessibile è previsto espressamente dall’art. 5 della legge 4/2004 in materia di accessibilità dei sistemi informatici a soggetti disabili.

Come detto noi disabili, specie visivi, crediamo molto nelle potenzialità emancipatorie dell’ebook per ciò che ci riguarda, e ci basterebbe soltanto che essi fossero conformi alle leggi, e sappiamo anche che si possono trovare soluzioni tecniche atte a contemperare le esigenze del DRM come l’esercizio delle summenzionate eccezioni e deroghe.

Sappiamo anche che la gestione di queste eccezioni a deroghe a favore dei disabili, a differenza che per il passato, oggi non necessita più di soggetti intermediari che garantiscano il requisito della disabilità, ma può basarsi su una rete istituzionale sicura; questo significa che un editore può verificare non solo se una persona è disabile ma anche di quali disabilità è portatore, e conseguentemente autorizzare profili di utilizzo e di copia in relazione allo specifico handicap.

Ci preme far presente queste cose proprio perchè se ne tenga il giusto conto in fase di progettazione e messa a punto delle piattaforme tecnologiche, innanzitutto nel nostro interesse a non essere ancora una volta emarginati, ma anche nell’interesse di chi investe in tali progetti.
Infatti errori di progettazione possono precludere spazi di mercato, e, in caso di adeguamenti successivi, hanno numerosi costi aggiuntivi, mentre ora sarebbero quasi a costo zero.

Auspicheremmo infine che, prima dell’entrata a regime della piattaforma, essa possa essere testata e rodata attraverso procedure e file di esempio che permettano di risolvere eventuali criticità sia per quanto riguarda le procedure di acquisto e di pagamento che le modalità di fuizione dei contenuti: al riguardo sarebbe di particolare utilità collaudativa poter disporre di pubblicazioni scientifiche, anche di dominio pubblico, secondo i differenti profili di utilizzo, perchè è su questo versante che possono porsi i maggiori problemi di trascrizione secondo modalità sensoriali alternative, e di riadattamento.
Concludiamo augurandovi il meritato riscontro natalizio con vendite massicce di ebook, e augurandoci nel contempo di poterne godere e regalarne anche noi, soddisfatti di aver acquistato e fruito autonomamente senza intoppi, convinti come siamo che questo, per chiudere il cerchio con quanto detto all’inizio, potrebbe speriamo definitivamente risolvere in gran parte i nostri problemi di accesso alla cultura, alla scuola, alla attività professionale.
Con fiducia

Second Life, i Dik Dik e i libri

Come un sasso che l’acqua tira giù…” Mitico, sembrano proprio i Dik Dik. La voce è la stessa, solo che è dal vivo. Ah sì? Son proprio i Dik Dik? Bello! Un sacco di gente, canzoni emozionanti.

Dalle reazioni del pubblico si capisce anche che l’età media non è proprio proprio giovane, qualcuno vuole accendere gli accendini su “Sognando la California“. Perdinci, andavo alle elementari io che proprio un ragazzino non sono…

Questo succedeva ieri sera a Ergo’s Point,un avvenimento dedicato alla presentazione del libro “I ragazzi della via Stendhal” di Pietruccio Montalbetti, leader dei Dik Dik (e sì, era proprio sua quella voce).

Qualche tempo fa ho collaborato alla preparazione di un evento analogo, la presentazione del ““Libro delle mele” di Giuliana Lomazzi a Imparafacile, una sim dedicata a corsi, seminari, ricerca didattica, eventi, cultura, ricerca didattica, e-learning su Second Life con cui collaboro (sto facendo dei corsi per principianti se a qualcuno interessa, ImparaSL. Prossimamente un report).

Entrambi gli eventi sono stati gradevoli, efficaci e coinvolgenti. Così, giusto una riflessione su uno strumento (Second Life) che si sta rivelando sempre più flessibile ed efficace. Il gabbiano che si nasconde in me scorge lidi da esplorare (è una citazione…).

Oggi sono tornato sul luogo del concerto e mi sono fatto una foto sul palco dei Dik Dik, spero che non se ne abbiano a male.

La mia chitarra è la stessa tua, caro Montalbetti : ).

sul palco dei Dik Dik