Musica, arte e mondi virtuali

In Second Life si è appena concluso l’opening concert dei Chouchou. Un successo strepitoso, come da aspettative. Trenta secondi dopo (30 secondi…) l’apertura della sim a ogni tentativo di tp “sim full, retry later”. Mentre le altre sim chiudono, Chouchou triplica e ora sono tre sim.
Vendono “dischi” a palate, in tutti i formati.

Perché?

Me lo sono chiesto, è così stridente il confronto con altre manifestazioni che si auto-definiscono “artistiche” dove, se va bene, ti rompi le palle.

Alla fin fine, è facile da capire. La voce di Juliet Heberle è così bella e dolce che ammazza la gente, ti ruba il cuore. Arabesque Choche secondo me è Ryuichi Sakamoto travestito da avatar, ne sono sicuro. Le musiche sono bellissime, la grafica e le sim curatissime.
Perché loro hanno successo e altri no? Semplice, perché loro hanno l’arte e hanno il cuore.
E la gente lo capisce, istintivamente. È una qualità dell’arte, e se non c’è emozione, se non si è capaci di donare se stessi, non si è artisti ed è giusto che il successo non giunga.

Chi se ne frega delle pippe mentali dell’artista alle prese con strampalate composizioni di particelle o ignobili “composizioni astratte”? O degli ancora più pezzenti “galleristi” del tutto improvvisati che infestano Second Life?

Non ci sono discussioni. Quando c’è, la qualità paga alla grande, dona gioia al pubblico e si attua quello scambio magico che è l’arte. Grazie Juliet, grazie Arabesque.

Il resto, sono pippe.

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