L’intento semantico e l'accessibilità

Le tecnologie assistive utilizzate da ipovedenti e non vedenti per funzionare si basano su un layer del sistema operativo utilizzato sul computer dell’utente (in assoluta prevalenza Windows, ma anche Mac OS X e Linux), rilevando in questo layer precise istruzioni (nel caso in oggetto, gli elementi accName, accRole e accValue) che permettono di ricostruire in modo elettronico le informazioni semantiche che il nostro occhio rileva immediatamente e che il nostro cervello elabora in base a un modello visivo consolidato permettendoci di riconoscere “a colpo d’occhio” gli elementi che costituiscono il corpo di un documento, ovvero il testo normale, titoli, immagini, tabelle, elenchi puntati e numerati, e così via.

Tutto questo avviene indipendentemente dal contenuto di questi elementi, la semplice rappresentazione grafica codificata ci permette l’identificazione dell’intento semantico di quel particolare elemento informativo.

Lo scopo delle tecnologie assistive è riprodurre tramite computer questa struttura semantica, in modo che sia percepibile anche a chi abbia difficoltà o completo impedimento a vedere il monitor.
Questo avviene soltanto se le istruzioni citate in precedenza sono presenti e correttamente utilizzate.

Si tratta di una questione tecnicamente molto semplice: se la tecnologia assistiva individua il ruolo di un elemento tramite una corretta istruzione accRole, questa sarà in grado di assegnare all’elemento il valore semantico corretto e quindi, per esempio, potrà ricostituire l’indice del documento cercando nel contenuto gli elementi che possiedono accRole=H1, H2, H3 e così via (alle condizioni esposte nel post “Il problema della grammatica formale pubblicata”).

È evidente che l’assenza di queste informazioni nel documento ne provoca l’inaccessibilità: per esempio, un utente di Jaws (lettore di schermo) premendo la combinazione di tasti Ins+F6 otterrà un laconico messaggio “Nessuna intestazione presente nel documento” invece di un vero e proprio indice navigabile, come accadrebbe invece se il computer rilevasse i corretti ruoli semantici assegnati agli elementi (lavoro che deve essere svolto da chi impagina il documento).

È facile riprodurre visualmente l’effetto della mancanza di queste informazioni fondamentali: basta provare a visualizzare un documento in cui sono presenti dei titoli. I titoli sono immediatamente riconoscibili perché di corpo più grande, in grassetto, e di dimensioni che ne indicano l’importanza gerarchica (intento semantico degli elementi al lavoro) e immaginare di osservare lo stesso testo ma tutto nello stesso carattere e senza interruzioni di paragrafo: una marmellata di caratteri incomprensibile, che per essere decodificata richiede un elevato stress cognitivo all’utente (ed ammesso che questo sia possibile).

Il secondo caso, seppur leggibile da un lettore di schermo o visibile sul monitor da parte di un ipovedente, non può essere ritenuto accettabile e/o accessibile.
Per definire un testo “accessibile” non è certo sufficiente la condizione “un lettore di schermo lo legge”.

È vero, il lettore di schermo legge quanto appare sul monitor, è il suo lavoro, ma a noi interessa che l’utente ne possa fruire proprio come se si trattasse dello stesso documento su carta, non che una tecnologia effettui la lettura di caratteri disposti alla rinfusa sullo schermo.

Rif:

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