Second Life e il lag: Linden Lab all'attacco

guerra al lag in second life

Che cosa sia il lag e quali problemi possa dare, chiunque abbia mai usato Second Life l’ha sperimentato. Finalmente Linden Lab ha annunciato una serie di strategie tese a ridurre questo indesiderato effetto collaterale, e la linea di attacco presentata mi sembra davvero risolutiva.

Quest’anno Linden Lab effettuerà il più grosso singolo investimento di capitale nella storia dell’azienda in nuovo hardware per i server (alla faccia di chi ancora oggi sostiene che Linden Lab sia in difficoltà economica). Questo nuovo hardware fornirà ai residenti migliori performance e stabilità. Il nome dato alla prima fase del progetto è Shining.

Come risultato della fase di indagine, il progetto è stato suddiviso in tre sottoprogetti: Sunshine, Object Caching e HTTP Library.

Il progetto Sunshine (Server-side Baked Texture Generation & Storage) cerca di risolvere un comportamento dei viever che sicuramente è fra i responsabili del lag: tutti i client che utilizziamo creano le texture che rappresentano gli avatar in locale, e le rimandano al simulatore affinché gli altri viewer le possano rappresentare nello stesso modo. Questo genera un gran traffico di asset fra il viewer e i server e viceversa per lo scaricamento di asset individuali dal simulatore. Inoltre, l’hardware del computer su cui viene eseguito il client Second Life può introdurre ulteriori errori di rendering e interpretazione delle bitmap, e per cercare di prevenire e correggere questi errori vengono utilizzati pesanti meccanismi di fallback, fonte di ulteriore carico e, di conseguenza, lag.

Con Sunshine verrà introdotto un Texture Server, che potrà caricare i risultati delle baked texture da un database contenuto nella HTTP Library, il secondo componente di questa rivoluzione, invece che ricalcolarli interamente.

Object Caching & Interest List è il terzo ingrediente della ricetta anti lag. La cache attualmente utilizzata dai viewer è abbastanza rudimentale, poiché vengono salvati in cache soltanto i dati presenti in memoria al momento della disconnessione da una regione. Il nuovo sistema è progettato per assicurare che il viewer non continui a scaricare la stessa texture se questa non è stata modificata e questo alleggerisce di molto il traffico di dati tra viewer e simulatore.

Inoltre, quando il viever si connetterà a una regione, per prima cosa il simulatore comunicherà al viewer  la lista degli oggetti presenti in cache, e il viewer risponderà fornendo il timestamp degli oggetti disponibili nella cache locale. Dopo la verifica, soltanto gli oggetti eventualmente differenti verranno scaricati.

Maggiori informazioni sono reperibili a “Project Shining to Improve Avatar and Object Streaming Speeds“.

Epub vs. PDF vs. MOBI vs. Godzilla vs. Frankenstein

PDF, Epub, Mobi, KF8: la guerra dei formati

Che gran traffico su questi e-book. E quanti formati, quasi tutti incompatibili e insidiosi da convertire. Così, un e-book che funziona decentemente su una periferica è completamente inutilizzabile su un’altra, e così via. PDF, Epub, Mobi, KF8, tutti contro tutti. La torre di e-Babel.

Inoltre, molte delle versioni elettroniche disponibili sono realizzate malamente, evidentemente in economia e grande velocità senza alcuna verifica. Ovvio che a pagare è sempre l’utente, che qualche volta spenderà dei soldi per comprare degli e-book ma probabilmente si stuferà presto.

Trovo quindi del tutto sciocchi molti dei discorsi sul mercato degli e-book, la loro diffusione, l’esplosiva crescita, la prodigiosa macchina da guerra e così via, in gran parte basati su slogan, fuffa marketing e speranze personali (in Italia, in altri posti per quello che conosco sembra una cosa più seria). Che futuro può avere un mercato che vende prodotti avariati?

D’altra parte, capisco anche la confusione degli editori. Probabilmente in gran parte all’oscuro degli aspetti tecnici, vedono il loro e-book aprirsi in un qualche reader complice il service all’arrembaggio del momento che promette conversioni velocissime a prezzi ultra bassi e pensano eccoci, siamo pronti per il futuro (MOAR! LOOK MA IM IN TEH FUTUAR! We’re totally not going to go extinct now!”). E bisogna fatturare, c’è la crisi, e così via.

Io se fossi un editore sarei preoccupato del mio catalogo. Quale formato utilizzare per gli originali? Quale sarà il formato che mi permette di disporre di tutti i miei contenuti nella forma più flessibile possibile, la più universale, quella che più facilmente si adatterà ai formati di distribuzione attuali e futuri? Ci vuole quanto meno un formato standardizzato, creato da un ente super-partes, completo quanto basta.

Già, ancora il W3C e i suoi markup. Ma i markup originali, non quelli “modificati” o proprietari.

AAC: Augmentative and Alternative Communication

Augmentative and Alternative Communication

La Augmentative and alternative communication (AAC) include tutte le forme di comunicazione diverse da quella orale utilizzate per esprimere pensieri, necessità, desideri ed idee. Fare una faccia, un gesto, usare simboli o immagini, scrivere sono forme di comunicazione AAC.

Le persone con gravi problemi di linguaggio o espressivi fanno riferimento alla AAC per supplire il parlato attuale o rimpiazzare le parti non funzionali. Per aiutare queste persone ad esprimersi sono disponibili speciali aiuti, high tech e low tech, come dispositivi elettronici e lavagne con simboli. In questo modo queste persone potranno aumentare (la A di augmentative) le proprie interazioni sociali, migliorare le performance a scuola e sentirsi maggiormente auto sufficenti.

Gli utenti AAC non devono abbandonare l’uso del parlato, se sono in grado di utilizzarlo. Gli aiuti e le attrezzature AAC vengono utilizzate per migliorare la loro comunicazione.

E’ un campo ancora un po’ sconosciuto dell’accessibilità, ma probabilmente è ora di iniziare a parlarne anche per quello che riguarda il Web Design. C’è chi fa dei miracoli con la AAC, per esempio Stephen Hawking. Speriamo che le WCAG 3.0 se ne ricordino…

Anche Stephen Hawking, un noto fisico affetto da atrofia muscolare progressiva, usa AAC con risultati a dir poco sorprendenti.

 

Reale o virtuale?

Si sente spesso parlare delle attività che si svolgono in rete come se fossero “virtuali”: una realtà virtuale contrapposta a una realtà reale, qualche volta con un sorrisino ironico sulla versione virtuale, percepita come simulata, inefficace.

reale

1 [re-à-le] agg., s.
  • 1 Che esiste o è esistito veramente, che è in atto SIN effettivo, concreto, vero: pericolo r.; non conosco le sue r. intenzioni || socialismo r., quello realizzato come sistema politico e sociale in partic. in Unione Sovietica e nei paesi dell’Est prima della crisi del 1989

virtuale

[vir-tu-à-le] agg.
  • 1 Che esiste solo in potenza; che non è o non è stato ancora posto in atto SIN potenziale, teorico: la sua libertà, dato lo stretto controllo a cui è sottoposto, è solo v.; molto probabile: il v. vincitore del campionato
  • 2 fis. Effettuabile: spostamento v.
  • 3 inform. Simulato, ricostruito al computer e che appare come se fosse reale: realtà v.
  • avv. virtualmente, in modo v., ipoteticamente

Penso che l’uso del termine “virtuale” in questo contesto sia proprio sbagliato: come diceva tempo fa Quintarelli, “dammi le coordinate del tuo home banking su Internet, tanto è virtuale…”

Tutte le attività che svolgiamo in rete sono profondamente reali. Anche le attività più particolari, per esempio volare o camminare sott’acqua in Second Life. Soltanto si svolgono in un ambiente diverso, che potremmo chiamare elettronico. Banale, no?

La contrapposizione fra virtuale e reale ricorda molto il significato ristretto imposto sulla parola “mondo” dalla chiesa, il mondo terreno contro il cielo. Un mondo reale contro un mondo virtuale. Ma è davvero così?

Trovo molto interessante il lavoro svolto da Ostrowicki [aka Sidey Myoo] Michał. Ostrowicki postula che le problematiche della sfera elettronica rappresentino una parte dell’ontologia e le denomina come “ontoelectronic“. Egli pone una distinzione tra un’immagine elettronica e un essere elettronico, indicando così che differiscono una dall’altro nel loro stato esistenziale, e quindi nega qualsiasi metafisica equivalenza tra i due. Questa netta distinzione tra un’immagine elettronica e un essere elettronico è postulata come fondamentale per le problematiche della metafisica della sfera dell’essere elettronico.

Sidey Myoo ha scritto un interessante documento su Second Life, 10 Truths about the Electronic World.

Mi sembra interessante riportarlo, il condividerlo potrebbe chiarire le idee a molti.

  1. The Electronic World is an alternative reality in relation to the physical world.
  2. The Electronic World is a human world, capable of accommodating human dimensions: emotions, feelings, and spiritual values.
  3. The Electronic World is a reality accepting the transfer of all kinds of human life activity, it is a source of self-creation and autonomous creation, personal investigation and expression.
  4. The Electronic World is a source of new possibilities, different from those existing in the physical world.
  5. The Electronic World can provide the area and objectives of existential choices and human decisions concerning the reality in which persons want to experience their lives.
  6. The Electronic World is immaterial and develops a space different from physical world.
  7. The Electronic World expands its capacities in line with technological advances.
  8. The Electronic World develops faster than the physical world, influencing the evolution of human being.
  9. The Electronic World is not a simulation and there is no space for simulation in it.
  10. The Electronic World is reality, the game occurs in the physical world.

Sidey Myoo

Sì, mi sento cittadino del mondo elettronico, per niente virtuale.

PDF accessibili: qualche novità in arrivo

pdf universal accessibleIl lavoro di Adobe sul formato PDF riguardo l’accessibilità è instancabile. Il formato PDF/UA (Universal Accessible) è ormai allo stato di “FDIS” (Final Draft International Standard) e diventerà ISO 14289 nel terzo quadrimestre 2012.

Ricordo che lo scopo principale di ISO 14289 (conosciuto come PDF/UA) è quello di definire una rappresentazione dei documenti elettronici in formato PDF in modo che questi file siano accessibili e le loro caratteristiche direttamente mappabili alle WCAG 2.0.

Inoltre, Adobe ha stretto una intesa con gli sviluppatori dello screen reader NVDA, screen reader open source, per dotare questo screen reader gratuito di un eccellente supporto al nascente formato, oltre che alle applicazioni AIR (per esempio, Adobe  Digital Edition), ai libri in epub e in genere ad HTML ed ARIA.

Non male.

Machinima e fotografia in Second Life: Nirans Viewer

Il Nirans Viewer è un viewer high end per Second Life dedicato alla fotografia e al machinima. Gli aggiornamenti e le patch sono continui, e per poterlo sfruttare al meglio è necessario un hardware piuttosto potente, tanta RAM e una eccellente scheda grafica, anche se non è avido di risorse come pareva essere il suo predecessore Kirsten Viewer.

L’interfaccia del viewer, basato sulla v. 3, è estremamante personalizzata e ben organizzata. Insomma, se vi piace fare foto e avete in progetto di realizzare qualche machinima, secondo me un’occhiata dovreste dargliela. Se il vostro hardware è adatto, sarà difficile tornare al “normale” viewer anche per l’uso quotidiano.

Il pannello Machinima Options di Nirans Viewer

 

Il tagging di file PDF ed Epub in Indesign 6

Tempo fa su questo blog si parlava delle procedure di corretto tagging dei documenti allo scopo di ottenere PDF accessibili e delle procedure necessarie per determinare la corretta Mappa ruolo. Cose un po’ noiose e complesse, ma necessariamente da svolgere a mano in post-produzione.
Mi fa quindi molto piacere notare come nelle nuove versioni di Indesign (a partire dalla 5.5) sia stato aggiunto un nuovo pannello che permette di eseguire con semplicità le operazioni di mappatura necessarie direttamente all’interno del programma.
La finestra di dialogo Paragraph Style Option tramite la scheda Export Tagging permette di definire per ciascuno stile di paragrafo personalizzato il corrispondente tag Epub (e HTML) e/o PDF tramite un elenco a discesa.
Per Epub e HTML è inoltre possibile associare direttamente una classe CSS, così da automatizzare anche la presentazione a monitor del documento.
In questo modo sarà molto semplice ottenere file già correttamente strutturati, senza dover intervenire a posteriori, rispettando quella semantica degli elementi così importante per l’accessibilità e la corretta interpretazione dei documenti da parte di tutti i device.

La finestra di dialogo Paragraph Style Options di Indesign