Livio e il teorema della palla pelosa: ancora l'accessibilità…

“Non è possibile pettinare completamente una palla pelosa”, dice questa teoria. Io ogni tanto ci provo, ma effettivamente è difficile.

La storia si svolge attorno all’argomento accessibilità, ed è un po’ pelosa. Capita di leggere un articolo dove si annunciano mirabilie per il prossimo arrivo di libri digitali accessibili, con tanto di citazione della Legge Stanca. Ok, l’abbiamo già sentita, parto un po’ prevenuto, però ovviamente mi incuriosisco e vado a vedere.

La maggiore pecca dell’articolo per me è nel titolo, che contiene un “finalmente”. Un avverbio importante, ce l’abbiamo fatta, i problemi son risolti… Uhm. Il testo dell’articolo è piacevole, scritto da una persona entusiasta che pare credere davvero a quello che ha sentito dire con le sue orecchie da un importante relatore in un importante convegno.

Esiste un sito di riferimento, andiamo a vedere, no? Immediatamente noto nell’area sinistra della home page  una dichiarazione di accessibilità, con un link “Download Certificato”. Accidenti, addirittura un certificato? Che sito sarà mai questo? Leggo il certificato (in PDF, taggato malamente ma pazienza), dove scopro che una importante associazione di disabili certifica l’accessibilità del sito, anzi la certificazione fa riferimento esplicito alla metodologia della 04/2004, verifica oggettiva e soggettiva, quindi sono del tutto autorizzato a pensare che la verifica sia stata effettuata con l’intento di adeguare il sito ai requisiti di detta legge. Bè, già lo sapete come va a finire, un’analisi di due minuti mi fa rilevare che il sito non è per niente a norma.

Ci sono degli errori proprio grossolani, addirittura non esiste una struttura dei titoli. O meglio, esiste, ma sono tutti h1 e non si sono nemmeno accorti che in due dei banner che campeggiano nella pagina sono stati marcate con due elementi h1 separati le due parole che compongono il titolo, proprio su due titoli che sono “Editoria accessibile” e “Lettura accessibile”. Sì, la immagino la lettura accessibile con lo screen reader che dice “titolo di primo livello – Lettura” “titolo successivo – Accessibile”. Possibile? Dicono di aver fatto anche una verifica con utenti, nessuno ha letto gli h1 nei banner della home page?

E ovviamente la navigazione per titoli, fondamentale per chi usa uno screen reader, in questo caso non porta da nessuna parte, poiché non sono veri titoli, gli serviva solo mettere del testo grosso nei banner. Il sito è fatto tutto in questo modo, e certamente non è a norma, non sto a entrare nel dettaglio.

Ma come, un sito che trasuda accessibilità, fondato sull’accessibilità, pesantemente finanziato per realizzare libri accessibili, che mette in home page una dichiarazione di accessibilità con un certificato firmato da un importante istituto per ciechi… non è accessibile?

Ebbene è proprio così. Piuttosto irritato (proprio incazzato, direi), ho commentato il post in questione (che compare sul sito di un importante quotidiano italiano) facendo presente l’evidente incongruenza. Il giornalista passato un primo momento di sbandamento ha ripreso le redini del discorso, e contattato l’istituto in questione. Ha risposto il direttore, motivando i fatti con delle curiose affermazioni, che copio/incollo:

“Le anomalie riscontrate e rilevate tra i commenti di questo blog, sono effettivamente presenti, ma si è ritenuto sufficiente segnalarle al gestore del sito, in fase di sua realizzazione, senza tuttavia sanzionarle come “inammissibili”,

Segue arrampicamento sugli specchi per motivare tecnicamente questa scelta, affermando che “tutti i lettori vocali di schermo dispongono di comandi rapidi da tastiera per saltare immediatamente da una HeadLine all’altra”. A me viene proprio il dubbio che non ci abbiano provato, o si sarebbero accorti di quella stranezza nei banner. E proprio perché i lettori vocali permettono di navigare utilizzando la struttura dei titoli che ne avrebbero dovuta produrre una. Vorrei andare lì e chiedergli ci sei o ci fai…

Intravedete la palla pelosa?

Continua dicendo che “Insomma, abbiamo la sensazione che le critiche, magari formalmente legittime, tendano maggiormente a ribadire l’obbligo di una applicazione pedissequa e formalistica delle “norme”, astraendole però un po’ troppo dalle situazioni e dai casi concreti“. Magari formalmente legittime? Ma stai scherzando o cosa?

Al che un altro lettore fa giustamente notare che

“desidererei Lei spiegasse in forza di quale norma o criterio Lei ritiene Vi sia consentito considerare priva di rilevanza la conformità ai requisiti 1, 15 e 19 del citato provvedimento (nel caso del requisito 15 addirittura anche obsoleta, Lei dice, a causa dell’evoluzione tecnologica dei browser) se invece, come pare evidente, ciò Vi è al contrario imposto da una Legge della Repubblica con tanto di completo impianto regolamentare ad essa correlato e in pieno vigore?”.

La risposta è terrificante:

“proprio pensando alla lacuna vera della legge 4/2004 e dei suoi regolamenti attuativi che non prevedono, purtroppo, alcuna sanzione per chi non rispetta nella vera sostanza i criteri di accessibilità dei siti web, e sono davvero tantissimi in questo nostro povero e martoriato paese, mantenendo barriere di separazione e di segregazione verso tutte le persone con disabilitàe perpetrando in tal modo l’odiosa violazione di un diritto di cittadinanza, di inclusione sociale e di partecipazione attiva.”

Voi di questo istituto, vi rendete conto che a rendere povero e martoriato questo paese e a mantenere le barriere di separazione siete proprio voi con questo comportamento? Quale sarebbe “la vera sostanza“? Quello che dite voi? E che quel “i regolamenti attuativi non prevedono alcuna sanzione” in questo contesto di illegalità suona come “ma chi se ne frega, tanto non c’è una pena”? Vi rendete conto che alla prima riga di quel certificato avete scritto testualmente “L’Istituto xxxxxx, validatore CNIPA, su richiesta della società xxxx di Milano fornisce il presente rapporto sull’accessibilità ai disabili del sito”? Vi rendete conto che state agendo in nome dello Stato Italiano? Ma soprattutto, vi rendete conto che dovreste agire per difendere i diritti dei disabili, pene o meno, voi per primi? E che invece avvallate l’idea di una accessibilità “più o meno”, subordinata alle personali convinzioni di qualcuno? L’accessibilità non può e non deve essere un’opinione, sennò è inutile parlarne.

Io non riesco sinceramente a capire se si tratti di ignoranza, arroganza, indifferenza o che altro. Mi fa impressione questa mancanza di rispetto verso l’accessibilità in genere, e che questa provenga da un istituto per ciechi, firmata da un ingegnere e perorata dal suo direttore mi fa veramente star male. Ma per quale motivo avete voluto apporre una certificazione di accessibilità su un sito che non lo è? Vi rendere conto del danno che fate all’accessibilità? Se non interessa a voi, a chi mai interesserà?

Ma dove vuole andare l’accessibilità se non interessa nemmeno ai rappresentanti dei disabili?

In commenti successivi le mancanze (grosse) del sito vengono definite “lievi anomalie del tutto formali“. Ma avete provato almeno a ingrandire i caratteri del sito? Non avete visto la barra di scorrimento che compare immediatamente? Eccetera eccetera, le “anomalie” (a casa mia si chiamano errori) sono numerose e gravi.

Non sono entrato nel dettaglio su quel blog, sarebbe inutile. Mi sono limitato a far notare che concordavamo sul fatto che il sito non è conforme, e forse sarebbe meglio togliere quella certificazione. Almeno per rispetto verso i disabili.

Se poi rendessero il sito veramente accessibile, sarebbe anche meglio. Anche perché il sito per ora non passa nemmeno una verifica automatica, non dico a livelli sofisticati ma nemmeno a un livello di base come WCAG 1 Livello A… ma quali test avete fatto?[1. Verifica con Achecker WCAG 1 Level A: Know problems 10, Likely Problems 44, Potentially Problems 71)]


Dopo questo post, quel sito è stato modificato. Le modifiche apportate sono incommentabili, e certamente non risolutive. Però, quella certificazione è sempre lì.

Provare per credere: http://www.progettolia.it/

Da PDF (o doc, o rtf…) a XHTML senza soffrire troppo

Che dobbiate realizzare un sito o preparare i testi per un epub, poco cambia: è necessario ricavare del codice XHTML di qualità e pulito da un altro formato. Quasi tutti i programmi di impaginazione e word processing dispongono di una opzione “Salva in HTML”, ma se ci avete provato avete già visto i risultati: un file html che tenta di riprodurre l’impaginato (vai a sapere perché), pieno di classi, div span e codice di formattazione. Un programma vale l’altro, tutti producono codice “sporco”.

Con tanta pazienza ci si mette all’opera per le necessarie pulizie, chi con Blocco Note chi con altri editor più sofisticati, Trova e Sostituisci e per i più arditi Grep. Comunque, può essere un’impresa decisamente penosa.

Scrivo questo post per condividere una caratteristica di Dreamweaver che ho trovato molto utile in questa situazione. Vediamo un tipico esempio: ho solo il PDF e devo ricavarne il codice XHTML.

Apro il file in Acrobat Pro, provo ad esportarlo come XHTML, utilizzando le opzioni disponibili a secondo del caso.

Salvataggio del file in xhtml a partire da PDF

Vediamo che è successo.

L’orrendo codice prodotto: e ora chi lo pulisce?

Bè, ok, non è un gran risultato pensando che tutto il codice presentazionale è superfluo e va eliminato. Un lavoro lungo e noioso. Però forse no, un momento, apro il file in Dreamweaver.

Osservando il codice, è evidente che la spazzatura è generata da un’enorme quantità di attributi style, class ed elementi span.

IDEA!

Il Trova e Sostituisci di Dremaweaver fa ovviamente questo lavoro, ma anche altro. Fra le varie opzioni, permette anche di cercare uno specifico tag e rimuoverne gli atttibuti. Nel nostro caso, tutti i tag con attributo style.

Rimozione di tutti gli attributi style e relative definizioni in un colpo solo.

Ripeto la stessa operazione per class, seleziono Commands > Apply Source Formatting così metto anche in bella vista il codice, e… ok, fa proprio un’altra impressione. In pochi minuti di lavoro.

Il codice ripulito.

Probabilmente sarà necessario qualche altro ritocco, ma certo è un’altra cosa.

Accessibilità nel Decreto Legge Crescita 2.0

Ok qualcosa è successo, l’ex decreto Digitalia ora D.L. Crescita 2.0 è stato approvato dal Consiglio dei Ministri. Ora, come tutti i Decreti Legge (che sono provvedimenti d’urgenza di carattere provvisorio), entro 60 giorni deve essere convertito in legge, o perderà qualsiasi efficacia.

Nell’ultimo testo conosciuto prima della pubblicazione in Gazzetta, presumibilmente lunedì 6/10/2012,  l’accessibilità era finita insieme agli Open Data, con una serie di modifiche alla 04/2004. Modifiche importanti, che ampliano l’azione della Legge Stanca.

Per esempio, l’azione della Stanca viene estesa “a tutti i soggetti che usufruiscono di contributi pubblici o agevolazioni per l’erogazione dei propri servizi tramite sistemi informativi o internet.”;

Vengono introdotte delle sanzioni, e in particolare il punto 6 assegna alla nascente agenzia ulteriore compito di vigilanza di tipo attivo: il cittadino segnala e se ci sono problemi, entro 90 gg. la PA deve sistemarli a pena sanzioni dirigenziali e valore della premialità.

5. Entro il 31 marzo di ogni anno, le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, pubblicano nel proprio sito web, gli obiettivi di accessibilità per l’anno corrente. La mancata pubblicazione è altresì rilevante ai fini della misurazione e valutazione della performance individuale dei dirigenti responsabili.
6. Gli interessati che rilevino inadempienze in ordine all’accessibilità dei servizi erogati dai soggetti di cui all’articolo 3, comma 1, della legge 9 gennaio 2004, n. 4, ne fanno formale segnalazione, anche in via telematica, all’Agenzia per l’Italia digitale. Qualora l’Agenzia ritenga la segnalazione fondata, richiede l’adeguamento dei servizi assegnando un termine non superiore a 90 giorni.
7. L’inosservanza delle disposizioni del presente articolo, ivi inclusa la mancata pubblicazione degli obiettivi di cui al comma 5:
a) è rilevante ai fini della misurazione e della valutazione della performance individuale dei dirigenti responsabili;
b) comporta responsabilità dirigenziale e disciplinare ai sensi degli articoli 21 e 55 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, e successive modificazioni, ferme restando le eventuali responsabilità penali e civili previste dalle disposizioni vigenti.

Spero vivamente che nel passaggio al Parlamento sia possibile includere anche l’Art. 27 della proposta Palmieri/Gentiloni, che chiedeva:

Art. 27.
(Accessibilità dei testi scolastici).

1. Dopo il comma 2 dell’articolo 5 della legge 9 gennaio 2004, n.4, è aggiunto il seguente:
«2-bis. Il materiale di cui al comma 2 del presente articolo, oltre che agli obblighi di cui all’articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 3 maggio 2006, n.252, è sottoposto all’obbligo di deposito della versione digitale ai sensi del decreto del Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione 30 aprile 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.136 del 12 giugno 2008. Tale versione è resa disponibile per l’acquisto dagli editori ad un prezzo inferiore rispetto a quello della versione cartacea».

Sarebbe un passaggio decisivo, di quelli che possono cambiare in meglio la qualità della vita di tutti e specialmente di chi è in difficoltà. Una piccola frase per un enorme cambiamento.

Su Twitter gli Onorevoli Antonio Palmieri e Roberto Rao hanno già risposto positivamente alla chiamata di Roberto Scano. Speriamo bene, ma bisogna spingere un po’.