Norme e standard: accessibilità del Web e dei documenti digitali online per i disabili

Articolo per Il Documento Digitale, versione cartacea – marzo 2013

Per sua natura, il Web comprende fra sue caratteristiche fondative anche l’accessibilità: come enunciato fin dal lontano 2005 da Tim Berners-Lee, il creatore del Web come lo conosciamo, “The power of the Web is in its universality. Access by everyone regardless of disability is an essential aspect”.

Per realizzare questo obiettivo, il consorzio W3C ha creato una apposita iniziativa, chiamata Web Accessibility Initiative (WAI). Il materiale redatto da questo gruppo di lavoro esteso, che comprende rappresentanti delle maggiori software house, rappresentanti di governi e organizzazioni di disabili a livello mondiale, è di grande estensione e qualità. Dopo anni di lavoro, sono state rese pubbliche linee guida, tecniche e griglie di
valutazione che gli sviluppatori dei siti Web possono utilizzare per verificare l’accessibilità dei siti realizzati.

Attualmente queste Linee Guida sono diventate standard ISO, (ISO/IEC 40500:2012) e fanno da riferimento alla normativa sull’accessibilità di numerose nazioni nel mondo, fra cui anche l’Italia con la Legge 04/2004 già citata con i relativi decreti attuativi, che fissano i requisiti a cui debbono sottostare i siti web della Pubblica Amministrazione.

Per accessibilità nell’ambito della legge 04/2004 (detta anche Legge Stanca) si intende la “capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari”.

Sono previsti dalla normativa due livelli di verifica, una verifica oggettiva, da implementare mediante l’utilizzo di strumenti di validazione automatica e un intervento dell’esperto tecnico sulle soluzioni adottate, e una verifica soggettiva, da condurre tramite l’analisi da parte di uno o più esperti di fattori umani mediante l’osservazione diretta dello svolgimento di attività predefinite da parte di un gruppo di utenti rappresentanti delle varie disabilità: sordità, ipovisione, daltonismo, cecità, disabilità motoria agli arti superiori, distrofia spastica, disabilità cognitiva, nonché soggetti appartenenti a diverse categorie di utenti interessate ad accedere al sito. Il rispetto dei Requisiti indicati (22 in totale) dall’Allegato A del Ministeriale 8 luglio 2005 permette di definire il proprio sito come “sito accessibile”.

In effetti, un sito realizzato in quel modo potrà essere fruito dalla più grande platea di utenti possibile, anche da parte di chi per consultare il documento utilizza particolari tecnologie assistive come possono essere i lettori di schermo (software in grado di leggere a voce alta quello che compare sul monitor dell’utente), tastiere e schermi Braille, gli ingranditori utilizzati dagli ipovedenti e innumerevoli altre tecnologie di ausilio. Nonostante questo, i siti web della Pubblica Amministrazione realmente a norma sono pochissimi. Per quale motivo, non è facile da definire. Senza
dubbio pesa una certa “ignoranza” degli sviluppatori.

Anche la vigilanza su questi aspetti dei dirigenti è importante (la Legge Stanca comporta responsabilità dirigenziale e responsabilità disciplinare ai sensi degli articoli 21 e 55 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ferme restando le eventuali responsabilità penali e civili previste dalle norme vigenti). In effetti, l’accessibilità impone un obbligo: i documenti realizzati alla fine delle verifiche dovranno essere di ottima qualità, utili e maggiormente fruibili per tutti.

Come anticipato, probabilmente un grosso impedimento alla realizzazione di questo intento proviene dalla scarsa conoscenza dell’argomento da parte degli sviluppatori e degli amministratori.

L’attività di verifica di grossi siti della Pubblica Amministrazione svolta da CNIPA insegna questo, e i colloqui svolti con gli sviluppatori allo scopo di risolvere le problematiche presenti sui siti analizzati hanno sempre portato, una volta compreso l’argomento, a positive evoluzioni sia in termini di accessibilità sia in termini di qualità generale del sito.

Il sito “accessibile.gov.it”, un portale nato per raccogliere segnalazioni di difficoltà d’uso da parte dei cittadini ed avviare un dialogo e fornire assistenza alle amministrazioni coinvolte, ha raccolto durante la sua attività più di mille segnalazioni di utenti disabili. Sul sito è presente inoltre una biblioteca di tutorial e materiale vario sull’argomento accessibilità. Ebbene, anche in questo caso le amministrazioni quando rese consapevoli del problema hanno provveduto in grande maggioranza alla soluzione dello stesso.

Inoltre, nessuna associazione di disabili ha mai avviato una causa contro un’amministrazione mancante da questo punto di vista, e men che meno un privato. La mancanza di sentenze e l’elevato costo delle cause probabilmente ha bloccato anche questo possibile deterrente, mentre all’estero accade di frequente (famoso il caso di un cieco contro il sito delle Olimpiadi di Sydney) ovviamente mantenendo alta l’attenzione sul problema.

Allo stato attuale, anche ai documenti elettronici possono essere riservate le stesse cure dei siti web, e i più diffusi software dispongono di validatori dell’accessibilità integrati. Per esempio, Microsoft Office dispone di un validatore molto efficace per Word, Excel e Powerpoint. Lo stesso si può dire riguardo Adobe Acrobat, lo strumento utilizzato per creare i molto diffusi file PDF.

In conclusione, sono disponibili tutti gli strumenti tecnologici necessari per realizzare compiutamente questo importante traguardo, esiste una solida normativa di riferimento sia nazionale sia internazionale, sono disponibili numerosi esempi applicativi e linee guida. L’accessibilità del Web e dei documenti elettronici in generale è una sfida entusiasmante, poiché permette che almeno in questo ambito le possibilità di conoscere, studiare, fruire delle risorse disponibili siano le stesse per tutti i cittadini digitali.

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