LIA, Libri Italiani Accessibili

spavento arriva LIA libri digitali accessibili
LIA (Libri Italiani Accessibili), ha aperto le sue vetrine. Dice la presentazione: “la vetrina di ebook accessibili pensati per le persone non vedenti e ipovedenti”. Prosegue la presentazione: “Su LIA puoi sfogliare l’intero catalogo degli ebook accessibili oppure fare una ricerca per genere, autore, titolo. Una volta selezionati i titoli di tuo interesse, puoi scegliere su quale delle librerie partner di LIA perfezionare l’acquisto. Per ciascun ebook puoi conoscere le caratteristiche di accessibilità facendo click sul bollino LIA che si trova nella scheda libro”.

Già iniziamo male, LIA propone soltanto libri in formato epub (quindi non si può parlare di ebook in generale bensì di ebook in epub, uno dei vari formati possibili e disponibili per realizzare libri elettronici. Niente PDF, mobi, iBook o ODF. Semplicemente questi formati non esistono. Non è un dettaglio da poco, perché questo formato sembrerebbe rappresentare soltanto il 25% del mercato degli ebook) e ipotetici libri dedicati a “non vedenti e ipovedenti” non possono essere definiti accessibili, un libro accessibile è per tutti. Quando si parla di categorie precise, si tratta di editoria speciale, non di editoria accessibile. Ma proseguiamo.

È una storia iniziata tanto tempo fa, nata da un decreto firmato dall’allora Ministro Rutelli nel 2008, che stanziava 2.750.000 euro destinati a:

  • investimenti finalizzati alla trasformazione dei prodotti esistenti in formati idonei alla fruizione da parte degli ipovedenti e non vedenti;
  • investimenti finalizzati alla creazione e riproduzione di prodotti editoriali nuovi e specificamente fruibili dai soggetti ipovedenti e non vedenti;
  • investimenti finalizzati alla catalogazione, conservazione e distribuzione dei prodotti trasformati e creati.

(D.M. 18 dicembre 2007: Art. 2, Investimenti ammissibili)

Su questo progetto se ne sono viste e sentite veramente tante, fa sorridere rileggere il lancio della notizia da Punto Informatico: Roma – La bomba è esplosa: è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del ministro ai Beni culturali Francesco Rutelli che potrà portare alla digitalizzazione di massa delle opere librarie, in un’operazione pensata per agevolare i disabili visivi, che si traduce nell’impiego delle nuove tecnologie per la diffusione della cultura. L’Italia è il primo paese al Mondo ad attivare un provvedimento di questo genere.

BUM. Sarà vero? Mah.

Ok, alla fine del percorso quello che è stato realizzato è questo “LIA – Libri Digitali Accessibili“. Ero particolarmente curioso di vedere di cosa si trattasse, perché leggendo gli innumerevoli comunicati stampa e dichiarazioni che si sono succedute negli anni non si capiva molto bene dove si sarebbe andati a parare, così come non aiutava consultare i documenti presenti sul sito di presentazione del progetto. A un certo punto è stato annunciato anche un “Bollino LIA”, che in base a fantomatiche certificazioni dovrebbe attestare l’accessibilità degli ebook proposti sul sito vetrina, come spiegato nella pagina dedicata agli obiettivi del progetto: “garantire che i titoli accessibili siano riconoscibili all’interno dei canali distributivi utilizzati per gli ebook attraverso l’assegnazione di un particolare bollino LIA;”.

Cosa sia e che cosa certifichi il bollino LIA (che ricordiamolo, non ha alcun valore legale o normativo) non è dato di saperlo, da chi venga assegnato e in base a quali criteri nemmeno. Si sa che nel progetto sono coinvolti l’Istituto Cavazza e l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, ma questo è tutto. Non sono riuscito a trovare alcuna informazione sui criteri di assegnazione di questo bollino che certifica l’accessibilità degli ebook presentati e quindi non è un dettaglio da poco: dovrebbe distinguere un “normale” ebook da uno creato utilizzando particolari tecniche ed attenzioni finalizzate alla fruizione del libro da parte di non vedenti e ipovedenti, l’unica particolarità che distingue questa vetrina da qualsiasi altro store di ebook online.

In effetti, l’eventuale acquisto sarà eseguito su uno degli store affiliati tramite il carrello di LIA. Bene, facciamo un giro sul sito vetrina, che da progetto dovrebbe “creare la vetrina online LIA, accessibile e integrata con le librerie online tradizionali per consentire ai non vedenti e agli ipovedenti di consultare in autonomia l’intero catalogo dei titoli accessibili e di acquistarli poi attraverso le librerie online collegate;”.

Inutile dirlo, ancora una volta il sito non solo non è a norma 04/2004, e presenta immediatamente delle gravi mancanze. Mi chiedo se davvero qualche ipovedente coinvolto nel progetto abbia testato il sito: alla risoluzione standard di 1024×768 già compare la barra di scorrimento orizzontale, il form di login va fuori schermo. Possibile? Sì, possibile.

Il layout genera la presenza della barra di scorrimento orizzontale a 1024x768.

Il layout genera la presenza della barra di scorrimento orizzontale a 1024×768.

A 800×600 la situazione si fa drammatica e il sito non è più utilizzabile.

A 800x600 il sito è inutilizzabile.

A 800×600 il sito è inutilizzabile. Osservate cosa è successo al menu principale e alle aree laterali.

Com’è possibile che nessuno se ne sia accorto? Francamente non ne ho idea, però mi preoccupa il fatto che chi ha verificato il sito (ma l’avranno verificato?) sia lo stesso che probabilmente verifica i libri e li certifica.

Non aiuta certo la presenza di una inutile pulsantiera per ingrandire e ridurre i caratteri (sfido chiunque a capire quale sia il pulsante su cui fare clic per tornare alla normale dimensione del carattere) e rendere in negativo la pagina. L’effetto a un semplice test “responsive” è esilarante (in realtà, è drammatico che qualcuno abbia messo online un sito così).

Il sito responsive e in modalità lettura facilitata. Occorre un commento?

Test responsive e in modalità lettura facilitata. Occorre un commento?

Dai, sarà una svista, vedrai che dentro è meglio. Ok, proseguiamo la visita. ormai ho capito che per poter usare il sito devo stare oltre i 1024×768 perché sennò si impatacca tutto (certo che è proprio strano, e come faranno tutti quelli che usano tablet e altre periferiche?), vediamo i libri.

Faccio clic sul link del primo libro in questo momento presente in primo piano, Il seggio vacante, per visualizzare la sua scheda. Ah ecco il bollino LIA, “Leggi le caratteristiche di accessibilità del libro”.

Certo che lo faccio. Ma che succede, non riesco a copiare il link? Vediamo il codice. Ah ecco, dei bei <div> annidati, con tanto di attributo title che ripete né più né meno il testo del link. Ma com’è possibile che un sito dedicato a un argomento così delicato ed importante, presentato alla Camera Dei Deputati in pompa magna, realizzato da un centro di eccellenza e blabla sia stato messo online con errori di accessibilità così marchiani ed evidenti? Eppure è lì da vedere. Ok, andiamo a vedere queste caratteristiche, magari almeno quelle… copio/incollo:

Caratteristiche di accessibilità

  • Contiene un indice dei contenuti che permette l’accesso diretto a tutti i capitoli del testo tramite link. I titoli sono identificati come tali per favorire la navigazione.
  • Il contenuto segue un ordine di lettura logico e corretto. I rimandi di nota sono linkati e consentono di accedere alle note e ai siti esterni, se presenti.
  • Immagini, grafici, tabelle (e tutti gli altri contenuti non testuali) hanno una descrizione alternativa breve.
  • Permette l’ingrandimento dei caratteri del testo e la modifica dei colori e dei contrasti per il testo e lo sfondo.
  • Questo eBook è stato certificato accessibile da LIA

Francamente mi sfugge quali siano le caratteristiche di accessibilità. Ci stanno dicendo che un qualsiasi epub validato è un epub che verrebbe “certificato accessibile” da LIA? Perché quelle presentate sono né più né meno le caratteristiche di un qualsiasi epub acquistabile in un qualsiasi store online. Inoltre, dubito fortemente che in questo testo siano presenti Immagini, grafici e tabelle. Mah. Vediamo un altro libro, magari sono stato sfortunato.

Clic su un altro. Orpo, le caratteristiche di accessibilità sono le stesse. Un altro? Uguale. Insomma, per LIA un ebook che contenga un indice, dove il testo segua la stessa sequenza del cartaceo e sia possibile ingrandire il testo e modificare i colori di testo e sfondo è un libro “certificato accessibile LIA”? Ma quelle sono caratteristiche intrinseche del formato epub, non c’è bisogno di certificazioni LIA per questo, basta validare il file.

Proviamo a fare un acquisto. Scelgo un libro, vengo inviato allo store esterno dove è disponibile (per ora sono possibili due sole scelte, mi immagino che diventeranno di più), faccio l’acquisto. Niente di speciale: una normale transazione su uno store online, non c’era certo bisogno di LIA (mi chiedo se sia legale che un sito come LIA mi mandi a fare degli acquisti su siti privati, non sono un avvocato ma chiederò lumi).

Inoltre, nelle schede dei libri di Ultima Books e Book Republic, i due store su cui è possibile effettuare gli acquisti, non compare alcun bollino LIA (perlomeno per questo libro, non so per altri ma immagino sia la stessa cosa).

Però mi viene in mente che ne volevo comprare anche un altro. Torno su LIA, ne scelgo un altro, procedo all’acquisto e mannaggia, il carrello non si è svuotato dall’acquisto precedente e così ora ho due copie dello stesso libro. Incredibile ma vero. Avete provato a usare quel carrello con uno screen reader? Uhm, penso di no. Sembra proprio che il sito non sia stato affatto verificato, addirittura il testo sotto al pulsante Acquista non è leggibile, va fuori dallo schermo.

Inspiegabilmente il testo sotto al pulsante Acquista non è leggibile.

Inspiegabilmente il testo sotto al pulsante Acquista non è leggibile.

Ma no dai, non è possibile. Per ora passo e chiudo, ne riparleremo. Alcuni amici non vedenti e ipovedenti stanno facendo un vero test sul sito, prossimamente su questi schermi. Per chi si occupa un po’ di Web, è evidente che si tratta di un sito realizzato in maniera come dire, grossolana e non certo definibile come accessibile (trattandosi di un sito realizzato con finanziamento pubblico, è soggetto alla 04/2004).

Se questa è la vetrina, figuriamoci il resto. La cosa che fa maggiormente arrabbiare, perlomeno a me, è lo stridente contrasto che risulta fra la pagina celebrativa “Dicono di noi” sul sito del progetto e gli scadenti risultati resi pubblici a oggi. Quelli presentati per il sito sono difetti facilmente riscontrabili e facili da correggere. Ce ne sono anche altri, ne parleremo in seguito, ma lascia molti dubbi l’intera infrastruttura di cui è difficile comprendere contorni ed obiettivi.

Tante chiacchiere, pochissimi fatti. Già sentito, vero?

 

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I 10 anni di Second Life

logo 10 anniversario second lifeNon ho mai “sentito” i compleanni di Second Life, ma quest’anno è diverso. È il decimo compleanno di Second Life, preoccupante. Data per morta, moribonda, abbandonata o perlomeno in grave pericolo di sopravvivenza nel corso di tutti questi anni, in realtà Second Life non è mai stata così in forma e pimpante, incurante del fatto che nessuno sia ancora riuscito a capire cosa sia in realtà.

Sono stupiti tutti, e un po’ anche il suo attuale CEO, Rod Humble, che in una recente intervista dice cose piuttosto interessanti su SL in confronto ad altre tecnologie in qualche modo a prima vista similari (Rod Humble proviene da Electronic Arts).

Ma, dice Humble, “I think it’s an amazing thing that after 10 years we have a million people active every month, we have 400.000-odd people sign up every month. And I think, at least from my background, I come from the world of computer games, that never happens.” È vero, è decisamente amazing da tutti i punti di vista.

Prosegue nell’intervista: “I think the reason why is pretty clear, which is, it’s this wonderful creative platform and I think that being able to see this avenue where people can make whatever they want and they can share it and they can sell it and they can socialise, I just think it is a tremendous thing and I am very pleased with it. Second Life is ahead of its generation, but very traditional in the fact that it enables creativity and I believe that that is the most powerful form of interactivity and entertainment.” Interattività, creatività, condivisione.

Looking Forward, Looking Back” è lo slogan di questo gigantesco party dedicato al decimo compleanno di Second Life (quest’anno l’area impegnata è grande 22 intere sim), e in qualsiasi direzione si guardi il panorama è spettacolare.

Guardando indietro, come non sorridere pensando alla prima forma economica implementata da Linden Lab? Si pagava a prim utilizzati (tot prim rezzati, tot linden), e ovviamente alla fine del mese tutti toglievano i prim rezzati dalla propria parcel, per rimetterli il giorno dopo (2003 circa). Il teleport diretto arriva nel 2005 (prima era possibile spostarsi soltanto utilizzando i telehub), e nel 2006 Anshe Chung (Ailin Graef) diventa la prima residente di Second Life ad essere proclamata milionaria in Real Life per le sue attività “virtuali”. Questo accadde per circostanze del tutto particolari, ma nessuno approfondì e tutti si lanciarono in SL pensando di ripetere l’esperienza di Anshe, ovviamente non riuscendoci e imprecando per non essere diventati milionari a loro insaputa. Per colpa di Second Life, ci mancherebbe.

Nel 2007, il client diventa open source, arriva WindLight, arriva il Voice. E poi via così, tutti gli anni qualche importante novità, qualcuna utile altre forse meno, ma è un continuo sviluppo in crescendo.

Guardando avanti, mi commuovo. Sì, quest’anno sento molto questo compleanno di Second Life, è un passo importante. Da qualsiasi parte si guardi si vedono soltanto sviluppi positivi: dal punto di vista tecnico, le mesh sono ormai mature e il nuovo sistema di rendering per mappe speculari e normali è dietro la porta, il lag si è notevolmente abbassato, il client si è enormemente evoluto.

Mi sono chiesto quando ho iniziato a usare Second Life: il mio profilo dice che sono nato il 17 febbraio del 2007, e che ho 6 anni e 4 mesi. Ok, non sono stato presente di continuo, però in questi ultimi anni ho usato molto di più questo particolare uhm non saprei come definirlo, per me è soprattutto un ambiente di sviluppo.

Sviluppo di tutte le aree di se stessi: nel sociale, non è automatico riuscire a realizzare consciamente un pensiero semplice come “io sono il mio avatar” con tutte le relative conseguenze. Ma è proprio così… Per la creatività, sono davvero molto soddisfatto della mia esperienza con Radio CiBiGiBi. Avere un club così in RL era e rimane uno dei miei sogni, ma non avrò mai i soldi necessari per realizzarlo. Mi ha permesso sia di esprimere la mia creatività sia di approfondire un senso di condivisione che mi è ancora difficile da comprendere data la sua estensione. Ho realizzato delle cose credo buone con Impa, a Imparafacile.

Insomma, io in Second Life mi sono divertito, ho imparato, ho trovato dei veri amici, ho fatto molte e molte cose interessanti ed appaganti. Che volere di più da una piattaforma client/server? Perché Second Life è questo, tutto il resto siete voi.

Quindi: AUGURI SECOND LIFE, cento anni come questi! Vieni a sentirci il 22 1pm- 3pm al Cake Stage, la nostra musica sarà per te. Un po’ preoccupati (mai visto uno stage grande 4 sim), ma ci saremo lì dentro quella strana torta albero, onorati di partecipare. Mi sto ancora chiedendo come sia possibile che fra tutte quelle sim noi siamo finiti proprio a Pizzazz, ma ok, questo è un altro discorso.
Il Cake Stage in Second LIfe
Insomma, sono ansioso di vedere il seguito del film. Prossimo step? Certo, voglio imparare a fare i machinima.