Non è facile fare un libro

Bozza ad alta voce

Diceva ieri il Venerandi “non è facile fare un ebook“. Le analisi proposte nel post sono tutte condivisibili, è evidente che nelle soluzioni proposte dai vari attori del mercato per la realizzazione di libri elettronici c’è qualcosa che non va, che si tratti di mobi, di epub o altri formati più o meno esotici e ciascuno con richieste tecniche differenti. C’è chi inventa le proprie specifiche, chi prende quelle degli altri e le riadatta alle proprie necessità, chi ne inventa di nuove.

La mancanza di uniformità produce ovviamente gran confusione e grandi costi aggiuntivi, poiché è necessario produrre più versioni dello stesso documento per soddisfare ogni tecnologia. Ovviamente i vari formati e le periferiche utilizzabili per leggerli sono fra loro incompatibili, lo chiamano “mercato”.

Ha senso? Non molto, ovviamente. Il gran pasticcio deriva secondo me da un fatto molto semplice: si continua a chiamare libro quello che in realtà oggi è il sistema di distribuzione. La carta o i formati digitali non fanno altro che rendere distribuibili dei contenuti, non sono più “il libro”. Lo vuoi in formato elettronico? Pronto, eccoti il link da cui scaricare. Lo vuoi di carta? Certo, te lo stampo e te lo fornisco a casa, se vuoi.

Se questi contenuti venissero prodotti utilizzando correttamente gli strumenti che da anni i vari programmi per scrivere o impaginare rendono disponibili, non saremmo nemmeno qui a discuterne: i documenti sarebbero già dotati in partenza di tutto il necessario sia per la distribuzione elettronica, sia per quella su carta.

Il problema, o perlomeno uno dei problemi più importanti, nasce secondo me dalla procedura ancora oggi utilizzata per produrre i materiali: in linea di massima, si procede a “appicciconi”, a continui rattoppi e adattamenti, magari fatti da mani diverse che non sanno utilizzare correttamente un word processor.

Quello che avrebbe potuto essere un documento elettronico pronto per la distribuzione diventa una poltiglia ingestibile, che deve essere pazientemente ripulita e reimpaginata da qualcun altro. Alla fine poi ognuno riconvertirà al proprio formato di distribuzione quanto prodotto, convinto di avere in pugno il mercato. È soltanto un tentativo di controllo, baby.

Sarebbe tutto infinitamente più semplice se, per esempio, la produzione dei testi venisse effettuata utilizzando strumenti come PressBook. Un sistema di authoring e publishing gratuito, già organizzato e con quello tutto che serve per scrivere un libro, e che soprattutto permette di salvare il proprio lavoro in quei formati di markup che garantiscono interoperabilità, trasparenza, accessibilità, universalità, oltre che nei consueti PDF, epub, ecc… proprio quello che servirebbe.

È soltanto un esempio fra i molti che mi vengono in mente, e mi rendo conto che in questa maniera si andrebbe a perdere molto del divertimento che deriva dall’aggiustamento della poltiglia redazionale e si abbasserebbero troppo costi e tempi di produzione. E poi come si fa a giustificare quel prezzo di copertina?

Quello che comunque è evidente, oggi ancora di più, che il libro non è la carta o il pixel e la loro presunta lotta: il libro è il contenuto.

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