HTML 5 WAI-ARIA, che editor usare?

Cosa sia HTML 5, spero che sia scontato (il draft linkato è di oggi, HTML 5.1 Nightly). Forse un po’ meno conosciuta è la specifica WAI-ARIA. Questa specifica definisce come rendere contenuti ed applicazioni Web maggiormente accessibili (ARIA sta per Accessible Rich Internet Applications) tramite l’uso di elementi predefiniti e standardizzati che definiscono il ruolo giocato dall’elemento nel contesto.

ARIA è particolarmente utile in presenza di contenuto dinamico e interfacce utente complesse sviluppate utilizzando Ajax, HTML, JavaScript e relative tecnologie. In pratica, ARIA si affianca a HTML quando l’elemento utilizzato non dispone nativamente del necessario attributo a supporto all’accessibilità. Per essere più chiari, non reinventate l’attributo alt per le immagini con i ruoli ARIA…

ARIA sovrascrive il ruolo semantico nativo dell’elemento. Per esempio,

<h1 role=button>text</h1>

diventa nell’accessibility tree:

<button>text</button>

Da usare quindi sapendo cosa si fa.

ARIA funziona bene con HTML 5, e il Nu Markup Validation Service del W3C lo supporta.

Però, già le specifiche di HTML 5 sono piuttosto complesse, aggiungere anche quelle di ARIA potrebbe diventare un po’ complicato per lo svluppatore che usa Blocco Note come i veri uomini. Come fare?

Fra i vari tool disponibili, penso che Blue Griffon sia il migliore: interfaccia semplice, comandi completi, e il set degli attributi ARIA a portata di clic. Supporta SVG e MathML, ed inoltre è gratuito. Sicuramente fra gli strumenti da avere nella cassetta degli attrezzi.

 

Il lungo elenco dei ruoli ARIA nell'interfaccia di Blue Griffon.

Il lungo elenco dei ruoli ARIA nell’interfaccia di Blue Griffon.

LIA, l'accessibilità e Il Tropico del Libro

LIA? Ancora? Sì, almeno una volta. In questo caso per rispondere a Sergio Calderale, del Tropico del Libro, che animato da insana passione ha prodotto una trilogia di post sulla storia di questo progetto. Non capisco bene quale spinta lo abbia condotto a questo sforzo, ma il lavoro prodotto è dettagliato ed interessante. Inoltre, vengo chiamato in causa più volte, lo spazio dei commenti di un blog è quello che è e quindi scrivo le mie note qui.

La lunga storia viene, come si diceva, divisa in tre parti: una cronistoria, una raccolta di opinioni, un’intervista a AIE nella persona di Piero Attanasio.

I post non sono stati scritti da esperti di accessibilità, apprezzo quindi lo sforzo di comprensione e divulgazione su un argomento così fumoso come LIA, ma ho qualche dubbio sull’impostazione generale delle considerazioni prodotte.

Il primo dubbio, che purtroppo pervade tutti i post, è che non sia chiara una questione fondamentale, ovvero cosa sia l’accessibilità. Ovviamente, per parlarne quanto meno bisognerebbe condividerne la definizione. Nei post, si fa un curioso confronto fra definizione di accessibilità “Legge Stanca” e una frase estrapolata da una guida prodotta da un gruppo di lavoro triennale sponsorizzato dal WIPO (World Intellectual Property Organization), di cui lo staff di LIA ha curato una traduzione in italiano (è davvero disponibile solo in .docx, non ho sbagliato il link) e che fa parte del progetto “Enabling Technologies Framework Guidelines“.

Perché curioso confronto? Intanto la definizione “Stanca” è scritta da un ufficio legale, e ovviamente a prima vista può apparire “un po’ strana” nella sua stesura, ma è una legge. La seconda invece non rappresenta in alcun modo uno standard o un riferimento normativo, tant’è che la frase citata in originale inizia con “In generale”. In generale si potrebbe dire che… le due definizioni appartengono a mondi diversi, una è normativa, l’altra è semplicemente colloquiale ed esprime l’opinione di chi ha scritto quella guida e correttamente si riferisce a un contesto “in generale”. È quindi una decisa forzatura utilizzare come giustificazione di un presunto “prima e dopo” due frasi di natura completamente diversa come se fossero fra loro contrapposte ma che alla fine dicono esattamente la stessa cosa: un documento elettronico si può definire accessibile quando è fruibile da chiunque, punto.

Purtroppo il presumere una “più attuale definizione di accessibilità” da parte dell’autore mina il filo dei ragionamenti esposti, che alla fine diventano ancora meno trasparenti di quello che erano in partenza grazie anche alle parole di Attanasio. Ma andiamo con ordine.

Parte uno: storia. Per quello che mi riguarda, visto che vengo descritto direttamente come “condito dal malumore di chi ha perso la gara” e di conseguenza autore di un “articolo polemico“, vorrei sapere dove il mio post citato sia polemico o scritto con malumore. Esprime una grossa delusione, certo. Se il progetto fosse stato realizzato da noi certamente non avrebbe la forma di LIA. Scrivo (copio/incollo) “Sono contento che io e un mio amico siamo riusciti a competere con il nostro progetto fino all’ultimo con colossi come AIE e UICI“. Ed è vero, ne sono stato contento ed orgoglioso. Questo sarebbe essere di malumore e polemico?

Parte due: le opinioni. Il post parte subito con una grossa cantonata, rendendo esplicita questa presunta maggiore attualità di una definizione che nemmeno lontanamente rappresenta qualcosa di autorevole o normativo. Ok, allora va bene tutto… ora scrivo io una definizione di accessibilità e decido che quello è il riferimento, e su questo costruisco una storia. Non è molto serio, vero?

Fra le opinioni, c’è anche quella di un “editore accessibile”, che non conosco. Però, sembra che anche l’editore accessibile abbia le idee un po’ confuse, poiché si legge (copio/incollo):  “Torniamo un attimo indietro, al termine “accessibilità”. Nato nel web, ha preso piede negli ultimi anni proprio nell’ambito dello sviluppo di siti internet: “accessibilità”, per capirci, è più vecchio di “usabilità” (altro termine andato di moda col crescere dello sviluppo web mobile, sebbene anche questo fosse più antico)”.

Eh? Voi avete capito cosa significa? L’usabilità è andata di moda con il web mobile? Boh. La accendiamo? Ne siete sicuri?

Prosegue l’editore accessibile: “I cosiddetti “standard per l’accessibilità” non sono altro che un insieme di accorgimenti tecnici, un “modo giusto di codificare”, per far sì che gli screen-reader, o la funzionalità text-to-speech di smartphone e tablet, siano in grado di funzionare correttamente”.

Ma no, ma per favore, ma avete idea di cosa sia veramente l’accessibilità? Insieme di accorgimenti tecnici per gli screen reader? Segue una inutile ed ennesima (credo che sul web ci siano milioni di documenti che parlano dell’attributo alt) spiegazione di cosa sia l’attributo alt del tag img. Compare qui per la prima volta una richiesta esplicita riguardo i requisiti di LIA: sembrerebbe che LIA richieda di inserire nell’attibuto alt dell’immagine di copertina nome dell’autore e titolo del libro. Io non so se questo è vero, ma se lo fosse siamo davvero alla frutta. Nella grammatica formale di riferimento, XHTML, l’attributo alt ha delle precise funzioni che non sono “personalizzabili” da parte di LIA (ricordo che LIA non ha alcun valore legale o di riferimento come ente di certificazione, il bollino LIA è una cosa che si sono inventati loro ripercorrendo forse le orme di quello che era Bobby tanto tempo fa. Ma era appunto tanto tempo fa, e c’erano delle specifiche di riferimento ben chiare).

Però, non sapendo se questo corrisponda al vero o meno, ne riparleremo quando qualcuno pubblicherà qualcosa di utilizzabile perché per ora, dopo anni e milioni di euro, non esiste uno straccio di documentazione su quali siano i requisiti tecnici richiesti da LIA per appiccicare l’ennesimo bollino. Basterà essere cuggino di qualcuno? Spero di no, ma come minimo un progetto del genere avrebbe dovuto rendere pubbliche le specifiche e sottoporle a discussione aperta, soprattutto se l’intento principale del progetto è “superare il concetto di accessibilità relativa a determinate categorie di fruitori dei contenuti editoriali, in questo caso le persone con disabilità visive, per approdare alla messa a punto di un flusso di lavoro, messo a regime dai singoli editori, finalizzato a immettere nei circuiti distributivi libri che siano semplicemente accessibili per tutti“. Notate la discreta contraddizione? Belle parole, ma se io volessi seguire le indicazioni di LIA e realizzare libri che siano accessibili per tutti (sic), come caspita posso fare se nessuno sa e dice quali siano i riferimenti?

Non si poteva, visto il grosso budget a disposizione, creare un altro sito (magari questo accessibile davvero, non come i due online attualmente) contenente tutti i riferimenti, esempi pratici, documentazione, spazi di discussione?

La stessa domanda se la sono posta due editori, che hanno chiesto a LIA lumi al proposito. Un editore dice “Per ora però, abbiamo provato a entrare in contatto con la segreteria del LIA ma non abbiamo avuto risposta. Riproveremo”. Ok, ritenta sarai più fortunato. L’altro editore dice: “Tuttavia, alcune perplessità permangono per la mancanza di chiare specifiche tecniche (ci sono state fornite solo vaghe linee guida circa il codice degli ebook)”.

Questa secondo me è la parte più debole di tutto il progetto: la mancanza di una reale documentazione tecnica, che superi la logica degli annunci mirabolanti da fiera e gli slogan, dando realmente agli editori degli strumenti di lavoro. Semplicemente, questi strumenti non esistono. Sul sito del progetto sono reperibili soltanto la traduzione citata in precedenza e il riferimento a un manuale (anzi, linee guida) intitolato “Ebook accessibili, best pratice di taggatura” (scritto da un autore sconosciuto nel campo dell’accessibilità – il refuso non è mio, si intitola proprio così) che però non è disponibile al pubblico.

Forse era troppo audace fare di questo manuale un epub con licenza Creative Commons da distribuire gratuitamente? No, eh?

Nel seguito uno degli intervistati mi chiama in ballo ma non ho capito cosa volesse dire, magari me lo spiegherà se ha voglia, sarò ben lieto di rispondergli.

Sulla parte terza, non entro nemmeno nel merito. Si tratta di belle speranze, aspettative, marketing. Ma di strumenti pratici, realmente alla portata degli editori ed in grado di produrre quel desiderato cambio di paradigma nel workflow editoriale integrando l’accessibilità fin dalla produzione dei documenti (sai che novità, quanti anni sono che se ne parla? Ci voleva LIA?) non ce n’è ombra. Il progetto a dicembre chiude, quindi è legittimo aspettarsi che strumenti per gli editori mai ce ne saranno, a meno di ulteriori nuovi finanziamenti (pubblici o privati non c’è problema, dice Attanasio. Scusi, ma mi viene da sorridere).

Dice Attanasio: “perché intendevamo dare come primo approccio forte questo messaggio che ciò che si trova è acquisibile in un click, in maniera immediata“. Qualcuno l’ha avvisato che i clic necessari sono molti di più e i problemi da affrontare per qualcuno possono essere anche insormontabili, e che uno dei punti più deboli della vetrina è proprio questo?

Il concetto che stiamo cercando di sviluppare è una soluzione a regime in cui qualsiasi disabile visivo possa accedere a qualsiasi ebook che venga prodotto, attraverso gli stessi canali che tutti utilizzano“. Non dovevano essere libri universali per tutti? Ora sono tornati ad essere libri per disabili visivi? Ma sembra proprio essere così. Dice ancora Attanasio: “Il motivo è proprio quello. Noi puntiamo all’epub 3 ma se i software ancora non lo leggono… Abbiamo fatto dei test con i device esistenti. Visto che l’obiettivo è che i disabili visivi leggano, in questo momento è ancora meglio questo formato“. Quindi l’obiettivo è che i disabili visivi leggano, ok, basta saperlo.

D’altra parte è coerente con quanto dichiarato sul sito: “Mettendo a frutto le potenzialità del digitale, LIA ha attuato un modello, basato sull’utilizzo di standard internazionali, che consente di spostare a monte la produzione di ebook accessibili e di integrarla nei normali flussi produttivi e distributivi editoriali al fine di offrire ai non vedenti e agli ipovedenti un numero sempre maggiore di titoli accessibili.

Per offrire un punto di accesso agli ebook accessibili, LIA ha creato una vetrina online navigabile in autonomia dai disabili visivi“.

Come dice Francesco Tranfaglia, che di libri se ne intende, “Vieni a LIA! Fai contento il tuo amico ciecato, compragli un bel libro col bollino per ciecati!”

Però, allora, non parlate di universalità, di accessibilità per tutti, oppure devo pensare che non sapete di cosa state parlando o che siete in malafede. O perlomeno mettetevi d’accordo fra voi…

Ci conforta che nel mondo delle disabilità la stragrande maggioranza la pensi come noi“. Ok, che dire, scusi ma mi scappa ancora da sorridere.

E così via, di contraddizione in contraddizione, tentando di spiegare cose che noi umani non possiamo capire.

Ciao LIA, scusami ma sei proprio noiosa, è estate… magari ne riparleremo in autunno, saluto fazzolettino sventolato, bye bye.

Tecnologia Solidale 2013

Ultimi giorni per iscriversi a Tecnologia Solidale 2013, un convegno che si svolge dentro al Parlamento

Con il convegno “Tecnologia solidale” abbiamo voluto accendere i riflettori sul “lato B” della tecnologia, sul “lato buono”.

Per far incontrare tante realtà, per far loro raccontare la loro storia.

Per conoscere le esigenze di un mondo in continua crescita anche nel nostro Paese.

Per capire come la tecnologia consente oggi di migliorare la vita delle persone.

Abbiamo raccolto le sollecitazioni al Governo e al Parlamento, in ordine all’agenda digitale e in ordine al decreto sviluppo.

Le tradurremo in emendamenti per quanto riguarda l’agenzia per il digitale, sul tema dell’accessibilità.

Presentazione di Tecnologia Solidare – On. Antonio Palmieri

LIA: i commenti (molto negativi) degli utenti sui Libri Italiani Accessibili

Di LIA, Libri Italiani Accessibili, abbiamo già parlato in precedenza. Rispetto al precedente post, l’unica modifica effettuata riguarda il form di login, che ora è all’interno del layout visualizzando il sito a 1024×768. Tutto il resto è immutato ed inaccessibile come prima. Come questo sia possibile, nessuno lo sa. Risulta quanto meno stupefacente, perché il sito è realizzato (o perlomeno così si dice) da un centro di eccellenza (CEFRIEL) e nel progetto sono direttamente coinvolte associazioni come l’Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza e l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti.

Gli errori e la mancanza di una strategia progettuale accessibile sono così evidenti che forse per questo sfuggono. Possibile che nessuno si sia accorto dei gravi problemi del sito? Eppure sembrerebbe proprio così. Ho chiesto ad alcuni amici ciechi di fornirmi il loro parere su questo servizio, e li ringrazio della disponibilità fornita. Copio/incollo alcuni dei commenti ricevuti, che sono visibili nei post del gruppo Editoria Elettronica Accessibile su Facebook.

Credo che la lettura sia interessante, si tratta di commenti da parte di persone destinatarie del progetto, e vengono evidenzati problemi non da poco e delle vere e proprie trappole per non vedenti: perché mai sarà necessario usare due carrelli per comprare un libro, di cui probabilmente uno non accessibile (quello del negozio dove si effettua realmente l’acquisto) e occorre registrarsi anche su LIA per usare un carrello che nemmeno si sa se riporta l’importo corretto? Dice uno dei commenti: “Per completare la procedura di acquisto è necessario: 1.Essere registrati o aver effettuato il login sul sito vetrina LIA (per approfondire leggi Creare il profilo sulla vetrina LIA) 2.Selezionare la libreria su cui acquistare gli ebook inseriti nel carrello 3.Fare click su Acquista. 4.N.B. Facendo click su Acquista abbandoni la vetrina LIA e accedi alla pagina della libreria prescelta. 5.Effettuare il log in o registrarsi sulla libreria online a cui è stato inviato il carrello. 6.Seguire le indicazioni fornite dalla libreria per effettuare il pagamento e scaricare l’ebook”.

Ma vi pare possibile su un sito con queste pretese e proponimenti? No, ovvio. Eppure…

Debbo dire che il progetto prevedeva 3000 titoli, mentre nel sito indicano 2500. La domanda che mi pongo è se dopo questi primi 2500 titoli il sito continuerà a funzionare oppure morirà, come di solito accade coi progetti rivolti alla disabilità?

Ho cliccato su un libro che leggerei, cioè il libro di Jo Nesbo – Il cacciatore di teste, che in quel formato comunque non compro per via dei DRM.

E’ un file EPUB, la protezione è Adobe DRM. Qui mi nasce spontanea una domanda: se si tratta comunque di un libro protetto, leggibile presumo con Adobe Digital Edition, a che serve un progetto LIA per i libri italiani accessibili. Potrei comprarlo in qualsiasi store di ebook, dove è presente Einaudi (l’editore). Almeno mi sarei aspettato, visto il costo di 3 milioni di euro di progetto, che i libri fossero in social drm, cioé leggibili con qualsiasi software di lettura, con cui eventualmente i non vedenti coinvolti avrebbero potuto convertirli in audio o stamparli in braille come piaceva a loro. Io un libro protetto con Adobe DRM non lo comprerò mai.

Queste sono le caratteristiche di accessibilità che sono apparse quando ho cliccato nel bollino LIA.

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Contiene un indice dei contenuti che permette l’accesso diretto a tutti i capitoli del testo tramite link. I titoli sono identificati come tali per favorire la navigazione.

Il contenuto segue un ordine di lettura logico e corretto. I rimandi di nota sono linkati e consentono di accedere alle note e ai siti esterni, se presenti.

Immagini, grafici, tabelle (e tutti gli altri contenuti non testuali) hanno una descrizione alternativa breve.

Permette l’ingrandimento dei caratteri del testo e la modifica dei colori e dei contrasti per il testo e lo sfondo.

Questo eBook è stato certificato accessibile da LIA

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Punto 1. L’indice a tutti i capitoli è una caratteristica di EPUB, non capisco che cosa significa specificarlo. Avranno voluto dire che gli EPUB sono indicizzati con criterio? Dicono che “i titoli sono identificati come tali”… interpreto un pochino e intuisco che l’inizio di un capitolo è marcato coi tag di titolo. E’ il minimo, signori. Ma queste sono ormai regole straconosciute che si usano dappertutto.

Punto 2: il contenuto segue un ordine di lettura corretto. Come dire abbiamo rispettato la sequenza cartacea del libro. Signori, siamo di fronte a un libro di narrativa, mica su un testo scolastico. Io comprendo che i problemi di sequenza di lettura ci siano nei testi scolastici, quelli con un layout minimamente complesso, ma in un libro di narrativa io non ho mai incontrato problemi di sequenza di lettura. Le note puntano alla loro descrizione, ma è il minimo. Tutti i programmi di videoscrittura, che generano documenti html o xhtml, creano note linkate alle loro rispettive descrizioni.

Punto 3. La descrizione per le immagini mi sta bene, ma segue la stessa considerazione delle note. Le tabelle per essere accessibili bisogna convertirle in modo appropriato, perché in html una tabella ha i suoi tag identificativi e la sua struttura, perfettamente leggibile da almeno quindici anni. Dubito comunque che il libro di Jo Nesbo contenga tabelle.

Punto 4. Colori, ingrandimento e sfondo può starmi bene, ma che certificazione è? Sono cose ovvie, proprio la base. Si può cambiare tipo di carattere? Può essere impostato un carattere monospazio? Può aumentarsi o diminuirsi lo spazio orizzontale tra caratteri? Visto che queste che citate sono opzioni utili agli ipovedenti.

Punto 5. Chi produce un bene o un servizio non può autocertificarsi la validità del suo stesso prodotto. Per avere una certificazione di qualcosa sarebbe necessario un ente terzo certificatore, imparziale.

Io posso dire solo questo: come editore ho provato in diversi modi a entrare in contatto con LIA, e non ho avuto alcuna risposta. Lavorando con associazioni che si occupano di disturbi visivi e con la Pubblica Amministrazione abbiamo cercato di capire meglio come affrontare l’accessibilità (che non è poi riferibile esclusivamente a problematiche di vista), abbiamo lavorato per rispettare le norme sull’accessibilità per la PA fino alla legge Stanca del dic 2012. Per questo motivo ci è parso obbligatorio e necessario un confronto con il progetto LIA: sappiamo di avere dei punti di debolezza -credo Livio li conosca benissimo- e volevamo avere un confronto con esperti per avere parametri comuni e condivisi su ebook e accessibilità. E permettere ancora di più che il lettore -qualunque necessità abbia- possa riconoscere un ‘ebook ben fatto’ da uno improvvisato. La risposta è stata un assoluto silenzio (e più o meno poi ci conosciamo, non facciamo finta di niente). Se questo silenzio mi pesa e mi scoccia personalmente per il mio lavoro, mi pesa e mi scoccia ancor di più intuendo che sia la risposta rivolta a qualsiasi editore che si approcci con curiosità a questo progetto (magari perché in fin dei conti qualcosa ne sa anche lui? O magari perché non è stato indirizzato dalle ‘persone giuste’? Il dubbio rimane).

Gli ebook inseriti nel carrello sulla vetrina LIA possono essere acquistati su una delle librerie partner. Selezionando Acquista il carrello creato sulla vetrina LIA viene inviato alla libreria da te preselezionata, sulla quale potrai effettuare la transazione economica. Per completare la procedura di acquisto è necessario: 1.Essere registrati o aver effettuato il login sul sito vetrina LIA (per approfondire leggi Creare il profilo sulla vetrina LIA) 2.Selezionare la libreria su cui acquistare gli ebook inseriti nel carrello 3.Fare click su Acquista. 4.N.B. Facendo click su Acquista abbandoni la vetrina LIA e accedi alla pagina della libreria prescelta. 5.Effettuare il log in o registrarsi sulla libreria online a cui è stato inviato il carrello. 6.Seguire le indicazioni fornite dalla libreria per effettuare il pagamento e scaricare l’ebook.

Bel particolare. Quindi in sostanza LIA è un modo per complicare l’acquisto di ebook. Mi viene voglia di scrivere a qualche parlamentare M5S per far fare loro una bella interrogazione, visto che il Progetto LIA è stato presentato in Parlamento, se non ho capito male, con la benedizione della presidente Boldrini. Semmai ci fossero ancora dubbi che l’obiettivo vero sono i 3 milioni di euro, e non certo dare 2500 libri ai ciechi. Per quale motivo, per prendermi almeno un diritto, contentino che non mi spetta, perché mai dovrei andare ad acquistare a 9-10 euro un libro che ha fatto incassare ai vincitori di questo progetto ben 1000 euro. 1000 euro per aver costruito un sito interfaccia che rimanda ai siti dove il libro vero si acquista. L’UICI se li va a cercare col lanternino tutti i progetti in cui andarsi a infognare.

e poi c’è un altro problema! infatti si legge: I prezzi indicati sulla vetrina LIA sono i prezzi di copertina presenti nel catalogo degli e-book in commercio e non tengono conto dei possibili sconti o promozioni che le singolo librerie online possono applicare. Pertanto è possibile che si verifichino delle variazioni tra il totale indicato sulla vetrina LIA e quello riportato dalla libreria su cui l’utente conclude l’acquisto.

solo una cosa Livio. potresti aggiungere che i carrelli degli store esterni non sono per forza accessibili. nel senso che se l’utente effettua l’acquisto in un sito, poi deve anche essere in grado di continuare l’operazione con un’interfaccia utente completamente diversa e dove, per il momento, non è che l’accessibilità sia proprio in primo piano… io parlo da non vedente che usa NVDA, si fa tutto per carità, però è complesso. se poi aggiungiamo che una volta effettuato un acquisto, gli elementi rimangono nel carrello, sì, hai capito bene, la prova l’ha fatta Elena Brescacin, tu compri il libro, ma poi quando ritorni su lia, devi ricordarti di cancellarli dal carrello, altrimenti rischi di ricomprarli!

È necessario aggiungere qualche commento? Altro che bollino LIA… Fosse un normale sito, vabbè, siamo in Italia. Purtroppo non è stupefacente che i progetti realizzati con finanziamenti pubblici facciano questa fine. Ma questo in particolare risulta particolarmente odioso perché è realizzato con un finanziamento destinato alla disabilità, in nome di ciechi e ipovedenti.

 

LIA, Libri Italiani Accessibili

spavento arriva LIA libri digitali accessibili
LIA (Libri Italiani Accessibili), ha aperto le sue vetrine. Dice la presentazione: “la vetrina di ebook accessibili pensati per le persone non vedenti e ipovedenti”. Prosegue la presentazione: “Su LIA puoi sfogliare l’intero catalogo degli ebook accessibili oppure fare una ricerca per genere, autore, titolo. Una volta selezionati i titoli di tuo interesse, puoi scegliere su quale delle librerie partner di LIA perfezionare l’acquisto. Per ciascun ebook puoi conoscere le caratteristiche di accessibilità facendo click sul bollino LIA che si trova nella scheda libro”.

Già iniziamo male, LIA propone soltanto libri in formato epub (quindi non si può parlare di ebook in generale bensì di ebook in epub, uno dei vari formati possibili e disponibili per realizzare libri elettronici. Niente PDF, mobi, iBook o ODF. Semplicemente questi formati non esistono. Non è un dettaglio da poco, perché questo formato sembrerebbe rappresentare soltanto il 25% del mercato degli ebook) e ipotetici libri dedicati a “non vedenti e ipovedenti” non possono essere definiti accessibili, un libro accessibile è per tutti. Quando si parla di categorie precise, si tratta di editoria speciale, non di editoria accessibile. Ma proseguiamo.

È una storia iniziata tanto tempo fa, nata da un decreto firmato dall’allora Ministro Rutelli nel 2008, che stanziava 2.750.000 euro destinati a:

  • investimenti finalizzati alla trasformazione dei prodotti esistenti in formati idonei alla fruizione da parte degli ipovedenti e non vedenti;
  • investimenti finalizzati alla creazione e riproduzione di prodotti editoriali nuovi e specificamente fruibili dai soggetti ipovedenti e non vedenti;
  • investimenti finalizzati alla catalogazione, conservazione e distribuzione dei prodotti trasformati e creati.

(D.M. 18 dicembre 2007: Art. 2, Investimenti ammissibili)

Su questo progetto se ne sono viste e sentite veramente tante, fa sorridere rileggere il lancio della notizia da Punto Informatico: Roma – La bomba è esplosa: è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del ministro ai Beni culturali Francesco Rutelli che potrà portare alla digitalizzazione di massa delle opere librarie, in un’operazione pensata per agevolare i disabili visivi, che si traduce nell’impiego delle nuove tecnologie per la diffusione della cultura. L’Italia è il primo paese al Mondo ad attivare un provvedimento di questo genere.

BUM. Sarà vero? Mah.

Ok, alla fine del percorso quello che è stato realizzato è questo “LIA – Libri Digitali Accessibili“. Ero particolarmente curioso di vedere di cosa si trattasse, perché leggendo gli innumerevoli comunicati stampa e dichiarazioni che si sono succedute negli anni non si capiva molto bene dove si sarebbe andati a parare, così come non aiutava consultare i documenti presenti sul sito di presentazione del progetto. A un certo punto è stato annunciato anche un “Bollino LIA”, che in base a fantomatiche certificazioni dovrebbe attestare l’accessibilità degli ebook proposti sul sito vetrina, come spiegato nella pagina dedicata agli obiettivi del progetto: “garantire che i titoli accessibili siano riconoscibili all’interno dei canali distributivi utilizzati per gli ebook attraverso l’assegnazione di un particolare bollino LIA;”.

Cosa sia e che cosa certifichi il bollino LIA (che ricordiamolo, non ha alcun valore legale o normativo) non è dato di saperlo, da chi venga assegnato e in base a quali criteri nemmeno. Si sa che nel progetto sono coinvolti l’Istituto Cavazza e l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, ma questo è tutto. Non sono riuscito a trovare alcuna informazione sui criteri di assegnazione di questo bollino che certifica l’accessibilità degli ebook presentati e quindi non è un dettaglio da poco: dovrebbe distinguere un “normale” ebook da uno creato utilizzando particolari tecniche ed attenzioni finalizzate alla fruizione del libro da parte di non vedenti e ipovedenti, l’unica particolarità che distingue questa vetrina da qualsiasi altro store di ebook online.

In effetti, l’eventuale acquisto sarà eseguito su uno degli store affiliati tramite il carrello di LIA. Bene, facciamo un giro sul sito vetrina, che da progetto dovrebbe “creare la vetrina online LIA, accessibile e integrata con le librerie online tradizionali per consentire ai non vedenti e agli ipovedenti di consultare in autonomia l’intero catalogo dei titoli accessibili e di acquistarli poi attraverso le librerie online collegate;”.

Inutile dirlo, ancora una volta il sito non solo non è a norma 04/2004, e presenta immediatamente delle gravi mancanze. Mi chiedo se davvero qualche ipovedente coinvolto nel progetto abbia testato il sito: alla risoluzione standard di 1024×768 già compare la barra di scorrimento orizzontale, il form di login va fuori schermo. Possibile? Sì, possibile.

Il layout genera la presenza della barra di scorrimento orizzontale a 1024x768.

Il layout genera la presenza della barra di scorrimento orizzontale a 1024×768.

A 800×600 la situazione si fa drammatica e il sito non è più utilizzabile.

A 800x600 il sito è inutilizzabile.

A 800×600 il sito è inutilizzabile. Osservate cosa è successo al menu principale e alle aree laterali.

Com’è possibile che nessuno se ne sia accorto? Francamente non ne ho idea, però mi preoccupa il fatto che chi ha verificato il sito (ma l’avranno verificato?) sia lo stesso che probabilmente verifica i libri e li certifica.

Non aiuta certo la presenza di una inutile pulsantiera per ingrandire e ridurre i caratteri (sfido chiunque a capire quale sia il pulsante su cui fare clic per tornare alla normale dimensione del carattere) e rendere in negativo la pagina. L’effetto a un semplice test “responsive” è esilarante (in realtà, è drammatico che qualcuno abbia messo online un sito così).

Il sito responsive e in modalità lettura facilitata. Occorre un commento?

Test responsive e in modalità lettura facilitata. Occorre un commento?

Dai, sarà una svista, vedrai che dentro è meglio. Ok, proseguiamo la visita. ormai ho capito che per poter usare il sito devo stare oltre i 1024×768 perché sennò si impatacca tutto (certo che è proprio strano, e come faranno tutti quelli che usano tablet e altre periferiche?), vediamo i libri.

Faccio clic sul link del primo libro in questo momento presente in primo piano, Il seggio vacante, per visualizzare la sua scheda. Ah ecco il bollino LIA, “Leggi le caratteristiche di accessibilità del libro”.

Certo che lo faccio. Ma che succede, non riesco a copiare il link? Vediamo il codice. Ah ecco, dei bei <div> annidati, con tanto di attributo title che ripete né più né meno il testo del link. Ma com’è possibile che un sito dedicato a un argomento così delicato ed importante, presentato alla Camera Dei Deputati in pompa magna, realizzato da un centro di eccellenza e blabla sia stato messo online con errori di accessibilità così marchiani ed evidenti? Eppure è lì da vedere. Ok, andiamo a vedere queste caratteristiche, magari almeno quelle… copio/incollo:

Caratteristiche di accessibilità

  • Contiene un indice dei contenuti che permette l’accesso diretto a tutti i capitoli del testo tramite link. I titoli sono identificati come tali per favorire la navigazione.
  • Il contenuto segue un ordine di lettura logico e corretto. I rimandi di nota sono linkati e consentono di accedere alle note e ai siti esterni, se presenti.
  • Immagini, grafici, tabelle (e tutti gli altri contenuti non testuali) hanno una descrizione alternativa breve.
  • Permette l’ingrandimento dei caratteri del testo e la modifica dei colori e dei contrasti per il testo e lo sfondo.
  • Questo eBook è stato certificato accessibile da LIA

Francamente mi sfugge quali siano le caratteristiche di accessibilità. Ci stanno dicendo che un qualsiasi epub validato è un epub che verrebbe “certificato accessibile” da LIA? Perché quelle presentate sono né più né meno le caratteristiche di un qualsiasi epub acquistabile in un qualsiasi store online. Inoltre, dubito fortemente che in questo testo siano presenti Immagini, grafici e tabelle. Mah. Vediamo un altro libro, magari sono stato sfortunato.

Clic su un altro. Orpo, le caratteristiche di accessibilità sono le stesse. Un altro? Uguale. Insomma, per LIA un ebook che contenga un indice, dove il testo segua la stessa sequenza del cartaceo e sia possibile ingrandire il testo e modificare i colori di testo e sfondo è un libro “certificato accessibile LIA”? Ma quelle sono caratteristiche intrinseche del formato epub, non c’è bisogno di certificazioni LIA per questo, basta validare il file.

Proviamo a fare un acquisto. Scelgo un libro, vengo inviato allo store esterno dove è disponibile (per ora sono possibili due sole scelte, mi immagino che diventeranno di più), faccio l’acquisto. Niente di speciale: una normale transazione su uno store online, non c’era certo bisogno di LIA (mi chiedo se sia legale che un sito come LIA mi mandi a fare degli acquisti su siti privati, non sono un avvocato ma chiederò lumi).

Inoltre, nelle schede dei libri di Ultima Books e Book Republic, i due store su cui è possibile effettuare gli acquisti, non compare alcun bollino LIA (perlomeno per questo libro, non so per altri ma immagino sia la stessa cosa).

Però mi viene in mente che ne volevo comprare anche un altro. Torno su LIA, ne scelgo un altro, procedo all’acquisto e mannaggia, il carrello non si è svuotato dall’acquisto precedente e così ora ho due copie dello stesso libro. Incredibile ma vero. Avete provato a usare quel carrello con uno screen reader? Uhm, penso di no. Sembra proprio che il sito non sia stato affatto verificato, addirittura il testo sotto al pulsante Acquista non è leggibile, va fuori dallo schermo.

Inspiegabilmente il testo sotto al pulsante Acquista non è leggibile.

Inspiegabilmente il testo sotto al pulsante Acquista non è leggibile.

Ma no dai, non è possibile. Per ora passo e chiudo, ne riparleremo. Alcuni amici non vedenti e ipovedenti stanno facendo un vero test sul sito, prossimamente su questi schermi. Per chi si occupa un po’ di Web, è evidente che si tratta di un sito realizzato in maniera come dire, grossolana e non certo definibile come accessibile (trattandosi di un sito realizzato con finanziamento pubblico, è soggetto alla 04/2004).

Se questa è la vetrina, figuriamoci il resto. La cosa che fa maggiormente arrabbiare, perlomeno a me, è lo stridente contrasto che risulta fra la pagina celebrativa “Dicono di noi” sul sito del progetto e gli scadenti risultati resi pubblici a oggi. Quelli presentati per il sito sono difetti facilmente riscontrabili e facili da correggere. Ce ne sono anche altri, ne parleremo in seguito, ma lascia molti dubbi l’intera infrastruttura di cui è difficile comprendere contorni ed obiettivi.

Tante chiacchiere, pochissimi fatti. Già sentito, vero?

 

Testo nascosto e screen reader nel 2013

omino in incognitoNascondere del testo sul monitor in accessibilità è una tecnica spesso usata soprattutto per migliorare l’esperienza di navigazione di un utente che utilizza uno screen reader: così facendo, è possibile aggiungere alla pagina informazioni che se visualizzate potrebbero apparire superflue o nocive per il design, ma che invece sono fondamentali per chi utilizza uno screen reader. Per esempio, per migliorare e completare la struttura dei titoli che delineano i contenuti delle pagine, o per gli skip link e tante altre situazioni, come etichettare elementi dei form o fornire istruzioni speciali dove l’interazione potrebbe confondere un utente che utilizza tecnologie assistive.

Per anni, allo scopo di ottenere questo risultato è stata utilizzata una tecnica ben documentata in CSS in Action: Invisible Content Just for Screen Reader Users su WebAIM, che prevede di nascondere il testo posizionandolo in modo assoluto fuori dallo schermo (e sue variazioni).

Però, a oggi questa tecnica presenta molti inconvenienti: il layout si può deformare se l’elemento così nascosto riceve il focus da tastiera (tipicamente, quando un utente naviga utilizzando il tasto Tab), il rientro negativo del testo non funziona quando la direzione di lettura è da destra a sinistra, Apple VoiceOver non legge gli elementi XHTML se questi hanno un’altezza pari a 0, Safari con VoiceOver su SnowLeopard legge i titoli nascosti come semplice testo.

Per risolvere questi malfunzionamenti, è stata elaborata una nuova tecnica basata sulla proprietà clip di CSS 2.1. clip consente di consente di specificare le dimensioni di un elemento posizionato in modo assoluto utilizzando i valori in alto, a destra, in basso, e a sinistra creando un box per il contenuto. Impostando tutti i valori a 0 pixel, il contenuto diventa invisibile.

In teoria sembrerebbe semplice, ma come al solito le incompatibilità fra browser ci mettono lo zampino:

  • Bisogna prevedere una sintassi diversa per IE6 e IE7, vedi linea con il commento.
  • Bisogna correggere un bug in WebKit e Opera che provoca l’overflow del contenuto “ritagliato”; sistemato con overflow: hidden.
  • Bisogna impostare l’altezza di 1 pixel per garantire che VoiceOver legga il contenuto.
  • Come ulteriore precauzione, gli attributi padding e border sono impostati a 0, al fine di evitare eventuali problemi relativi ai bordi del box di ritaglio.

Alla fine della fiera, il codice del CSS diventa così (al posto di hidden ovviamente utilizzate il nome della classe che avete creato nel vostro CSS):

.hidden {
position: absolute !important;
clip: rect(1px 1px 1px 1px); /* IE6, IE7 */
clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);
padding: 0 !important;
border: 0 !important;
height: 1px !important;
width: 1px !important;
overflow: hidden;
}

Formati aperti: ma il .doc è davvero un formato chiuso?

Qualche giorno fa per ragioni diverse mi è capitato di consultare la pagina relativa ai Formati Aperti sul sito DigitPA.

Che cos’é il formato aperto

Il formato dei dati digitali si definisce “aperto” quando ne viene resa pubblica, mediante esaustiva documentazione, la sintassi, la semantica, il contesto operativo e le modalità di utilizzo. Tali informazioni, unitamente ad una guida all’uso del formato, orientata alla lettura da parte dell’utilizzatore, devono essere presenti in uno o più documenti rilasciati dall’ente proponente lo standard.

I formati aperti fanno parte, insieme al software open source, dell’insieme degli standard aperti.

Ok. Allegata una tabella contenente l’elenco dei formati aperti, come prevedibile.

Per i formati da “ufficio” (documentali), ci sono PDF e Open Document Format for Office Applications. Il diffusissimo formato doc non è contemplato, così come docx e altri formati XML di Microsoft, probabilmente perché ritenuti “formati chiusi“, o proprietari.

Non so se questo sia corretto: fin dal 2006 Microsoft permette l’uso libero dei suoi formati sotto licenza Microsoft Open Specification Promise.  La OSP permette l’utilizzo libero di diversi formati Microsoft a chiunque

Microsoft irrevocably promises not to assert any Microsoft Necessary Claims against you for making, using, selling, offering for sale, importing or distributing any implementation to the extent it conforms to a Covered Specification (“Covered Implementation”), subject to the following.

Non capisco bene. Nella pagina di Wikipedia dedicata all’argomento si leggono diverse citazioni del tipo:

“I’m pleased that this OSP is compatible with free and open source licenses.”

“Red Hat believes that the text of the OSP gives sufficient flexibility to implement the listed specifications in software licensed under free and open source licenses.”

Magari le specifiche sono segrete? No, sono disponibili a chiunque. Office Open XML è uno standard? Sì, è standard ISO. Sono un po’ confuso…

PDF accessibili da Word: axesPDF

AxesPDF è un altro di quegli attrezzi senz’altro da avere se desiderate creare file PDF accessibili direttamente da Word 2007/2010.
La beta 3 è disponibile gratuitamente. Attenzione: si tratta di una beta, ed alcune stringhe dei comandi o l’help non sono ancora stati tradotti, così come le etichette di alcune icone. Però è uno strumento così promettente che non posso non presentarlo anche se ancora in fase di sviluppo.

Si tratta di un plugin per Word. Dopo l’installazione, troverete una nuova scheda axesPDF nella barra di accesso rapido. La scheda contiene alcuni pulsanti, che permettono di configurare le opzioni di conversione e creare il PDF.

Bè, che dire, provate, è davvero semplice da usare. La scheda Structure permette di definire nel dettaglio la mappatura degli elementi di tabelle, note, note a piè di pagina, paragrafi e titoli, didascalie.

Le impostazioni di Initial View sono per default già configurate correttamente, ed oltre alle consuete opzioni sono presenti anche due ulteriori controlli per determinare una eventuale pagina speciale dove il file si debba aprire e un fattore di ingrandimento.

Insomma, sono ansioso di vedere la versione commerciale: significherebbe davvero PDF accessibili con un clic, senza interventi a posteriori ed elaborate conversioni.

Le opzioni della scheda Structure di axesPDF.

Le opzioni della scheda Structure di axesPDF.

I libri di testo elettronici sono nocivi alla salute

“Senza contare che la memorizzazione e la comprensione sono meno sollecitati dai supporti elettronici”. Aggiungerei “se ne leggete troppi diventerete ciechi” ed ecco fatto.

Non lo dico io eh, lo afferma “La Filiera Del Libro”, ovvero Associazione italiana editori (AIE), la Federazione della Filiera della Carta e della Grafica, l’Associazione librai italiani (ALI), l’Associazione nazionale agenti rappresentanti e promotori editoriali (ANARPE) in una dichiarazione congiunta rilasciata ieri. Sono proprio incazzatissimi contro Profumo e il Decreto Ministeriale n.209 del 26 marzo 2013 – libri digitali.

Condivido pienamente quanto risposto dall’Editore Mario Guaraldi ad AIE & Co, quindi copio/incollo il testo di Guaraldi.

Con preghiera di diffusione

L’Associazione italiana editori (AIE) e tutta la filiera del libro, schiuma alla bocca, riafferma sua totale contrarietà al decreto ministeriale dedicato alle scelte dei libri scolastici: i toni sono apocalittici e le colorazioni xenofobe, da ventennio fascista.
Secondo AIE/ALI, infatti, il decreto solleciterebbe le scuole e le famiglie ad acquistare “prodotti di aziende straniere, non europee, a danno di imprese italiane, mettendo così in difficoltà le aziende e gli occupati dell’intera filiera del libro e della carta”, senza considerare che “l’impatto sempre più pervasivo degli strumenti elettronici sui ragazzi ” potrebbe essere nocivo per la loro salute!
Mi vergogno profondamente di far parte di questa razza di farisei xenofobi che ha fatto pagare alle famiglie italiane ogni anno milioni di euro imposti in nome di quella stessa “autonomia didattica” che oggi viene invocata in difesa dei propri lesi interessi di categoria!
Chiedo pubblicamente scusa ai nostri figli di averli ridotti a fanalini di coda della cultura mondiale dell’innovazione anche a causa di questa arcaica concezione didattica asservita ai soli interessi corporativi.
Mi dissocio da questa per fortuna esigua categoria editoriale, erede fino in fondo di quella cultura fascista che l’ha asservita alla trasmissione dei valori dell’ideologia dominante, “canalizzata” in maniera coatta nel mondo della scuola.

Mario Guaraldi

Io, da parte mia, sono proprio contento di leggere nell’Allegato 1 una frase finalmente chiara:

“il libro di testo in versione digitale deve tenere conto delle vigenti normative sull’accessibilità”.

E ciao.

Navigare il Web con lo screen reader: Giuseppe, i suoi esperimenti e la fondamentale importanza dei titoli

Giuseppe Di Grande è lo sviluppatore dell’eccellente software Biblos, un word processor che permette di creare stampe Braille e grafici tattili a partire da documenti scritti in un ambiente di authoring del tutto simile a quello di Word.

Giuseppe è un non vedente, esperto di computer e informatica. Trovo quindi molto significativi i suoi interventi in video dedicati ad illustrare le difficoltà che un non vedente incontra navigando il Web: è un’esperienza formativa per chi intende comprendere seriamente che cosa sia l’accessibilità, poiché Giuseppe illustra con chiarezza le operazioni che esegue e le difficoltà incontrate.

La sua playlist è disponibile su Youtube, ed è composta da diversi video dedicati all’uso del suo software, Biblos, e all’illustrazione delle sue esperienze di navigazione su importanti siti italiani.

Recentemente Giuseppe ha visitato i siti di due quotidiani, Il Fatto Quotidiano e La Repubblica. Per me, come studioso dell’accessibilità, si tratta di materiale molto interessante, poiché Giuseppe non è un tecnico del Web, e non esamina i siti secondo un’ottica da “accessibilista” o per una verifica di accessibilità. Semplicemente documenta la sua esperienza, fornendo dove possibile consigli per gli sviluppatori.

Su questo blog si è parlato molte volte dell’importanza degli elementi <hn> di XHTML e di come sia di fondamentale importanza utilizzarli correttamente. I video di Giuseppe mostrano chiaramente perché, e perché sia altrettanto importante il rispetto di quella “grammatica formale” tante volte richiamata dalla normativa e dalle specifiche riguardanti l’accessibilità.

Per esempio osserviamo il sito de Il Fatto Quotidiano (ma la stessa cosa vale per Repubblica): Giuseppe utilizza il tasto speciale H del suo screen reader per navigare la pagina desumendone la struttura dai titoli presenti. La struttura non sembra corrispondere a un ordine logico, bensì presentazionale: i titoli di livello due vengono utilizzati per titolare articoli riguardanti notizie di rango inferiore alla notizia principale, che possiede il tag <h1>.

Giuseppe e Il Fatto Quotidiano

Però, secondo la grammatica formale utilizzata, <h2> non è una notizia di rango inferiore, il tag dovrebbe delineare un sottotitolo all’interno dell’articolo iniziato con <h1>.

Cosa significa in pratica? Per capirlo chiaramente utilizziamo un add-on per Firefox,  Heading Maps. Ora osserviamo il sito del Fatto Quotidiano con questo add-on attivo.

Heading Maps crea una mappa attiva e navigabile degli elementi <hn> presenti nella pagina, e simula perfettamente quello che Giuseppe fa nei video utilizzando il tasto H dello screen reader.

Come è facilmente visibile nell’immagine successiva, non è affatto vero che la notizia marcata con <h2> “Csm, 35 milioni di costi e il bilancio è inaccessibile” (sic) sia un sottotitolo all’interno di “Governo, M5S: non diamo liste di nomi” marcata con <h1>.

Sito de il Fatto Quotidiano (03/04/2013). Elementi h annidati.

Così come la notizia marcata con <h3> “Alla Bufalotta tra lamiere e teche” non è per niente un sottotitolo interno a “Il Fatto Quotidiano TV“, marcato con <h2>.

Il Fatto Quotidiano. Elementi h annidati.

Il Fatto Quotidiano. Elementi h annidati.

Ovviamente, il mancato rispetto della semantica di quegli elementi rende la navigazione di Giuseppe più confusa ed imprecisa. Con poco lavoro di riorganizzazione della struttura della pagina la navigazione potrebbe essere chiara e semplice anche per un non vedente, che mi sembra una bella cosa.