LIA, l'accessibilità e Il Tropico del Libro

LIA? Ancora? Sì, almeno una volta. In questo caso per rispondere a Sergio Calderale, del Tropico del Libro, che animato da insana passione ha prodotto una trilogia di post sulla storia di questo progetto. Non capisco bene quale spinta lo abbia condotto a questo sforzo, ma il lavoro prodotto è dettagliato ed interessante. Inoltre, vengo chiamato in causa più volte, lo spazio dei commenti di un blog è quello che è e quindi scrivo le mie note qui.

La lunga storia viene, come si diceva, divisa in tre parti: una cronistoria, una raccolta di opinioni, un’intervista a AIE nella persona di Piero Attanasio.

I post non sono stati scritti da esperti di accessibilità, apprezzo quindi lo sforzo di comprensione e divulgazione su un argomento così fumoso come LIA, ma ho qualche dubbio sull’impostazione generale delle considerazioni prodotte.

Il primo dubbio, che purtroppo pervade tutti i post, è che non sia chiara una questione fondamentale, ovvero cosa sia l’accessibilità. Ovviamente, per parlarne quanto meno bisognerebbe condividerne la definizione. Nei post, si fa un curioso confronto fra definizione di accessibilità “Legge Stanca” e una frase estrapolata da una guida prodotta da un gruppo di lavoro triennale sponsorizzato dal WIPO (World Intellectual Property Organization), di cui lo staff di LIA ha curato una traduzione in italiano (è davvero disponibile solo in .docx, non ho sbagliato il link) e che fa parte del progetto “Enabling Technologies Framework Guidelines“.

Perché curioso confronto? Intanto la definizione “Stanca” è scritta da un ufficio legale, e ovviamente a prima vista può apparire “un po’ strana” nella sua stesura, ma è una legge. La seconda invece non rappresenta in alcun modo uno standard o un riferimento normativo, tant’è che la frase citata in originale inizia con “In generale”. In generale si potrebbe dire che… le due definizioni appartengono a mondi diversi, una è normativa, l’altra è semplicemente colloquiale ed esprime l’opinione di chi ha scritto quella guida e correttamente si riferisce a un contesto “in generale”. È quindi una decisa forzatura utilizzare come giustificazione di un presunto “prima e dopo” due frasi di natura completamente diversa come se fossero fra loro contrapposte ma che alla fine dicono esattamente la stessa cosa: un documento elettronico si può definire accessibile quando è fruibile da chiunque, punto.

Purtroppo il presumere una “più attuale definizione di accessibilità” da parte dell’autore mina il filo dei ragionamenti esposti, che alla fine diventano ancora meno trasparenti di quello che erano in partenza grazie anche alle parole di Attanasio. Ma andiamo con ordine.

Parte uno: storia. Per quello che mi riguarda, visto che vengo descritto direttamente come “condito dal malumore di chi ha perso la gara” e di conseguenza autore di un “articolo polemico“, vorrei sapere dove il mio post citato sia polemico o scritto con malumore. Esprime una grossa delusione, certo. Se il progetto fosse stato realizzato da noi certamente non avrebbe la forma di LIA. Scrivo (copio/incollo) “Sono contento che io e un mio amico siamo riusciti a competere con il nostro progetto fino all’ultimo con colossi come AIE e UICI“. Ed è vero, ne sono stato contento ed orgoglioso. Questo sarebbe essere di malumore e polemico?

Parte due: le opinioni. Il post parte subito con una grossa cantonata, rendendo esplicita questa presunta maggiore attualità di una definizione che nemmeno lontanamente rappresenta qualcosa di autorevole o normativo. Ok, allora va bene tutto… ora scrivo io una definizione di accessibilità e decido che quello è il riferimento, e su questo costruisco una storia. Non è molto serio, vero?

Fra le opinioni, c’è anche quella di un “editore accessibile”, che non conosco. Però, sembra che anche l’editore accessibile abbia le idee un po’ confuse, poiché si legge (copio/incollo):  “Torniamo un attimo indietro, al termine “accessibilità”. Nato nel web, ha preso piede negli ultimi anni proprio nell’ambito dello sviluppo di siti internet: “accessibilità”, per capirci, è più vecchio di “usabilità” (altro termine andato di moda col crescere dello sviluppo web mobile, sebbene anche questo fosse più antico)”.

Eh? Voi avete capito cosa significa? L’usabilità è andata di moda con il web mobile? Boh. La accendiamo? Ne siete sicuri?

Prosegue l’editore accessibile: “I cosiddetti “standard per l’accessibilità” non sono altro che un insieme di accorgimenti tecnici, un “modo giusto di codificare”, per far sì che gli screen-reader, o la funzionalità text-to-speech di smartphone e tablet, siano in grado di funzionare correttamente”.

Ma no, ma per favore, ma avete idea di cosa sia veramente l’accessibilità? Insieme di accorgimenti tecnici per gli screen reader? Segue una inutile ed ennesima (credo che sul web ci siano milioni di documenti che parlano dell’attributo alt) spiegazione di cosa sia l’attributo alt del tag img. Compare qui per la prima volta una richiesta esplicita riguardo i requisiti di LIA: sembrerebbe che LIA richieda di inserire nell’attibuto alt dell’immagine di copertina nome dell’autore e titolo del libro. Io non so se questo è vero, ma se lo fosse siamo davvero alla frutta. Nella grammatica formale di riferimento, XHTML, l’attributo alt ha delle precise funzioni che non sono “personalizzabili” da parte di LIA (ricordo che LIA non ha alcun valore legale o di riferimento come ente di certificazione, il bollino LIA è una cosa che si sono inventati loro ripercorrendo forse le orme di quello che era Bobby tanto tempo fa. Ma era appunto tanto tempo fa, e c’erano delle specifiche di riferimento ben chiare).

Però, non sapendo se questo corrisponda al vero o meno, ne riparleremo quando qualcuno pubblicherà qualcosa di utilizzabile perché per ora, dopo anni e milioni di euro, non esiste uno straccio di documentazione su quali siano i requisiti tecnici richiesti da LIA per appiccicare l’ennesimo bollino. Basterà essere cuggino di qualcuno? Spero di no, ma come minimo un progetto del genere avrebbe dovuto rendere pubbliche le specifiche e sottoporle a discussione aperta, soprattutto se l’intento principale del progetto è “superare il concetto di accessibilità relativa a determinate categorie di fruitori dei contenuti editoriali, in questo caso le persone con disabilità visive, per approdare alla messa a punto di un flusso di lavoro, messo a regime dai singoli editori, finalizzato a immettere nei circuiti distributivi libri che siano semplicemente accessibili per tutti“. Notate la discreta contraddizione? Belle parole, ma se io volessi seguire le indicazioni di LIA e realizzare libri che siano accessibili per tutti (sic), come caspita posso fare se nessuno sa e dice quali siano i riferimenti?

Non si poteva, visto il grosso budget a disposizione, creare un altro sito (magari questo accessibile davvero, non come i due online attualmente) contenente tutti i riferimenti, esempi pratici, documentazione, spazi di discussione?

La stessa domanda se la sono posta due editori, che hanno chiesto a LIA lumi al proposito. Un editore dice “Per ora però, abbiamo provato a entrare in contatto con la segreteria del LIA ma non abbiamo avuto risposta. Riproveremo”. Ok, ritenta sarai più fortunato. L’altro editore dice: “Tuttavia, alcune perplessità permangono per la mancanza di chiare specifiche tecniche (ci sono state fornite solo vaghe linee guida circa il codice degli ebook)”.

Questa secondo me è la parte più debole di tutto il progetto: la mancanza di una reale documentazione tecnica, che superi la logica degli annunci mirabolanti da fiera e gli slogan, dando realmente agli editori degli strumenti di lavoro. Semplicemente, questi strumenti non esistono. Sul sito del progetto sono reperibili soltanto la traduzione citata in precedenza e il riferimento a un manuale (anzi, linee guida) intitolato “Ebook accessibili, best pratice di taggatura” (scritto da un autore sconosciuto nel campo dell’accessibilità – il refuso non è mio, si intitola proprio così) che però non è disponibile al pubblico.

Forse era troppo audace fare di questo manuale un epub con licenza Creative Commons da distribuire gratuitamente? No, eh?

Nel seguito uno degli intervistati mi chiama in ballo ma non ho capito cosa volesse dire, magari me lo spiegherà se ha voglia, sarò ben lieto di rispondergli.

Sulla parte terza, non entro nemmeno nel merito. Si tratta di belle speranze, aspettative, marketing. Ma di strumenti pratici, realmente alla portata degli editori ed in grado di produrre quel desiderato cambio di paradigma nel workflow editoriale integrando l’accessibilità fin dalla produzione dei documenti (sai che novità, quanti anni sono che se ne parla? Ci voleva LIA?) non ce n’è ombra. Il progetto a dicembre chiude, quindi è legittimo aspettarsi che strumenti per gli editori mai ce ne saranno, a meno di ulteriori nuovi finanziamenti (pubblici o privati non c’è problema, dice Attanasio. Scusi, ma mi viene da sorridere).

Dice Attanasio: “perché intendevamo dare come primo approccio forte questo messaggio che ciò che si trova è acquisibile in un click, in maniera immediata“. Qualcuno l’ha avvisato che i clic necessari sono molti di più e i problemi da affrontare per qualcuno possono essere anche insormontabili, e che uno dei punti più deboli della vetrina è proprio questo?

Il concetto che stiamo cercando di sviluppare è una soluzione a regime in cui qualsiasi disabile visivo possa accedere a qualsiasi ebook che venga prodotto, attraverso gli stessi canali che tutti utilizzano“. Non dovevano essere libri universali per tutti? Ora sono tornati ad essere libri per disabili visivi? Ma sembra proprio essere così. Dice ancora Attanasio: “Il motivo è proprio quello. Noi puntiamo all’epub 3 ma se i software ancora non lo leggono… Abbiamo fatto dei test con i device esistenti. Visto che l’obiettivo è che i disabili visivi leggano, in questo momento è ancora meglio questo formato“. Quindi l’obiettivo è che i disabili visivi leggano, ok, basta saperlo.

D’altra parte è coerente con quanto dichiarato sul sito: “Mettendo a frutto le potenzialità del digitale, LIA ha attuato un modello, basato sull’utilizzo di standard internazionali, che consente di spostare a monte la produzione di ebook accessibili e di integrarla nei normali flussi produttivi e distributivi editoriali al fine di offrire ai non vedenti e agli ipovedenti un numero sempre maggiore di titoli accessibili.

Per offrire un punto di accesso agli ebook accessibili, LIA ha creato una vetrina online navigabile in autonomia dai disabili visivi“.

Come dice Francesco Tranfaglia, che di libri se ne intende, “Vieni a LIA! Fai contento il tuo amico ciecato, compragli un bel libro col bollino per ciecati!”

Però, allora, non parlate di universalità, di accessibilità per tutti, oppure devo pensare che non sapete di cosa state parlando o che siete in malafede. O perlomeno mettetevi d’accordo fra voi…

Ci conforta che nel mondo delle disabilità la stragrande maggioranza la pensi come noi“. Ok, che dire, scusi ma mi scappa ancora da sorridere.

E così via, di contraddizione in contraddizione, tentando di spiegare cose che noi umani non possiamo capire.

Ciao LIA, scusami ma sei proprio noiosa, è estate… magari ne riparleremo in autunno, saluto fazzolettino sventolato, bye bye.

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Scuola: il digitale può attendere. No, ma, chi l'ha detto?

cose mirabolanti...

È veramente buffa questa cosa del Ministro dell’Istruzione in carica, Maria Chiara Carrozza, e delle dichiarazioni che avrebbe fatto in merito a un incontro avuto con gli editori la settimana scorsa a proposito della questione libri scolastici digitali.

Aveva iniziato Gabriele Toccafondi, Sottosegretario Ministero dell’Istruzione, con un tweet,

Gabriele Toccafondi@GToccafondi 17 Jul

Ho incontrato gli editori No a contrapposizioni ideologiche l’innovazione della scuola prosegue e sono disponibile a valutare ogni criticità”.

Vabbè, mi sembra una posizione comprensibile. Credo che sia piuttosto naif aspettarsi una posizione equilibrata e non ideologica dagli editori su questo argomento, ma chissà.

Poi compare un articolo sul blog di Repubblica, Stop ai libri digitali a scuola, dove Corrado Zunino riporta alcuni virgolettati attribuiti al ministro e agli editori. Da quello che scrive sembrerebbe essere stato presente alla riunione però non si sa, magari qualcuno gli ha riportato le notizie.

Sembra quel gioco dove ci si mette tutti in fila e ognuno dice nell’orecchio al proprio vicino una frase, che man mano si modifica strada facendo.

Ora in un post su L’Espresso, Il Ministro Carrozza, la didattica digitale e l’intramontabile fascino di lavagna e gessetto, una frase presa dal post originale e attribuita agli editori appare come dichiarazione del ministro, con tanto di firma, e su questo errore parte una tiritera di rimprovero al ministro poco coraggioso, e il ritardo dell’Italia, non ci sono più le mezze stagioni, e così via.

Intanto, da altre parti c’è chi chiede le dimissioni del Ministro Carrozza per una battaglia di civiltà.

Il ministro manda un tweet dicendo “Ma io non ho mai detto quelle cose”, e subito un altro post dice “Sì, l’ha detto ma poi ha smentito” (La scuola digitale può attendere?).

Boh, insomma, vabbè che è estate, ma un argomento così non varrebbe la pena di trattarlo un po’ meglio? Com’è che nessuno si accorge delle vere bufale contenute nel post iniziale? Gli editori avrebbero tonnellate di carta stampata nei magazzini e bisogna salvarli? Magazzini pieni di libri che usciranno, forse, fra anni? Opperò. E ovviamente, ribadiamo che leggere ebook fa male, non fatelo!

Gli editori, soddisfatti per i loro bilanci, commentano: «Avremmo dovuto macerare interi magazzini». E offrono queste spiegazioni alla loro posizione: «L’accelerazione sui libri digitali non poggiava su alcuna seria e documentata validazione di carattere pedagogico e culturale, così come non sono state valutate le possibili ricadute sulla salute di bambini e adolescenti esposti a un uso massiccio di apparecchiature tecnologiche».

Non è facile fare un libro

Bozza ad alta voce

Diceva ieri il Venerandi “non è facile fare un ebook“. Le analisi proposte nel post sono tutte condivisibili, è evidente che nelle soluzioni proposte dai vari attori del mercato per la realizzazione di libri elettronici c’è qualcosa che non va, che si tratti di mobi, di epub o altri formati più o meno esotici e ciascuno con richieste tecniche differenti. C’è chi inventa le proprie specifiche, chi prende quelle degli altri e le riadatta alle proprie necessità, chi ne inventa di nuove.

La mancanza di uniformità produce ovviamente gran confusione e grandi costi aggiuntivi, poiché è necessario produrre più versioni dello stesso documento per soddisfare ogni tecnologia. Ovviamente i vari formati e le periferiche utilizzabili per leggerli sono fra loro incompatibili, lo chiamano “mercato”.

Ha senso? Non molto, ovviamente. Il gran pasticcio deriva secondo me da un fatto molto semplice: si continua a chiamare libro quello che in realtà oggi è il sistema di distribuzione. La carta o i formati digitali non fanno altro che rendere distribuibili dei contenuti, non sono più “il libro”. Lo vuoi in formato elettronico? Pronto, eccoti il link da cui scaricare. Lo vuoi di carta? Certo, te lo stampo e te lo fornisco a casa, se vuoi.

Se questi contenuti venissero prodotti utilizzando correttamente gli strumenti che da anni i vari programmi per scrivere o impaginare rendono disponibili, non saremmo nemmeno qui a discuterne: i documenti sarebbero già dotati in partenza di tutto il necessario sia per la distribuzione elettronica, sia per quella su carta.

Il problema, o perlomeno uno dei problemi più importanti, nasce secondo me dalla procedura ancora oggi utilizzata per produrre i materiali: in linea di massima, si procede a “appicciconi”, a continui rattoppi e adattamenti, magari fatti da mani diverse che non sanno utilizzare correttamente un word processor.

Quello che avrebbe potuto essere un documento elettronico pronto per la distribuzione diventa una poltiglia ingestibile, che deve essere pazientemente ripulita e reimpaginata da qualcun altro. Alla fine poi ognuno riconvertirà al proprio formato di distribuzione quanto prodotto, convinto di avere in pugno il mercato. È soltanto un tentativo di controllo, baby.

Sarebbe tutto infinitamente più semplice se, per esempio, la produzione dei testi venisse effettuata utilizzando strumenti come PressBook. Un sistema di authoring e publishing gratuito, già organizzato e con quello tutto che serve per scrivere un libro, e che soprattutto permette di salvare il proprio lavoro in quei formati di markup che garantiscono interoperabilità, trasparenza, accessibilità, universalità, oltre che nei consueti PDF, epub, ecc… proprio quello che servirebbe.

È soltanto un esempio fra i molti che mi vengono in mente, e mi rendo conto che in questa maniera si andrebbe a perdere molto del divertimento che deriva dall’aggiustamento della poltiglia redazionale e si abbasserebbero troppo costi e tempi di produzione. E poi come si fa a giustificare quel prezzo di copertina?

Quello che comunque è evidente, oggi ancora di più, che il libro non è la carta o il pixel e la loro presunta lotta: il libro è il contenuto.

LIA, Libri Italiani Accessibili

spavento arriva LIA libri digitali accessibili
LIA (Libri Italiani Accessibili), ha aperto le sue vetrine. Dice la presentazione: “la vetrina di ebook accessibili pensati per le persone non vedenti e ipovedenti”. Prosegue la presentazione: “Su LIA puoi sfogliare l’intero catalogo degli ebook accessibili oppure fare una ricerca per genere, autore, titolo. Una volta selezionati i titoli di tuo interesse, puoi scegliere su quale delle librerie partner di LIA perfezionare l’acquisto. Per ciascun ebook puoi conoscere le caratteristiche di accessibilità facendo click sul bollino LIA che si trova nella scheda libro”.

Già iniziamo male, LIA propone soltanto libri in formato epub (quindi non si può parlare di ebook in generale bensì di ebook in epub, uno dei vari formati possibili e disponibili per realizzare libri elettronici. Niente PDF, mobi, iBook o ODF. Semplicemente questi formati non esistono. Non è un dettaglio da poco, perché questo formato sembrerebbe rappresentare soltanto il 25% del mercato degli ebook) e ipotetici libri dedicati a “non vedenti e ipovedenti” non possono essere definiti accessibili, un libro accessibile è per tutti. Quando si parla di categorie precise, si tratta di editoria speciale, non di editoria accessibile. Ma proseguiamo.

È una storia iniziata tanto tempo fa, nata da un decreto firmato dall’allora Ministro Rutelli nel 2008, che stanziava 2.750.000 euro destinati a:

  • investimenti finalizzati alla trasformazione dei prodotti esistenti in formati idonei alla fruizione da parte degli ipovedenti e non vedenti;
  • investimenti finalizzati alla creazione e riproduzione di prodotti editoriali nuovi e specificamente fruibili dai soggetti ipovedenti e non vedenti;
  • investimenti finalizzati alla catalogazione, conservazione e distribuzione dei prodotti trasformati e creati.

(D.M. 18 dicembre 2007: Art. 2, Investimenti ammissibili)

Su questo progetto se ne sono viste e sentite veramente tante, fa sorridere rileggere il lancio della notizia da Punto Informatico: Roma – La bomba è esplosa: è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del ministro ai Beni culturali Francesco Rutelli che potrà portare alla digitalizzazione di massa delle opere librarie, in un’operazione pensata per agevolare i disabili visivi, che si traduce nell’impiego delle nuove tecnologie per la diffusione della cultura. L’Italia è il primo paese al Mondo ad attivare un provvedimento di questo genere.

BUM. Sarà vero? Mah.

Ok, alla fine del percorso quello che è stato realizzato è questo “LIA – Libri Digitali Accessibili“. Ero particolarmente curioso di vedere di cosa si trattasse, perché leggendo gli innumerevoli comunicati stampa e dichiarazioni che si sono succedute negli anni non si capiva molto bene dove si sarebbe andati a parare, così come non aiutava consultare i documenti presenti sul sito di presentazione del progetto. A un certo punto è stato annunciato anche un “Bollino LIA”, che in base a fantomatiche certificazioni dovrebbe attestare l’accessibilità degli ebook proposti sul sito vetrina, come spiegato nella pagina dedicata agli obiettivi del progetto: “garantire che i titoli accessibili siano riconoscibili all’interno dei canali distributivi utilizzati per gli ebook attraverso l’assegnazione di un particolare bollino LIA;”.

Cosa sia e che cosa certifichi il bollino LIA (che ricordiamolo, non ha alcun valore legale o normativo) non è dato di saperlo, da chi venga assegnato e in base a quali criteri nemmeno. Si sa che nel progetto sono coinvolti l’Istituto Cavazza e l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, ma questo è tutto. Non sono riuscito a trovare alcuna informazione sui criteri di assegnazione di questo bollino che certifica l’accessibilità degli ebook presentati e quindi non è un dettaglio da poco: dovrebbe distinguere un “normale” ebook da uno creato utilizzando particolari tecniche ed attenzioni finalizzate alla fruizione del libro da parte di non vedenti e ipovedenti, l’unica particolarità che distingue questa vetrina da qualsiasi altro store di ebook online.

In effetti, l’eventuale acquisto sarà eseguito su uno degli store affiliati tramite il carrello di LIA. Bene, facciamo un giro sul sito vetrina, che da progetto dovrebbe “creare la vetrina online LIA, accessibile e integrata con le librerie online tradizionali per consentire ai non vedenti e agli ipovedenti di consultare in autonomia l’intero catalogo dei titoli accessibili e di acquistarli poi attraverso le librerie online collegate;”.

Inutile dirlo, ancora una volta il sito non solo non è a norma 04/2004, e presenta immediatamente delle gravi mancanze. Mi chiedo se davvero qualche ipovedente coinvolto nel progetto abbia testato il sito: alla risoluzione standard di 1024×768 già compare la barra di scorrimento orizzontale, il form di login va fuori schermo. Possibile? Sì, possibile.

Il layout genera la presenza della barra di scorrimento orizzontale a 1024x768.

Il layout genera la presenza della barra di scorrimento orizzontale a 1024×768.

A 800×600 la situazione si fa drammatica e il sito non è più utilizzabile.

A 800x600 il sito è inutilizzabile.

A 800×600 il sito è inutilizzabile. Osservate cosa è successo al menu principale e alle aree laterali.

Com’è possibile che nessuno se ne sia accorto? Francamente non ne ho idea, però mi preoccupa il fatto che chi ha verificato il sito (ma l’avranno verificato?) sia lo stesso che probabilmente verifica i libri e li certifica.

Non aiuta certo la presenza di una inutile pulsantiera per ingrandire e ridurre i caratteri (sfido chiunque a capire quale sia il pulsante su cui fare clic per tornare alla normale dimensione del carattere) e rendere in negativo la pagina. L’effetto a un semplice test “responsive” è esilarante (in realtà, è drammatico che qualcuno abbia messo online un sito così).

Il sito responsive e in modalità lettura facilitata. Occorre un commento?

Test responsive e in modalità lettura facilitata. Occorre un commento?

Dai, sarà una svista, vedrai che dentro è meglio. Ok, proseguiamo la visita. ormai ho capito che per poter usare il sito devo stare oltre i 1024×768 perché sennò si impatacca tutto (certo che è proprio strano, e come faranno tutti quelli che usano tablet e altre periferiche?), vediamo i libri.

Faccio clic sul link del primo libro in questo momento presente in primo piano, Il seggio vacante, per visualizzare la sua scheda. Ah ecco il bollino LIA, “Leggi le caratteristiche di accessibilità del libro”.

Certo che lo faccio. Ma che succede, non riesco a copiare il link? Vediamo il codice. Ah ecco, dei bei <div> annidati, con tanto di attributo title che ripete né più né meno il testo del link. Ma com’è possibile che un sito dedicato a un argomento così delicato ed importante, presentato alla Camera Dei Deputati in pompa magna, realizzato da un centro di eccellenza e blabla sia stato messo online con errori di accessibilità così marchiani ed evidenti? Eppure è lì da vedere. Ok, andiamo a vedere queste caratteristiche, magari almeno quelle… copio/incollo:

Caratteristiche di accessibilità

  • Contiene un indice dei contenuti che permette l’accesso diretto a tutti i capitoli del testo tramite link. I titoli sono identificati come tali per favorire la navigazione.
  • Il contenuto segue un ordine di lettura logico e corretto. I rimandi di nota sono linkati e consentono di accedere alle note e ai siti esterni, se presenti.
  • Immagini, grafici, tabelle (e tutti gli altri contenuti non testuali) hanno una descrizione alternativa breve.
  • Permette l’ingrandimento dei caratteri del testo e la modifica dei colori e dei contrasti per il testo e lo sfondo.
  • Questo eBook è stato certificato accessibile da LIA

Francamente mi sfugge quali siano le caratteristiche di accessibilità. Ci stanno dicendo che un qualsiasi epub validato è un epub che verrebbe “certificato accessibile” da LIA? Perché quelle presentate sono né più né meno le caratteristiche di un qualsiasi epub acquistabile in un qualsiasi store online. Inoltre, dubito fortemente che in questo testo siano presenti Immagini, grafici e tabelle. Mah. Vediamo un altro libro, magari sono stato sfortunato.

Clic su un altro. Orpo, le caratteristiche di accessibilità sono le stesse. Un altro? Uguale. Insomma, per LIA un ebook che contenga un indice, dove il testo segua la stessa sequenza del cartaceo e sia possibile ingrandire il testo e modificare i colori di testo e sfondo è un libro “certificato accessibile LIA”? Ma quelle sono caratteristiche intrinseche del formato epub, non c’è bisogno di certificazioni LIA per questo, basta validare il file.

Proviamo a fare un acquisto. Scelgo un libro, vengo inviato allo store esterno dove è disponibile (per ora sono possibili due sole scelte, mi immagino che diventeranno di più), faccio l’acquisto. Niente di speciale: una normale transazione su uno store online, non c’era certo bisogno di LIA (mi chiedo se sia legale che un sito come LIA mi mandi a fare degli acquisti su siti privati, non sono un avvocato ma chiederò lumi).

Inoltre, nelle schede dei libri di Ultima Books e Book Republic, i due store su cui è possibile effettuare gli acquisti, non compare alcun bollino LIA (perlomeno per questo libro, non so per altri ma immagino sia la stessa cosa).

Però mi viene in mente che ne volevo comprare anche un altro. Torno su LIA, ne scelgo un altro, procedo all’acquisto e mannaggia, il carrello non si è svuotato dall’acquisto precedente e così ora ho due copie dello stesso libro. Incredibile ma vero. Avete provato a usare quel carrello con uno screen reader? Uhm, penso di no. Sembra proprio che il sito non sia stato affatto verificato, addirittura il testo sotto al pulsante Acquista non è leggibile, va fuori dallo schermo.

Inspiegabilmente il testo sotto al pulsante Acquista non è leggibile.

Inspiegabilmente il testo sotto al pulsante Acquista non è leggibile.

Ma no dai, non è possibile. Per ora passo e chiudo, ne riparleremo. Alcuni amici non vedenti e ipovedenti stanno facendo un vero test sul sito, prossimamente su questi schermi. Per chi si occupa un po’ di Web, è evidente che si tratta di un sito realizzato in maniera come dire, grossolana e non certo definibile come accessibile (trattandosi di un sito realizzato con finanziamento pubblico, è soggetto alla 04/2004).

Se questa è la vetrina, figuriamoci il resto. La cosa che fa maggiormente arrabbiare, perlomeno a me, è lo stridente contrasto che risulta fra la pagina celebrativa “Dicono di noi” sul sito del progetto e gli scadenti risultati resi pubblici a oggi. Quelli presentati per il sito sono difetti facilmente riscontrabili e facili da correggere. Ce ne sono anche altri, ne parleremo in seguito, ma lascia molti dubbi l’intera infrastruttura di cui è difficile comprendere contorni ed obiettivi.

Tante chiacchiere, pochissimi fatti. Già sentito, vero?

 

I libri di testo elettronici sono nocivi alla salute

“Senza contare che la memorizzazione e la comprensione sono meno sollecitati dai supporti elettronici”. Aggiungerei “se ne leggete troppi diventerete ciechi” ed ecco fatto.

Non lo dico io eh, lo afferma “La Filiera Del Libro”, ovvero Associazione italiana editori (AIE), la Federazione della Filiera della Carta e della Grafica, l’Associazione librai italiani (ALI), l’Associazione nazionale agenti rappresentanti e promotori editoriali (ANARPE) in una dichiarazione congiunta rilasciata ieri. Sono proprio incazzatissimi contro Profumo e il Decreto Ministeriale n.209 del 26 marzo 2013 – libri digitali.

Condivido pienamente quanto risposto dall’Editore Mario Guaraldi ad AIE & Co, quindi copio/incollo il testo di Guaraldi.

Con preghiera di diffusione

L’Associazione italiana editori (AIE) e tutta la filiera del libro, schiuma alla bocca, riafferma sua totale contrarietà al decreto ministeriale dedicato alle scelte dei libri scolastici: i toni sono apocalittici e le colorazioni xenofobe, da ventennio fascista.
Secondo AIE/ALI, infatti, il decreto solleciterebbe le scuole e le famiglie ad acquistare “prodotti di aziende straniere, non europee, a danno di imprese italiane, mettendo così in difficoltà le aziende e gli occupati dell’intera filiera del libro e della carta”, senza considerare che “l’impatto sempre più pervasivo degli strumenti elettronici sui ragazzi ” potrebbe essere nocivo per la loro salute!
Mi vergogno profondamente di far parte di questa razza di farisei xenofobi che ha fatto pagare alle famiglie italiane ogni anno milioni di euro imposti in nome di quella stessa “autonomia didattica” che oggi viene invocata in difesa dei propri lesi interessi di categoria!
Chiedo pubblicamente scusa ai nostri figli di averli ridotti a fanalini di coda della cultura mondiale dell’innovazione anche a causa di questa arcaica concezione didattica asservita ai soli interessi corporativi.
Mi dissocio da questa per fortuna esigua categoria editoriale, erede fino in fondo di quella cultura fascista che l’ha asservita alla trasmissione dei valori dell’ideologia dominante, “canalizzata” in maniera coatta nel mondo della scuola.

Mario Guaraldi

Io, da parte mia, sono proprio contento di leggere nell’Allegato 1 una frase finalmente chiara:

“il libro di testo in versione digitale deve tenere conto delle vigenti normative sull’accessibilità”.

E ciao.

Audiolibri, epub3 e… accessibilità

un attore che legge un libro

Un audiolibro è un libro parlato, la riproduzione vocale di un’opera. In genere, si tratta di un libro classico o un romanzo di grande successo che viene letto da un attore e registrato in file .mp3 o altri formati audio, ma esistono anche audiolibri realizzati appositamente per questo scopo, che includono oltre ai file audio del parlato anche file musicali, scenografie sonore e quanto necessario per rappresentare, per esempio, un’opera teatrale.

Nel nostro caso, un audio e-book sarà composto da diversi file audio organizzati in una struttura e dotato di un sistema di navigazione che ne consenta la fruizione. Esistono degli standard tecnici che si occupano di fornire riferimenti su come realizzare questi audiolibri, il più conosciuto (almeno come acronimo) dei quali è probabilmente DAISY,  Digital Accessible Information System.

Qui iniziano i miei personali dubbi riguardo l’accessibilità: sul sito del Daisy Consortium spicca la scritta “Making Information Accessible for All“. Ma un audiolibro può essere davvero considerato accessibile per tutti? Molto brutalmente, che se ne fa un sordo di un audiolibro? Accessible for all? No. Inoltre, le periferiche hardware Daisy sono veramente costose, tanto da spingere il nostrano CILP (Centro Internazionale del Libro Parlato “A. Sernagiotto” – ONLUS) a sviluppare hardware dedicato a un prezzo decisamente più abbordabile. Sarà per questo, anche, che il consorzio DAISY non è che sia così simpatico?

Comunque, i tipi di Daisy hanno lavorato con gli sviluppatori di Epub 3 per creare la sezione dedicata al rendering audio TTS delle specifiche (attualmente non supportato da alcun reader)  e al meccanismo chiamato Media Overlays che permette di evidenziare in sincrono le parti del testo in lettura e il brano audio corrispondente enfatizzando questo risultato come se fosse la soluzione di tutti i mali.

Niente di nuovo, la stessa cosa si può ottenere da anni con altri strumenti, per esempio provate a leggere un brano con Balabolka, un programma TTS (text-to-speech) gratuito e davvero ben fatto.

Se aprite un epub con Balabolka ed avviate la lettura (in questo caso l’audio proviene dalla sintesi vocale installata, e non da un attore registrato mentre recita il testo), vedrete le parti del testo in lettura evidenziate mano a mano che la lettura procede.

Balabolka in azione: il testo in lettura appare evidenziato.

Balabolka in azione: il testo in lettura appare evidenziato.

Per ottenere lo stesso risultato (l’evidenziazione) ma correlando il testo a una voce recitante (quindi una base registrata, su cui non potete intervenire per quanto riguarda tono, velocità, tipo di voce), i media overlays di epub 3 prevedono l’utilizzo di SMIL (un markup del W3C) e di altre specifiche.

Qui mi sorge un altro grosso dubbio: SMIL (Synchronized Multimedia Integration Language) è un markup collaudato la cui versione più recente (3.0)  risale al 2008. Non riesco a capire che c’entra DAISY, se devo usare SMIL. Boh? Mi risponde indirettamente Matt Garrish nel suo Accessible EPUB 3, scaricabile gratuitamente da O’Reilly (il PDF non è accessibile, ma pazienza).

If you’re coming to this guide from accessibility circles, however, you’re probably wondering why this is considered new and exciting when it sounds an awful lot like the SMIL technology that has been at the core of the DAISY talking book specifications for more than a decade. And you’re right…sort of. Overlays are not new technology, but represent a new evolution of the DAISY standard, which EPUB 3 is a successor to. What is really exciting from an accessibility perspective is the chance to move this production back to the source to get high-quality audio and text synchronized ebooks directly from publishers.

Ma era così anche prima, nessuno ha mai impedito a un publisher di usare SMIL. Boh? Che c’è di eccitante? Mai sottotitolato un video? È la stessa cosa e l’hanno fatto in tanti ben prima che nascesse Epub 3.
Il libro utilizzato nell’esempio di Balabolka è un epub in versione 3, e per vederlo in azione al completo delle sue possibilità una delle pochissime opzioni disponibili (epub 3 non è che abbia avuto questo gran successo) è aprirlo in Google Chrome con Readium. Vediamo che succede.

In Readium il brano in lettura appare evidenziato in giallo.

In Readium il brano in lettura appare evidenziato in giallo.

Ascoltando la lettura, si noterà che al brano recitato in audio corrisponde una evidenziazione in giallo del testo in Readium. Come si ottiene questo? Tramite SMIL e markup.

Osservando la struttura del file epub in Sigil le cose (forse) appaiono più chiare.

In Sigil, è facile vedere il contenuto delle due cartelle Audio e Misc: tutti i file mp3 che costituiscono la libreria audio e i corrispondenti file SMIL che stabiliscono le correlazioni. Nel codice, ciascun brano viene delineato da un tag span.

Il contenuto del file epub in Sigil.

In Sigil, è facile vedere il contenuto delle due cartelle Audio e Misc: tutti i file mp3 che costituiscono la libreria audio e i corrispondenti file SMIL che stabiliscono le correlazioni. Nel codice, ciascun brano viene delineato da un tag span.

Si capisce che è un lavoro non da poco: con uno strumento di authoring bisogna selezionare ciascuna parte del testo che si intende evidenziare, associarvi le parti del brano audio con dei puntatori e aggiornare il file html con tutti gli span corrispondenti, ciascuno con una id diversa.
I file SMIL contengono informazioni di questo tipo:

<p class="chapterTitle"> <par id="p000001"><text src="p002.xhtml#f000001"/><audio clipBegin="0:00:00.000" clipEnd="0:00:02.879" src="../Audio/02_CantodiNatale_Strofa_1_A.mp3"/></par>

E nel corrispondente file html troveremo:

<h1><span id="'p000001">Strofa Prima</span></h1>

Quindi, due approcci completamente diversi: nel primo caso la lettura viene effettuata dalla sintesi vocale, nel secondo si tratta di un laborioso lavoro di sincronizzazione fra markup e file audio.

Ma, i dubbi che ho sono: nel caso Balabolka, il software di lettura è sicuramente accessibile a tutti, nel caso di Chrome/Readium no.

È un audio e-book in Epub 3 definibile come accessibile? A oggi no, o meglio lo è soltanto teoricamente: le specifiche del markup relative all’accessibilità non sono supportate da alcun reader Readium compreso (stiamo lavorando, dicono nelle FAQ. Ok, aspettiamo), e di conseguenza come verificare?  Forse è per questo che la sezione “Best Practice” delle EPUB 3 Accessibility Guidelines per ora appare “Coming Soon”. Dovrebbero esserci novità per febbraio 2013, ok, aspettiamo.

C’è qualcosa di innovativo nell’approccio di epub3? No, in generale per l’accessibilità Epub 3 si appoggia a tecnologie del W3C e le stesse cose si possono fare da anni, utilizzando tecniche standard con risultati anche più trasparenti e senza obbligare “il lettore” ad usare specifici browser ed estensioni non accessibili.

A chi giova ciò? Francamente, a parte discorsi di marketing, non lo capisco. Tempo fa ho chiesto informazioni sul forum di IDPF nella sezione relativa all’accessibilità, domandando esplicitamente che cosa intendessero con “epub accessibility“. Si sono un po’ arrabbiati, pensando che fosse una disfida fra PDF e EPUB – disfida di cui non mi interessava nulla, però onestamente ammettendo che:

You’re kind of presenting an impossible problem, though. Either EPUB stays in the past with XHTML 1.1 and doesn’t get the benefits that will come with native audio/video, mathml, aria support, etc. or, it moves forward and has to live with some instability.

The decision was made to move forward with the web, so that does leave us in a position where we have to talk about an ideal future. I certainly appreciate this fact, as there’s a line I find myself always treading between what you can say is possible versus what is possible right now.

Ok, aspettiamo… Per ora si vede molta confusione, spero che possa servire a rendere più chiare e trasparenti le cose il convegno “eBooks: Great Expectations for Web Standards” organizzato dal W3C in partnership con IDPF e BISG. Magari ce la facciamo a farcela.

Accessibilità nel Decreto Legge Crescita 2.0

Ok qualcosa è successo, l’ex decreto Digitalia ora D.L. Crescita 2.0 è stato approvato dal Consiglio dei Ministri. Ora, come tutti i Decreti Legge (che sono provvedimenti d’urgenza di carattere provvisorio), entro 60 giorni deve essere convertito in legge, o perderà qualsiasi efficacia.

Nell’ultimo testo conosciuto prima della pubblicazione in Gazzetta, presumibilmente lunedì 6/10/2012,  l’accessibilità era finita insieme agli Open Data, con una serie di modifiche alla 04/2004. Modifiche importanti, che ampliano l’azione della Legge Stanca.

Per esempio, l’azione della Stanca viene estesa “a tutti i soggetti che usufruiscono di contributi pubblici o agevolazioni per l’erogazione dei propri servizi tramite sistemi informativi o internet.”;

Vengono introdotte delle sanzioni, e in particolare il punto 6 assegna alla nascente agenzia ulteriore compito di vigilanza di tipo attivo: il cittadino segnala e se ci sono problemi, entro 90 gg. la PA deve sistemarli a pena sanzioni dirigenziali e valore della premialità.

5. Entro il 31 marzo di ogni anno, le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, pubblicano nel proprio sito web, gli obiettivi di accessibilità per l’anno corrente. La mancata pubblicazione è altresì rilevante ai fini della misurazione e valutazione della performance individuale dei dirigenti responsabili.
6. Gli interessati che rilevino inadempienze in ordine all’accessibilità dei servizi erogati dai soggetti di cui all’articolo 3, comma 1, della legge 9 gennaio 2004, n. 4, ne fanno formale segnalazione, anche in via telematica, all’Agenzia per l’Italia digitale. Qualora l’Agenzia ritenga la segnalazione fondata, richiede l’adeguamento dei servizi assegnando un termine non superiore a 90 giorni.
7. L’inosservanza delle disposizioni del presente articolo, ivi inclusa la mancata pubblicazione degli obiettivi di cui al comma 5:
a) è rilevante ai fini della misurazione e della valutazione della performance individuale dei dirigenti responsabili;
b) comporta responsabilità dirigenziale e disciplinare ai sensi degli articoli 21 e 55 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, e successive modificazioni, ferme restando le eventuali responsabilità penali e civili previste dalle disposizioni vigenti.

Spero vivamente che nel passaggio al Parlamento sia possibile includere anche l’Art. 27 della proposta Palmieri/Gentiloni, che chiedeva:

Art. 27.
(Accessibilità dei testi scolastici).

1. Dopo il comma 2 dell’articolo 5 della legge 9 gennaio 2004, n.4, è aggiunto il seguente:
«2-bis. Il materiale di cui al comma 2 del presente articolo, oltre che agli obblighi di cui all’articolo 3 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 3 maggio 2006, n.252, è sottoposto all’obbligo di deposito della versione digitale ai sensi del decreto del Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione 30 aprile 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.136 del 12 giugno 2008. Tale versione è resa disponibile per l’acquisto dagli editori ad un prezzo inferiore rispetto a quello della versione cartacea».

Sarebbe un passaggio decisivo, di quelli che possono cambiare in meglio la qualità della vita di tutti e specialmente di chi è in difficoltà. Una piccola frase per un enorme cambiamento.

Su Twitter gli Onorevoli Antonio Palmieri e Roberto Rao hanno già risposto positivamente alla chiamata di Roberto Scano. Speriamo bene, ma bisogna spingere un po’.

Il tagging di file PDF ed Epub in Indesign 6

Tempo fa su questo blog si parlava delle procedure di corretto tagging dei documenti allo scopo di ottenere PDF accessibili e delle procedure necessarie per determinare la corretta Mappa ruolo. Cose un po’ noiose e complesse, ma necessariamente da svolgere a mano in post-produzione.
Mi fa quindi molto piacere notare come nelle nuove versioni di Indesign (a partire dalla 5.5) sia stato aggiunto un nuovo pannello che permette di eseguire con semplicità le operazioni di mappatura necessarie direttamente all’interno del programma.
La finestra di dialogo Paragraph Style Option tramite la scheda Export Tagging permette di definire per ciascuno stile di paragrafo personalizzato il corrispondente tag Epub (e HTML) e/o PDF tramite un elenco a discesa.
Per Epub e HTML è inoltre possibile associare direttamente una classe CSS, così da automatizzare anche la presentazione a monitor del documento.
In questo modo sarà molto semplice ottenere file già correttamente strutturati, senza dover intervenire a posteriori, rispettando quella semantica degli elementi così importante per l’accessibilità e la corretta interpretazione dei documenti da parte di tutti i device.

La finestra di dialogo Paragraph Style Options di Indesign

Chi si ricorda del D.M. 18 dicembre 2007?

L’Italia sdogana per prima i libri accessibili
Firmato il decreto che porterà alla pubblicazione di migliaia di titoli ogni anno in file digitali, novità librarie finalmente accessibili a tutti. Punto Informatico ne parla con Paolo Pietrosanti, ispiratore del provvedimento

Titolava così Punto Informatico tanto tempo fa…
Poi tante discussioni, commissioni nominate e disfatte, bando del decreto sparito dal Web, una discutibile assegnazione dei tre milioni di euro a una specie di associazione fra AIE e UICI, un sacco di blatere e discussioni sull’argomento, interpretazioni varie del decreto, l’epilogo.
Il progetto LIA era il vincitore del concorso (perché più che un bando sembrava un concorso), e ci si chiedeva dove fossero finiti questi tremila libri digitali accessibili all’anno da produrre per tre anni a fronte di tre milioni di euro di finanziamento.
Oggi, nel contesto di Più libri più liberi, la fiera nazionale della piccola e media editoria, AIE rende noto un prodotto del progetto LIA, ovvero una “ricerca ad hoc” che prodigiosamente ha scoperto che non vedenti e ipovedenti quando possono leggono dei libri.
Ma le cose più sorprendenti si nascondono fra le pieghe: “il progetto LIA (Libri Italiani Accessibili), che punta a rendere disponibili a inizio 2013 tremila titoli di narrativa e saggistica, di cui 2mila di autori italiani, 500 di autori stranieri e 500 da realizzarsi ad hoc su richiesta dei potenziali utenti”
Ma come? da bando dovevano essere 3.000 libri all’anno per tre anni, da distribuire nelle principali librerie e sul Web, ora sono diventati 3.000 in totale e A RICHIESTA?
Altra chicca: UICI ha sempre sostenuto a spada tratta il Braille, come unica possibilità di emancipazione culturale dei non vedenti. Ora dichiara: “Il progetto del libro italiano accessibile (LIA) costituisce una tappa essenziale, dopo 190 anni dalla ideazione del metodo Braille, per l’accesso dei Ciechi e degli Ipovedenti alla lettura, poiché estende la cultura del libro accessibile dalla ristrettissima cerchia dell’editoria per disabili visivi alla generalità degli editori – ha commentato il segretario generale dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Orlando Paladino”.

E infatti Paladino non può rinunciare a chiosare “Mi piace qui ricordare che il metodo, ideato da Louis Braille, trasformato in informatico, è ancora oggi lo strumento più completo e versatile con cui i disabili visivi possono accedere all’editoria digitale”.

Qualcuno è in grado di spiegarmi come sia possibile accedere all’editoria digitale usando il Braille? Cos’è il “Braille trasformato in informatico”?

Italia. il paese che sdogana tutto e tutti. Che vergogna un’altra volta.